30/06/2005, 00.00
ITALIA - ASIA
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Le cifre del 2004 sulla libertà religiosa in Asia

Aiuto alla Chiesa che soffre presenta l'annuale Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo. In Asia, ancora critica la situazione per Iraq, Cina, Pakistan, India e Corea del Nord. Card. Martino: libertà religiosa, fonte e sintesi di tutte le altre libertà.

Roma (AsiaNews) – "Libertà religiosa come fonte e sintesi di tutte le altre libertà". Lo sottolinea con forza, citando Giovanni Paolo II, il card. Renato R. Martino nel suo intervento alla presentazione a Roma del Rapporto 2005 sulla libertà religiosa nel mondo, realizzato dalla sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che soffre* (Acs). Il cardinale, presidente del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, ha oggi ricordato la posizione della Chiesa contenuta nella Dichiarazione conciliare Dignitatis humanae (1965), secondo la quale gli uomini "sono tenuti per obbligo morale a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione".

Sulla "libertà religiosa come parte integrante del diritto naturale" insiste Attilio Tamburini, direttore di Acs-Italia, quando spiega che l'unicità di questa pubblicazione consiste "nel fatto che un'Associazione cattolica si preoccupi della situazione di credenti anche di altre confessioni religiose".

Il Rapporto 2005 di Acs offre una panoramica di ogni singolo Stato, sulla base di fonti di informazione dirette, testimonianze, documenti ufficiali, stampa locale e notizie fornite da organizzazioni per i diritti umani. AsiaNews ha contribuito a redigere la sezione dedicata al continente asiatico, dove il 2004 ha continuato a registrare situazioni critiche per le comunità religiose di minoranza e non in diversi Paesi.

Un grande fermento ha caratterizzato il Caucaso, i cui governi spesso affrontano la minaccia posta dal terrorismo di matrice islamica più con metodi repressivi che attraverso strategie in grado di isolare il fondamentalismo. In altri Stati la persecuzione degli "infedeli" raggiunge punte di vera e propria emergenza come in Iran, Pakistan e Arabia Saudita, che prevedono il carcere e le torture nei confronti di chi contravviene alle norme della legge coranica. Proprio  in questi ultimi 3 Paesi, sono all'ordine del giorno gli scontri anche violenti tra musulmani di diverso orientamento religioso e a volte politico. Anche in quest'ottica, preoccupa la situazione in Iraq, sconvolto dagli attentati di terroristi sunniti nei confronti degli sciiti e dalle minacce, spesso portate alle loro estreme conseguenze, contro le comunità cristiane. Le minoranze cristiane sono nel mirino degli estremisti buddisti in Sri Lanka e degli induisti in India, che utilizzano leggi anti-conversione per impedire ogni attività missionaria e ricorrono frequentemente alla violenza. L'isolata  Corea del Nord, nel corso degli ultimi 50 anni, ha visto scomparire nel nulla circa 300 mila cristiani. Analoga la pratica repressiva seguita dal regime di Pechino nei confronti di cristiani, buddisti e membri della Falun Gong, internati e torturati in campi di detenzione senza accuse e spesso liberati soltanto alla loro morte.

 

*Aiuto alla Chiesa che Soffre è un'Opera di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, monaco premostratense olandese. È la più importante organizzazione per il soccorso alla Chiesa perseguitata e realizza ogni anno circa 6 mila interventi, anche di carattere ecumenico, per aiutare l'opera evangelizzatrice della Chiesa. ACS è anche un osservatorio sulla situazione della libertà religiosa nel mondo. A questo riguardo pubblica ogni anno un Rapporto sulla condizione della libertà di fede. Il sito internazionale di ACS è www.kirche-in-not.org In italiano, www.acs-italia.org

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