08/11/2011, 00.00
INDIA
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Kashmir: in pericolo la vita di un pastore falsamente accusato di conversioni forzate

di Nirmala Carvalho
Il Gran muftì ha convocato il rev. Khanna della Church of North India a un tribunale della Shari’a per spiegare presunte conversioni forzate di giovani musulmani. Le proteste del vescovo Samantaroy e del presidente del Global Council of Indian Christians, Sajan K George: una richiesta “non appropriata, è incostituzionale e anche umiliante per la Costituzione del nostro Paese”.
Srinagar (AsiaNews) – La polizia di Srinagar ha accolto una denuncia contro il rev. Chander Mani Khanna della Chiesa di tutti I santi , in cui si affermava che I missionari cristiani in Kashmir incoraggiano conversioni. Il rev. Khanna è stato convocato a una corte della Shari’a a Srinagar, dal Gran muftì della valle del Kashmir, Basheeruddin, per spiegare le presunte conversioni di giovani musulmani locali. In una lettera al pastore il Gran muftì lo ha avvisato che sarebbe stato ritenuto personalmente responsabile delle conseguenze, se non avesse voluto spiegare alla corte le sue attività. “Si temono problemi legali e di ordine pubblico su larga scala in tutto lo Stato se la deplorevole pratica di indurre giovani uomini e donne ad abiurare dalla loro fede diventa pubblica”, scrive il Gran muftì.

Il Gran muftì sostiene di essere in possesso di una videocassetta in cui si vede il rev. Khanna che esorta giovani musulmani a diventare cristiani. “Prenderò tutte le misure necessarie nel quadro dei poteri che mi concede la Shari’a. E’ un motivo di grave preoccupazione che i missionari cristiani siano attivi qui e diano vita a una campagna organizzata e integrata per convertire i giovani musulmani del Kashmir” ha dichiarato.

Parlando ad AsiaNews il vescovo Bishop Pradeep Kumar Samantaroy, capo della diocesi di Amritsar della Church of North India (Cni) ha dichiarato: “Ho controllato e tutte queste persone per più di un anno hanno frequentato la chiesa,e poi hanno espresso il desiderio di essere battezzate. I padri fondatori dell’India hanno garantito che ciascuno dei cittadini di questo Paese possa scegliere la sua religione, e questa è una garanzia costituzionale”.

Il vescovo, esprimendo timore per la sicurezza del rev. Khanna ha definito “fittizie e senza fondamento” le accuse di induzione alla conversione. “Sono accuse montate, e non abbiamo né i soldi né la possibilità di dare benefici materiali a quanti volessero convertirsi”. Il vescovo inoltre ha sottolineato che i “convertiti” arrestati hanno negato categoricamente le accuse mosse contro di loro dai gruppi islamici. “Le nostre scuole e i nostri ospedali hanno servito la gente della Valle per oltre cento anni e se la conversione fosse stato il nostro scopo e obiettivo, come potrebbe la popolazione cristiana del Kashmir essere così piccola? E se qualcuno volesse diventare musulmano, ci sarebbe tutto questo fracasso? Allora, perché viene sollevato questo problema?”, ha chiesto il vescovo.

La polizia sostiene di aver chiesto al rev. Khanna di non muoversi da casa per la sua sicurezza. Ma il vescovo P.K.Samantaroy ha dichiarato ad AsiaNews: “Sì, ci sono preoccupazioni per la sicurezza del rev. Khanna, e dal momento che gli è stato chiesto di non muoversi da casa, ma non c’è nessuna comunicazione ufficiale, è praticamente agli arresti domiciliari e questo è illegale, dal momento che è dovere dello Stato provvedere alla sua incolumità”.

Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic) ha chiesto con urgenza al Chief minister del Jammu e Kashmir di assicurare protezione al rev. Khanna. In una lettera al Chief minister, il presidente scrive: “Visti gli ultimi seri sviluppi in Kashmir, che potrebbero mettere in pericolo la vita di un innocente prete cristiano, e mettere a rischio l’armonia fra le comunità nel Paese, chiediamo un intervento immediato per prendere le misure necessarie a proteggere la vita della persona ingiustamente presa di mira, il rev. C.M. Khanna”. Il presidente Sajan K George ricorda che la Shari’a non è applicabile in India, e che la richiesta del Gran muftì di apparire davanti a un tribunale islamico “non è appropriata, è incostituzionale e anche umiliante per la Costituzione del nostro Paese”.
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