30/05/2017, 12.34
FILIPPINE

L’appello della Chiesa filippina per gli sfollati di Marawi

Oltre 60mila i residenti evacuati. Caritas Filippine invia una lettera alle 85 diocesi. Stanziati 5.400 euro per sostenere gli sforzi della diocesi di Iligan. Da Caritas Manila 9mila euro e 100 sacchi di riso. Le diocesi di Mindanao a sostegno della Prelatura di Marawi nell’assistenza alle famiglie. Proseguono gli scontri tra forze governative e jihadisti. Isolata Ilang per paura di infiltrazioni islamiste. Nessuna notizia su p. Chito, rapito dai jihadisti insieme ad altre 15 persone.

Mindanao (AsiaNews/Agenzie) – Caritas Filippine ha lanciato ieri un “appello di solidarietà” alle diocesi, per aiutare in maniera efficace gli sfollati degli scontri in corso a Marawi tra le truppe governative e il gruppo terroristico Maute. Mons. Rolando Tria Tirona, arcivescovo di Cáceres a capo di Caritas Filippine, ha dichiarato in una lettera inviata a 85 diocesi e ai direttori di organizzazioni umanitarie a livello nazionale: “La Caritas fa appello alla vostra generosità per rispondere alle esigenze degli sfollati, colpiti dall'assedio di Marawi”. L’organizzazione ha subito stanziato 300mila Php (5.400 euro) per sostenere gli sforzi della diocesi di Iligan, mentre Caritas Manila ha inviato una somma iniziale di 500mila Php (9mila euro) e 100 sacchi di riso.

Rispondendo all’appello, alcune diocesi di Mindanao hanno prestato aiuto alla Prelatura di Marawi nell’assistenza alle famiglie sfollate. Migliaia di queste sono state infatti evacuate dalla città e si trovano ora in diversi centri di accoglienza, ad Iligan e nelle città vicine. L'arcivescovo ha anche affermato che a Mindanao è stata schierata una squadra di emergenza, per definire in maniera più approfondita le esigenze.

Mons. Tirona ha inoltre riferito che non ci sono novità circa la sorte di p. Teresito “Chitio” Suganob, tenuto in ostaggio dai guerriglieri islamisti Matue insieme ad altre 15 persone. P. Chito, vicario generale della Prelatura di Marawi, e gli atri ostaggi sono stati rapiti lo scorso 23 maggio, quando i jihadisti hanno fatto irruzione nella cattedrale cattolica della città.

La diocesi di Iligan ha invitato il governo ad adottare misure che migliorino la sicurezza per le famiglie sfollate nei centri di evacuazione a causa della minaccia terroristica. P. Soccoro Salimbangon, coordinatore della Caritas diocesana, ha dichiarato che al momento la sicurezza è una delle principali preoccupazioni, accanto alla carenza di cibo e acqua. Egli ha affermato: “Non ci sono segnalazioni che i centri di evacuazione siano nel mirino dei terroristi, ma per l'intera città e per tutta la provincia di Lanao Del Norte è già allarme rosso”.

Mentre proseguono gli scontri tra forze governative e jihadisti, ieri le autorità filippine hanno isolato Iligan per paura che i guerriglieri Matue, in fuga da Marawi, possano raggiungere la città e nascondersi tra la popolazione civile.

Nel frattempo, il governo centrale ha diffuso alcuni dati riguardanti l’emergenza a Mindanao. Il Department of Social Welfare and Development (Dswd) ha stimato che circa 60mila residenti sono stati evacuati da Marawi, considerata la città islamica delle Filippine. La maggior parte degli sfollati hanno trovato rifiugio presso amici e parenti, preferendoli ai centri governativi.

Il Dswd ha comunicato ieri che 59.665 persone, o 12.509 famiglie, da 26 villaggi nei pressi di Marawi e dalle vicine città della provincia del Lanao del Norte erano ospitate nelle case di familiari e persone care. Solo 4.278 persone, o 1.018 famiglie, si trovano attualmente nei 14 centri allestiti dal governo nella provincia di Lanao del Sur e nella confinante Lanao del Norte.

Al momento, il Dswd ha destinato alle famiglie accolte nei centri di evacuazione beni per un valore  di 1,2milioni Php (21,5mila euro). Judy Taguiwalo, segretaria del Dswd, ha affermato che il personale di campo ha iniziato a distribuire i pacchi alimentari per i residenti dell’area, sfollati in via temporanea in 10 villaggi di Iligan City. Taguiwalo ha infine invitato gli sfollati del conflitto a registrarsi con i funzionari, in modo da poter essere assistiti.

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