17/12/2016, 08.46
KIRGHIZISTAN-CINA

La Cina colonizza il Kirghizistan

Gli accordi bilaterali di giugno fra Pechino e Bishkek hanno aperto le porte all’espansionismo cinese in Kyrgyzstan. Il 77% degli operai nel Paese sono cinesi.

Bishkek (AsiaNews) – L’agenzia stampa kirghisa per la gestione dell’immigrazione, ha comunicato l’8 dicembre scorso che circa il 77% degli operai del Paese è costituito da cittadini cinesi. Il numero sale in modo costante da giugno, quando Pechino e Bishkek hanno concordato di affidare 40 fabbriche kirghise – alcune di esse a rischio di fallimento – ai cinesi per industrializzare il Paese.

Secondo gli accordi, l’80% degli operai nelle fabbriche cinesi dev’essere di nazionalità kirghisa e il tetto massimo di lavoratori stranieri nel Paese è di 13500 per anno.

Sebbene l’ambasciata cinese a Bishkek affermi che nel Paese vi siano circa solo 20mila lavoratori cinesi impegnati a svolgere lavori di vario genere, l’ex ministro per la gioventù, lavoro e migrazione sostiene che il numero reale si aggiri attorno ai 50mila. Erkin El, una delle aziende ritiene che il numero di migranti illegali cinesi residenti in Kyrgyzstan siano circa 300mila.

Negli ultimi mesi la Cina ha acquisito una gran quantità di risorse dal Kyrgyzstan come petrolio, carbone, metalli preziosi e gas naturali. Questo viene vissuto in modo negativo dagli abitanti che vedono questi accordi bilaterali come una legittimazione dell’espansionismo cinese.

Con una popolazione di 5,5milioni di abitanti, il Kyrgyzstan sta affrontando una crisi occupazionale. Sono circa 500mila kirghisi che scoraggiati dalla disoccupazione e dai bassi salari imposti dalle gestioni cinesi, svolgono lavori stagionali in Russia o Kazakhstan.

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