09/03/2018, 10.04
IRAN
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La giovane iraniana che si tolse il velo condannata a due anni di prigione

Aveva preso parte alla protesta pacifica contro il copricapo obbligatorio. Nelle scorse settimane sono state arrestate 29 donne. Dispersi i partecipanti che si erano riuniti per manifestare per la Festa della Donna. Khamenei: l'hijab protegge le donne iraniane da stili di vita deviati.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Due anni di carcere per aver scoperto il capo per le strade di Teheran: è la condanna che ha ricevuto la donna iraniana, l'immagine della quale ha fatto il giro del mondo, trattenuta dalla polizia nelle scorse settimane mentre protestava contro il velo obbligatorio.

Alcuni media locali identificano la donna come Nargess Husseini, 32 anni, arrestata durante l’ondata di proteste pacifiche che ha portato all’arresto di 29 donne. Secondo il procuratore Abbas Jafari Dolatabadi, la donna stava tentando di “incoraggiare la corruzione attraverso la rimozione dell’hijab [velo islamico, ndr] in pubblico”.

Di norma, le donne arrestate per non aver indossato abiti "appropriati" vengono rilasciate poco dopo con una multa di circa 20 euro o vengono sottoposte a una breve pena di carcere. La polizia – che lo scorso 27 dicembre aveva annunciato lo stop degli arresti immediati delle donne sorprese senza il copricapo – sostiene che le manifestanti  sono state “indotte” a togliere il velo da una campagna lanciata da iraniani che vivono all’estero.

Ieri, le autorità hanno bloccato una manifestazione per la Festa della Donna. Alcune attiviste per i diritti delle donne avevano annunciato una protesta pacifica fuori dal ministero del Lavoro, chiedendo di “poter rendere questa città nostra, stare in strada, e tornare alla fine della giornata a casa, senza avere spezzate le nostre ossa”. A quanto riferiscono dei profili social, gli uomini e le donne che hanno tentato di riunirsi per la manifestazione sono stati dispersi dalle forze di sicurezza, e più di una decina trattenuti.

Sin dalla rivoluzione, la Repubblica islamica impone un duro codice morale, che include l’obbligo alle donne di coprire il corpo e i capelli. Il leader supremo Khameini è intervenuto sull’argomento su twitter, difendendo l’abbigliamento femminile promosso dall’islam, che secondo lui impedisce alle donne di intraprendere “uno stile di vita deviato”: “L’Hijab è uno strumento di immunità, non restrizione”. Il modello di donna iraniano “include modestia, castità, eminenza, proteggere se stessa dagli abusi degli uomini, trattenersi dall’umiliare se stessa accontentando gli uomini”, e si contraddistingue a quello occidentale, “simbolo del consumismo, cosmetici, mettersi in mostra per gli uomini come strumenti di eccitazione maschile”. Khamenei ha poi dato “la bandiera dell’indipendenza d’identità e culturale” alle iraniane, che la “esportano al mondo mentre mantengono il loro #hijab”.

Molte donne iraniane non sono d’accordo con la posizione del leader supremo, e sfidano queste regole anche cercando di rompere il tabù che impedisce loro di entrare negli stadi.  Sin dalle manifestazioni esplose fra la fine del 2017 e l’inizio del nuovo anno, il popolo iraniano appare sempre meno tollerante verso il sistema teocratico: lo scorso mese intellettuali, attivisti, accademici e personalità della società civile hanno sottoscritto un documento in  cui chiedono un referendum e si scagliano contro la teocrazia. Il presidente Hassan Rouhani ha aperto per primo al quesito referendario giorni dopo aver fatto appello alle autorità: bisogna ascoltare la voce del popolo per non rischiare di fare la fine dello scià.

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