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    » 08/01/2016, 00.00

    PAKISTAN

    Kasur, giovane musulmano brucia copie della Bibbia e inni sacri: arrestato

    Shafique Khokhar

    Azhar Akba, 26enne originario di Sialkot, si è introdotto in una chiesa e ha bruciato alcuni libri sacri. Scoperto, egli ha cercato di fuggire ma è stato bloccato da un gruppo di fedeli. La polizia sostiene che non è perseguibile perché affetto da problemi mentali. Diversa l’opinione della comunità cristiana, secondo cui egli è in grado di intendere e volere.

    Kasur (AsiaNews) - Un giovane musulmano di 26 anni è stato arrestato per aver incendiato copie della Bibbia e volumi contenenti inni sacri. Il fatto è avvenuto nel pomeriggio del 6 gennaio scorso alla Victory Church di Kasur, una città di quasi 250mila abitanti a circa 60 km da Lahore, nella provincia pakistana del Punjab. La zona è stata teatro nel novembre 2014 di un brutale attacco contro una giovane coppia cristiana, genitori di quattro figli, lapidati e poi bruciati vivi da una folla inferocita, aizzata da un imam in seguito a presunte accuse di blasfemia. Secondo la polizia Azhar Akba, responsabile del rogo, ha problemi mentali e quindi non è perseguibile; la comunità cristiana locale lo ritiene invece del tutto capace di intendere e volere.

    Il giorno dell’epifania, un gruppo di fedeli è entrato in chiesa per la preghiera e ha scorto un giovane accanto a resti bruciati di Bibbie e altri libri sacri. Vistosi scoperto Azhar Akba, originario di Sialkot, ha cercato di fuggire ma è stato circondato da alcuni uomini e riportato all’interno dell’edificio. 

    I cristiani hanno quindi chiamato la polizia, che è giunta sul luogo dell’incidente e ha prelevato il giovane, arrestandolo. Alcuni bambini lo hanno riconosciuto perché, la sera prima del rogo, egli si era intrattenuto a giocare col loro nel cortile adiacente la chiesa. 

    Le forze dell’ordine avrebbero aperto un’inchiesta sulla vicenda, ma finora non hanno fatto trapelare molti dettagli sulle prove raccolte e sul possibile capo di imputazione. I cristiani hanno presentato denuncia in base al reato di blasfemia per l’incendio di testi sacri. Tuttavia, gli investigatori avrebbero stralciato il caso poiché il giovane sarebbe affetto da problemi mentali, quindi non perseguibile (anche se, in passato, cristiani affetti da disabilità mentali sono stati incriminati per presunte vicende di blasfemia). 

    Diversa l’opinione della comunità cristiana della zona, secondo cui il giovane è in grado di intendere e di volere ed era nel pieno possesso delle facoltà mentali quando ha deciso di bruciare i testi sacri. 

    Interpellato da AsiaNews Rojar Noor Alam, attivista per i diritti umani in Pakistan, condanna il rogo della Bibbia  e chiede che il colpevole sia perseguito secondo quanto prevede la legge. I leader religiosi, aggiunge, “devono svolgere un ruolo di primo piano nel mantenere l’armonia confessionale e scongiurare eventi di questo tipo”. Aila Gill, coordinatrice nazionale della Commissione di Giustizia e pace della Chiesa pakistana (Ncjp) parla di incidente frutto del clima prevalente di intolleranza. “Lo Stato deve intervenire - aggiunge - perché è compito dello Stato proteggere i luoghi di culto delle minoranze, in base all’art. 36 della Costituzione”. 

    Con più di 180 milioni di abitanti (di cui il 97% professa l'islam), il Pakistan è la sesta nazione più popolosa al mondo ed è il secondo fra i Paesi musulmani dopo l'Indonesia. Circa l'80% è musulmano sunnita, mentre gli sciiti sono il 20% del totale. Vi sono inoltre presenze di indù (1,85%), cristiani (1,6%) e sikh (0,04%).

    Decine gli episodi di violenze, fra attacchi mirati contro intere comunità (Gojra nel 2009 o alla Joseph Colony di Lahore nel marzo 2013), luoghi di culto (Peshawar) o abusi contro singoli individui (Sawan Masih e Asia Bibi, Rimsha Masih o il giovane Robert Fanish Masih, anch'egli morto in cella), spesso perpetrati col pretesto delle leggi sulla blasfemia.

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