04/05/2019, 09.00
INDIA
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La Chiesa indiana dona una nuova vita ai bambini affetti da Hiv

La Catholic Health Association of India è la più grande Ong in campo sanitario del Paese. Nata 76 anni fa, essa conta oltre 76mila membri (fra cui più di 1.000 suore-dottoresse). Ogni anno nascono circa 60mila bambini da mamme sieropositive. L’obiettivo dell’associazione è dare un futuro di dignità a queste giovani vite.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – Vikas (nome di fantasia), otto anni, era quasi un neonato quando lui e sua sorella hanno perso i genitori, entrambi affetti dal virus dell’Hiv. Per qualche anno i piccoli sono stati affidati ad uno zio, che ha costretto il bimbo ad andare a lavorare in un hotel. La loro salvezza arriva quando incontrano Santosh Ram, un lontano parente, che decide di adottarli e dona loro il calore di una famiglia. Grazie al sostegno delle suore dell’Holy Cross di Hazaribag, nel Jharkhand, oggi Vikas frequenta la scuola ed è in cura per la sieropositività. Ha anche buoni voti a scuola e dice: “Sono felice. Mia sorella vuole fare l’insegnante”.

Vikas è uno dei 1.032 minori affetti da Hiv o portatori sani del virus assistiti dalla Catholic Health Association of India (Chai), la più grande Ong in campo sanitario dell’India. Essa è presieduta da p. Mathew Abraham, medico che ha abbracciato il sacerdozio dopo gli studi. Fondata nel 1943, oggi l’associazione conta oltre 76mila professionisti associati, tre università, cinque college per le professioni sanitarie, più di 1.000 suore medici che operano soprattutto nelle aree rurali. 

Le suore dell’Holy Cross del Jharkhand sono alcune di queste. Nel 2018 il Chai ha lanciato il primo progetto per la cura e l’assistenza dei bambini sieropositivi. Dei 1.032 minori in cura, 437 ricevono cure nelle strutture mediche, i rimanenti 595 sono trattati a casa. Il programma è applicato in nove istituti in cinque Stati.

L’associazione è sponsorizzata dalla Conferenza episcopale indiana (Cbci). In particolare, il progetto per la cura dei bambini affetti e portatori del virus dell’Aids prevede sia forme di sostegno sanitario e nutrizionale, sia l’aiuto psicologico. Il programma aiuta anche i bambini a essere iscritti nelle forme di assicurazione sanitaria presenti a livello locale.

Secondo Unicef India, nel Paese vivono 220mila minori malati di Aids; il 33% di essi non sopravvive oltre il primo anno d’età. Ogni anno nascono tra i 55mila e 60mila piccoli infetti da madri sieropositive; oltre il 30% di questi neonati vengono alla luce con il contagio. Per chi sopravvive, l’esistenza è costellata di discriminazione e stigma sociale da parte dei “sani”.

Per il futuro, dichiara p. Abraham a Matters India, il Chai aspira a sviluppare un “modello sostenibile” per prendersi cura dei giovani esseri umani, in modo da poter dare loro una nuova speranza di vita dignitosa. “I bambini sono il futuro del Paese. Ogni bambino ha diritto di vivere con dignità e sostegno sociale. Anche quelli malati di Hiv”, conclude.

(Photo credit: pagina Facebook della Catholic Health Association of India)

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