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  • » 26/02/2016, 11.01

    INDIA

    Kandhamal, inaugurato il primo sito internet sulle vittime dell’Orissa

    Santosh Digal

    Il sito è stato creato da un gruppo di attivisti, avvocati, intellettuali e artisti con lo scopo di essere “una fonte autentica di informazioni” sulle violenze del 2008 contro i cristiani. Il governo dell’Orissa ha nominato due commissioni di inchiesta, ma i risultati del loro lavoro non sono stati resi noti. Fino a gennaio 2016, presentate 3.232 denunce, ma solo 827 sono state registrate. Il tasso di assoluzione nei processi di omicidio è dell’88,6%.

    Bhubaneswar (AsiaNews) – Un gruppo di attivisti, esperti di diritto, avvocati, intellettuali, scrittori e artisti ha commissionato la creazione del primo sito internet dedicato ai pogrom contro i cristiani scatenati nel 2008 dai radicali indù nello Stato dell’Orissa. P. Ajaya Kumar Singh, tra i moderatori del nuovo sito, ha spiegato: “I promotori erano frustrati dal passo di lumaca del processo giudiziario, che ha visto molti assassini e piromani farla franca, mentre molti altri non sono stati arrestati”.

    Il nuovo sito internet – raggiungibile all’indirizzo www.kandhamal.net – è stato presentato il 24 febbraio. Secondo i suoi promotori, il sito “ha l’ambizione di essere un’autentica fonte di informazione, dati e documenti legali che possono essere usati dai gruppi di sostegno legale e dai ricercatori che lavorano con i sopravvissuti delle violenze”.

    L’obiettivo del sito è attirare l’attenzione sull’incapacità dei governi dell’Orissa e dell’amministrazione federale di assicurare giustizia e riabilitazione per le vittime del più feroce massacro contro la comunità cristiana dei tempi recenti in India.

    Il 23 agosto 2008 un gruppo maoista ha ucciso il leader indù Laxamananda Saraswati nel suo ashram, nel distretto di Kandhamal. Nonostante i guerriglieri abbiano ammesso subito la loro responsabilità, i radicali indù hanno scaricato la colpa sui cristiani, da tempo criticati dal guru per il loro impegno sociale con tribali e dalit (fuori casta) e accusati – insieme a vescovi, sacerdoti e suore – di fare proselitismo.

    Le violenze dei radicali indù del Vhp (Vishwa Hindu Parishad) si sono protratte per diverse settimane e hanno causato la morte di 101 cristiani; molte donne hanno subito violenze di gruppo, tra cui suor Meena Barwa; 8.500 case e 395 chiese sono state bruciate; oltre 56mila persone sono fuggite.

    P. Singh riporta che Naveen Pattnaik, chief minister dello Stato, ha nominato due commissioni d’inchiesta che hanno presentato i loro rapporti alla fine del 2015. I documenti non sono stati ancora resi pubblici. Le commissioni dei giudici Naidu e Panigahi, commenta in modo ironico il sacerdote, “hanno presentato le loro indagini quasi nelle stesso momento”.

    La comunità cristiana ha boicottato le commissioni per i pregiudizi che i due leader hanno dimostrato nel corso delle audizioni e per le presunte coercizioni delle vittime. John Dayal, noto attivista e leader cattolico, riferisce: “In realtà la coercizione delle vittime ha avuto un ruolo importante nella maggior parte dei casi criminali di omicidio e incendio doloso provati sia nei tribunali Fast Track (tribunali speciali), che in quelli distrettuali”.

    In base agli ultimi dati di gennaio 2016, sono state presentate 3.232 denunce; di queste, solo 827 sono state registrate e la polizia ha raccolto i dati degli imputati in 512 casi. Su 30 episodi confermati di omicidio, sono state emesse solo due condanne. Il tasso di condanna è 5,13%, mente quello di assoluzione è l’88,6%; il rimanente 6,25% è ancora latitante. Ad oggi, nessun accusato di omicidio o stupro si trova dietro le sbarre.

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