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» 20/07/2005 07:45
CINA
L'economia cinese cresce del 9,5 % nei primi 6 mesi del 2005

Nonostante gli sforzi di Pechino per limitare lo sviluppo i dati del primo semestre mostrano un aumento oramai costante. Rimane però altissimo il prezzo da pagare per questo sviluppo.



Pechino (AsiaNews) – L'economia interna cinese è cresciuta del 9,5% nei primi 6 mesi del 2005: lo hanno dichiarato oggi fonti dell'Ufficio nazionale di Statistica. Gli esperti spiegano che il tasso è rimasto sostanzialmente invariato: si registra infatti un'unica flessione in negativo dello 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2004.

"La crescita economia nazionale – si legge nel documento pubblicato dall'Ufficio – continua a crescere nella direzione prevista, quella di macro-regolazione e controllo. La situazione complessiva è buona". Pechino aveva comunque fissato come obiettivo per il 2005 una crescita totale complessiva oscillante fra l'8 e l'8,5 %. Il totale della produzione interna fra gennaio e giugno ha prodotto 6,7 trilioni di yuan (oltre 6,7 miliardi di euro).

La Cina registra la crescita più rapida tra le economie dei grandi paesi, sia come sviluppo interno che come produzione industriale. Questa crescita ha però un prezzo che si manifesta in diverse forme. La più preoccupante è la continua crescita della domanda energetica, a cui la Cina risponde con la produzione di carbone. Le oltre 25 mila miniere del paese soddisfano infatti circa il 70 % della domanda interna ma, secondo dati diffusi dal governo, gli incidenti minerari hanno ucciso in Cina più persone che gli incidenti stradali. Nei primi 4 mesi del 2005 Pechino ha registrato 1.113 decessi in miniera, un aumento del 20% rispetto alle stime parallele del 2004: i crolli strutturali - dovuti ad esplosioni o ad incuria delle strutture minerarie - hanno avuto un aumento del 44% rispetto allo scorso anno.

Per rispondere al restante 30% di domanda energetica Pechino importa dall'estero: la forte richiesta di materie prime come petrolio, combustibile gassoso e ferro porta all'estremo i prezzi dei prodotti finiti e dei servizi. L'indice dei prezzi al consumo è aumentato nei primi 3 mesi dell'anno del 2,8% rispetto al marzo 2004, mentre l'indice dei prezzi per i produttori è aumentato del 5,6%. L'inflazione ha raggiunto un picco del 5,3% durante lo scorso anno: da allora è diminuita solo grazie agli sforzi del governo volti a frenare gli investimenti da parte di industrie cinesi.

Un altro fattore che inquina la crescita interna è la disuguaglianza economica e sociale fra la parte ovest del Paese – poverissima e basata sul settore primario – e le ricche province dell'est e della costa meridionale. In Cina vi sono infatti circa 150 milioni di lavoratori costretti ogni anno alla migrazione dalle province povere in quelle più sviluppate, dove divengono mano d'opera a costo zero. I migranti sono costretti a lavorare a salari bassissimi, anche per gli standard cinesi, e con orari disumani; sono diventati la principale forza di lavoro nei settori delle costruzioni e della manifattura. Secondo il prof. Li Jianfei dell'Università Renmin (del Popolo) di Pechino, oltre il 90% dei lavoratori in Cina non ha contratto e non riceve la paga in modo regolare.

L'ultimo fattore direttamente collegato con la crescita interna è l'ormai dilagante malcontento popolare riguardo la politica del Partito Comunista e i soprusi a cui sono costretti soprattutto coloro che vivono nelle campagne. Le manifestazioni di protesta in Cina, secondo i dati forniti dalla pubblica sicurezza, sono salite dalle 10 mila del 1994 ad oltre 74 mila nel 2004 ed hanno coinvolto un totale di 3,67 milioni di persone. Le cause principali di malcontento sono l'inquinamento (direttamente collegato alle fabbriche che non hanno alcun limite legislativo di tutela dell'ambiente), gli ingiusti espropri di terreno (strappati via ai proprietari per essere concessi a imprese cinesi o multinazionali) e la corruzione dilagante dei governi locali.


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