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  • » 24/06/2016, 11.30

    FILIPPINE

    La tratta di esseri umani “è il più crudele dei crimini. Ma non va punito con il patibolo”



    Il presidente della Commissione episcopale filippina per i migranti e gli itineranti, mons. Ruperto Santos, risponde al nuovo governo che vuole includere il traffico di uomini nella lista dei reati punibili con la morte. Il traffico “è un atto barbarico che viola la natura stessa dell’uomo. Ma lo si combatte con indagini serie e punizioni severe, fino all’ergastolo. Nessun uomo può uccidere un altro uomo in nome della legge”.

    Manila (AsiaNews) – Il traffico di esseri umani “è un commercio aberrante che si combatte con serie indagini e punizioni severe. Ai trafficanti non deve essere comminata una multa, ma l’ergastolo. Questo però non vuol dire che si possa parlare di pena di morte: l’uomo non può togliere la vita a un altro uomo in nome della legge”. Lo dice il presidente della Commissione episcopale filippina per i migranti e gli itineranti, mons. Ruperto Santos, auspicando un “maggior impegno” del governo nel fermare la tratta.

    Nelle Filippine esiste da anni un sistema di sfruttamento degli esseri umani che ha raggiunto proporzioni inquietanti: “Vi sono agenzie, chiamate ‘vola di notte’, che non sono altro che centri di estorsione e criminalità. Queste agenzie devono essere chiuse, le loro proprietà sequestrate e il denaro accumulato dato alle vittime dei traffici in risarcimento per i danni subiti”.

    Ma questo, sottolinea il presule rispondendo a un’ipotesi avanzata da alcuni funzionari del nuovo governo, “non significa che si debba parlare di pena di morte per i colpevoli. Il reclutamento illegale di lavoratori è un crimine orrendo, che si sconfigge con inchieste serie e punizioni severe. In caso di colpevolezza, si deve comminare l’ergastolo: la reclusone perpetua è la soluzione, non il patibolo”.

    Dalle Filippine decine di migliaia di lavoratori scelgono ogni anno di partire in cerca di un lavoro con il quale mantenere la famiglia rimasta in patria. Le nazioni di arrivo più gettonate sono i Paesi del Golfo, Hong Kong, Singapore e la Corea. Ma negli anni non si contano i casi di violenza, malversazione e sfruttamento subiti da questi dipendenti: spesso nascono proprio dalle agenzie di reclutamento.

    Queste infatti “sequestrano” il passaporto del migrante subito dopo l’arrivo a destinazione, e chiedono un “risarcimento” per gli spostamenti che può arrivare a valere cinque anni di stipendio. In più, molti trafficanti si accordano con datori di lavoro senza scrupoli che usano manodopera a basso costo per lavori pericolosi – come quelli in miniera o nei cantieri – o illegali come la prostituzione e lo spaccio di droga.

    Il traffico di esseri umani, conclude mons. Santos, “è l’atto più crudele e brutale che un uomo possa commettere nei confronti dei suoi simili. Viola la dignità umana e spazza via i diritti insiti nella nostra natura. Costringe persone innocenti a vivere una vita di paura e di violenza. È una barbarie che deve finire”.

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