26/01/2021, 14.14
INDONESIA
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Jakarta, superato il milione di contagi da Covid-19

di Ati Nurbaiti

Un indonesiano su tre che effettua il test risulta positivo. Ospedali al collasso. Il dramma delle famiglie dei malati. Dall’inizio della crisi sono morti 652 fra dottori e infermieri. Iniziata la vaccinazione di 1,3 milioni di operatori sanitari. Problemi nelle aree terremotate e alluvionate.

Jakarta (AsiaNews) – I casi di Covid-19 in Indonesia hanno superato oggi il milione. Dal 24 gennaio il tasso di positività nel Paese ha raggiunto il 33,2%: un indonesiano su tre che effettua il test risulta contagiato, molto al di sopra del limite di guardia del 5% fissato dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

I numeri, i più alti nel sud-est asiatico, non dicono tutta la verità sulla pandemia in Indonesia: la capacità di testare la popolazione e tracciare i contatti rimane infatti molto bassa. “Come è accaduto per me, la maggior parte delle persone che si sottopongono al test lo fanno in modo volontario”, ha spiegato il 22 gennaio Budi Gunadi Sadikin, ministro della Salute.

Ad oggi i casi di infezione sono 1.012.350; le persone ricoverate o in auto-isolamento sono 163mila, fra cui Doni Monardo, capo della task force nazionale contro il coronavirus. I morti sono più di 28mila; circa 820.500 i guariti. Secondo gli epidemiologi, le vittime potrebbero essere almeno tre volte quelle ufficiali. Quasi tutte le città e le reggenze hanno segnalato la mancanza di letti d'ospedale, unità di terapia intensiva, ventilatori, bombole d'ossigeno, centri d'isolamento e luoghi di sepoltura.

Il 19 gennaio una madre e il suo bambino di tre anni hanno trovato posto nell'ospedale Cipto Mangunkusumo della capitale. Ci sono riusciti solo dopo che i volontari hanno contattato 60 strutture sanitarie, ma senza avere accesso alla terapia intensiva. Diverse persone malate hanno riferito di essere state curate nei corridoi e nelle sale d’attesa degli ospedali.

“Le famiglie che hanno deciso di portare a casa i loro cari malati sono esauste sul piano fisico e mentale”, ha detto Irma Hidayana di LaporCovid-19, un gruppo civico che aiuta il personale medico a combattere la pandemia. Ieri durante una conferenza stampa online, ella ha spiegato che molte famiglie sono rimaste “traumatizzate” dai ripetuti rifiuti ricevuti dagli ospedali. Un certo numero di malati, soprattutto anziani, sono morti mentre i loro familiari li stavano spostando da una struttura a un’altra.

Le amministrazioni locali stanno aggiungendo il maggior numero possibile di centri di ricovero e di isolamento, ma il personale medico è in grave difficoltà. Dall’emergere della pandemia in marzo, 652 operatori sanitari sono morti, tra cui medici, infermieri, ostetriche e operatori di laboratorio. Secondo LaporCovid-19, il maggior numero di vittime si è registrato nelle strutture sanitarie comunitarie, quello di livello più basso.

Per la vaccinazione, le autorità stanno dando la priorità a circa 1,3 milioni di operatori sanitari. La campagna procede però con lentezza. Dopo le vacanze di fine anno, le infezioni hanno avuto un'impennata: in gennaio sono morti 103 tra medici e membri del personale sanitario.

In varie aree del Paese i volontari e gli operatori sanitari lottano per far rispettare i protocolli anti-Covid, come fra i sopravvissuti alle inondazioni nella province di Nord Sulawesi e Sud Kalimantan. Lo stesso discorso vale per i quasi 20mila residenti di Sulawesi occidentale che cercano riparo dopo i terremoti dei giorni scorsi, a causa dei quali sono morte 90 persone.

L’Agenzia sanitaria di Sulawesi occidentale ha riferito di una diffusa resistenza tra i rifugiati a sottoporsi al test per il coronavirus. Thamrin, uno dei quasi 700 sopravvissuti al sisma poi fuggiti a Makassar (capitale di Sulawesi meridionale), ha affermato in un video comparso sul sito web Fajar che i test aggraverebbero il “trauma” mentale dei sopravvissuti al terremoto.  Il sindaco di Makassar, Rudy Djamaluddin, ha dato il benvenuto a tutti i rifugiati e li ha incoraggiati a sottoporsi ai test gratuiti per contenere la pandemia. Le autorità locali si aspettano scosse di assestamento nelle prossime tre settimane; anche tutti i soccorritori e i volontari sono sottoposti ai test.

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