19/02/2009, 00.00
SRI LANKA
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La Chiesa di Colombo lancia una raccolta di cibo e medicine per i rifugiati del nord

di Melani Manel Perera
Appello dell’arcivescovo per “esprimere la nostra preoccupazione e solidarietà in modo molto concreto”. Il progetto è coordinato dalla Caritas-Seth Sarana. I prodotti raccolti sono destinati ai centri di accoglienza nell’area di Vavuniya e Kilinochchi gestiti dalle diocesi locali.
Colombo (AsiaNews) - La Chiesa di Colombo lancia una raccolta di cibo, medicinali e materiale sanitario da destinare ai rifugiati dei centri di accoglienza di Vavuniya, Kilinochchi e ai soldati vittime della guerra tra le forze governative ed i ribelli del Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte).
 
Mons. Oswald Gomis, arcivescovo della capitale dello Sri Lanka, rivolge il suo appello ai cattolici dell’isola e a tutta la popolazione dello Sri Lanka. Questa raccolta “ci permette ora di esprimere la nostra preoccupazione e solidarietà in modo molto concreto con le vittime della guerra di entrambe la parti in conflitto”, afferma l’arcivescovo. “In un vero spirito di carità cristiana esprimiamo la nostra solidarietà verso i nostri fratelli e le nostre sorelle che soffrono a prescindere dalla loro etnia, colore e credo”.
 
A coordinare il progetto è la Caritas-Seth Sarana che raccoglierà le donazioni sino al 5 marzo. Niran Fernando, responsabile dell’organizzazione caritativa della diocesi della capitale, spiega che verranno allestiti tre punti di raccolta nei distretti di Colombo, Kalutara eGampaha. L’elenco dei prodotti da donare comprende generi alimentari liofilizzati e non deperibili, prodotti per l’igiene personale, medicine, ma anche posate e contenitori di plastica e prodotti di cartoleria destinati ai tanti bambini raccolti nei campi profughi.
 
“Siamo dei pionieri di questo lavoro di solidarietà”, spiega Niran ad AsiaNews, “ è abbiamo informato dell’iniziativa i nostri centri diocesani che coopereranno al progetto con le donazioni che raccoglieranno raccolte”. Il responsabile della Caritas aggiunge: “Non abbiamo dovuto prendere accordi con il governo perché ci sono i nostri centri diocesani all’opera per aiutare le vittime della guerra. Consegniamo ciò che raccogliamo direttamente ai direttori diocesani sul posto”.
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