02/01/2017, 08.52
TURCHIA

Istanbul, caccia all’autore della strage di Capodanno: 39 morti e 69 feriti

Un uomo armato di Kalashnikov ha aperto il fuoco al night club Reina, sul Bosforo. Egli è poi riuscito a fuggire facendo perdere le proprie tracce. Al momento non vi sono rivendicazioni ufficiali, ma i sospetti si concentrano sullo Stato islamico. Il cordoglio e la preghiera di papa Francesco. Un 2016 di sangue in Turchia. 

 

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - Prosegue la caccia all’uomo armato di Kalashnikov che ha aperto il fuoco in un night club di Istanbul a Capodanno, uccidendo 39 persone e ferendone altre 69. L’assalitore, la cui identità resta ancora sconosciuta, ha sparato contro la folla presente alla discoteca Reina, un noto locale sul Bosforo, nella parte europea della città, per festeggiare il nuovo anno.

Al momento dell’assalto, all’interno del locale vi erano almeno 600 persone. Compiuta la strage, l’uomo è riuscito ad allontanarsi approfittando della confusione generale. 

Mentre continuano le ricerche dell’assalitore, si sono svolti i primi funerali delle vittime morte sotto i colpi di kalashnikov. Oltre la metà delle persone cadute nell’attacco, durato almeno sette minuti, sono di nazionalità straniera. Fra queste vi sono israeliani, russi, francesi, tunisini, libanesi, indiani, belgi, giordani e sauditi. Fra i primi a morire anche uno degli uomini addetti alla sicurezza, che si trovava sulla porta di ingresso del locale. 

Intanto proseguono le indagini per far luce sulla vicenda. Ad oggi non vi sono spiegazioni, né rivendicazioni ufficiali dietro l’attacco, sebbene i sospetti si concentrino attorno allo Stato islamico (SI). Il gruppo sarebbe responsabile di almeno altri due attentati avvenuti lo scorso anno in Turchia e la pista jihadista appare, ad oggi, quella più plausibile secondo gli inquirenti.

In un primo momento si era diffusa la notizia che l’attentatore fosse vestito da Babbo Natale; notizia poi smentita dal premier turco Binail Yldrim. Nello stesso quartiere, Besiktas, lo scorso 10 dicembre è avvenuto l’attacco allo stadio dell’omonima squadra di calcio, in cui sono morte 38 persone, altre 166 sono rimaste ferite. 

Commentando l’attentato al night club di capodanno il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha puntato il dito contro i gruppi estremisti che cercano “di creare disordine”. “Stanno cercando di… demoralizzare il nostro popolo - ha aggiunto il leader di Ankara - e di destabilizzare il nostro Paese”. 

Se non vi sono rivendicazioni ufficiali, sono giunte in queste ore note ufficiali dei movimenti curdi [in particolare il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), accusato in passato di violenze] che si dissociano dalle uccisioni. Il leader Pkk Murat Karayilan ha dichiarato che il movimento curdo “non prende mai di mira civili innocenti” nelle proprie battaglie. 

Fra i messaggi di cordoglio internazionale vi è quello di papa Francesco, che ieri all’Angelus ha espresso vicinanza e preghiera al popolo turco vittima dell’attacco. ““Purtroppo, la violenza ha colpito anche in questa notte di auguri e di speranza. Addolorato - ha aggiunto il pontefice - esprimo la mia vicinanza al popolo turco, prego per le numerose vittime e per i feriti e per tutta la nazione in lutto, e chiedo al Signore di sostenere tutti gli uomini di buona volontà che si rimboccano coraggiosamente le maniche per affrontare la piaga del terrorismo e questa macchia di sangue che avvolge il mondo con un’ombra di paura e di smarrimento”.

Lo scorso anno la Turchia ha registrato una serie di attacchi sanguinosi, iniziata il 17 febbraio con l’assalto a un convoglio militare ad Ankara. Il 13 marzo 37 persone sono morte in un attacco suicida perpetrato da miliziani curdi nella capitale. E ancora, il 28 giugno una attacco bomba - forse per mano dello Stato islamico - all’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul ha ucciso 41 persone. Il 20 agosto un attacco bomba ad una festa di matrimonio a Gaziantep, almeno 30 vittime. Infine, l’attacco dei miliziani curdi a un convoglio della polizia all’esterno dello stadio del Besiktas, a Istanbul, il 10 dicembre scorso, che ha causato 44 morti. 

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