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  • » 13/12/2016, 08.45

    INDONESIA

    Jakarta, prima udienza del processo per blasfemia del governatore cristiano

    Mathias Hariyadi

    Alla Corte di Jakarta nord, Ahok ha respinto l’accusa di aver insultato l’islam durante un comizio. Migliaia i curiosi accorsi per l’evento. La difesa afferma che il governatore si era scagliato contro i politici musulmani che volevano ostacolare la sua rielezione a governatore, ma le sue parole sono state manipolate.

    Jakarta (AsiaNews) – Si è tenuta oggi la prima udienza del processo per blasfemia che vede coinvolto il governatore di Jakarta Basuki Tjahaja Purnama detto “Ahok”. Seduto alla Corte di Jakarta nord il politico, cristiano di etnia cinese, ha dovuto rispondere all’accusa di aver insultato il Corano e la fede islamica. Durante un comizio tenuto a settembre scorso egli avrebbe citato la 51ma sura di Al Maidah (quinto capitolo del Corano), che suggerisce ai musulmani di non votare un leader di altro credo, chiedendo ai fedeli islamici di non “usarla” in maniera sbagliata.

    Tra le lacrime, Ahok ha spiegato di non aver mai avuto intenzione si offendere l’islam e che le sue parole erano rivolte ai politici che manipolano il Corano per impedire a lui di essere rieletto come governatore alle elezioni di febbraio 2017.

    L’imputato ha chiesto che fosse proiettato un video che ritrae Abdurrahman “Gus Dur” Wahid (presidente dell’Indonesia dal 1999 al 2001) mentre commenta una distribuzione di volantini che invitano a non votare un politico non musulmano. La richiesta è stata respinta dai giudici e dall’accusa, perché “questo verrà fatto durante le prossime udienze, quando nuove prove forensi verranno alla luce”.

    All’udienza di oggi erano presenti migliaia di spettatori, curiosi di vedere il primo capitolo di un processo che ha risonanza in tutta la nazione. A partire da fine settembre, le parole del governatore hanno generato le proteste di movimenti islamici, moderati e radicali. Il 4 novembre quasi 100mila persone sono scese in piazza per chiedere la condanna di Ahok e il ritiro della sua ricandidatura a governatore. La manifestazione, sfociata in episodi di violenza, ha subito le infiltrazioni di agitatori politici con l’obiettivo di screditare il presidente Joko Widodo, alleato del governatore.

    La manifestazione ha generato la risposta dei movimenti moderati, che hanno marciato a Jakarta il 30 novembre difendendo i valori dell’Indonesia, la tolleranza e l’unità nella diversità.

    In seguito si è scoperto che Buni Yani, ex giornalista e professore di comunicazione alla London School di Central Jakarta, ha manipolato le parole pronunciate da Ahok nel comizio, rendendole offensive per l’islam e scatenando le proteste. Yani è stato arrestato e andrà a processo.

    Ahok è uno dei pochi leader politici indonesiani che lotta in prima fila per la libertà di coscienza. Lo scorso giugno si è opposto all’obbligo imposto alle studentesse di Jakarta di indossare il velo islamico. Nel luglio 2015 il governatore di Jakarta ha promosso una battaglia per i diritti civili della minoranza ahmadi, ritenuta eretica dalla maggioranza musulmana sunnita.

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