20/01/2009, 00.00
INDIA
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La vedova di Graham Staines: “Non perdere la speranza, pregare per l’India”

di Nirmala Carvalho
10 anni fa in Orissa estremisti indù hanno bruciati vivi il cristiano Graham Staines e i due figli. La vedova, tornata in India, accomuna al marito le recenti persecuzioni anticristiane. A tante recenti vedove del Kandhamal parla di perdono e di forza “in Cristo”.

Mumbai (AsiaNews) – Sono passati 10 anni dalla notte del 22 gennaio 1999, quando estremisti indù hanno bruciati vivi il missionario cristiano australiano Graham Stewart Staines e i figli Philip e Timothy (9 e 7 anni, nella foto) mentre dormivano nella loro station wagon nel villaggio Manoharpur, distretto di Keonjhar (Orissa). La vedova Gladys Staines parla ad AsiaNews del dramma della violenza Hindutva e delle recenti persecuzioni anticristiane nell’Orissa.

La donna dal giugno 2006 è tornata in Orissa, insieme alla figlia superstite Esther. Sulle recenti violenze anticristiane nel Kandhamal manifesta il suo “cordoglio e il dolore per i perseguitati e le loro sofferenze”. Il 22 gennaio ci sarà una messa di commemorazione a Monoharpur, sul luogo dell’assassinio. La mattina del 23 sarà tenuto un servizio di preghiera presso la Missione Baripada, che si concluderà con l’inaugurazione della nuova Hall di fisioterapia.

Ricorda il marito e i figli in modo quieto e con dolcezza. “Durante questi 10 anni – dice – ci sono stati momenti di sconforto per non avere mio marito che mi sostiene, mi conforta…. ma sono solo emozioni momentanee, che anche mi portano una grande speranza, la speranza di riunirmi con loro in paradiso, di fronte a Nostro Padre. Questa certezza mi dà grande consolazione”.

“Non so esprimere cosa ho provato alla notizia che mio marito e i bambini sono stati bruciati vivi. A mia figlia Esther ho detto che eravamo rimaste sole ma che dovevano perdonare e lei mi ha risposto: Si, lo faremo”.

Ma il tempo non ha cancellato il dolore. La scorsa settimana Gladys ed Esther hanno visitano la scuola Hebron Ooty, dove hanno studiato Philip e Timothy. Ad AsiaNews Gladys spiega la sua “tristezza, per non avere visto i figli crescere. Quando ho perso mio marito, Cristo mi ha sostenuto con forza e le preghiere di tanta gente di hanno dato grande consolazione. Questa solidarietà voglio condividere con le vedove per le persecuzioni del Kandhamal. In Gesù è la fonte di ogni consolazione e forza. Dio ci dà la forza per sostenere la nostra croce e vivere secondo la Sua volontà. La nostra vita e il lavoro sulla terra debbono rispondere alla Sua santa volontà”.

“Alle sorelle del Kandhamal che pure hanno perso i mariti per amore di Cristo, dico di essere forti, perché Cristo sarà per loro sostegno, compagnia, guida e forza. Quando Dio è con noi, nulla può essere contro di noi. Sono con loro nella preghiera, condivido la loro sofferenza e desidero incoraggiarle con la speranza…. può esserci dolore e tristezza, ma è importante non come viviamo, ma se noi siamo secondo la volontà di Dio. Tutti i dolori servono per provare la nostra fede in Dio”.

“Desidero continuare a lavorare per realizzare il sogno di mio marito: vivere in pace e armonia e lavorare insieme nell’interesse di tutti. Ho perdonato perché ho prima ricevuto il perdono di Cristo nella mia vita, voglio solo condividere questa presenza. Sosteniamo con la preghiera e la solidarietà le vedove del Kandhamal. Dio, nella Sua infinita saggezza,  permette la sofferenza per renderci più forti. Occorre pregare ed essere solidali, per dare loro forza”.

“Alla gente di tutto il mondo voglio dire: Non abbandonare la Speranza, prega per l’India”.

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