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» 18/05/2012
MEDIO ORIENTE
Le donne arabe vogliono che la "Primavera" dia spazio anche ai loro diritti
Concentrarsi sulle Costituzioni dei Paesi arabi, mettere le richieste per i diritti delle donne nelle Costituzioni le prime richieste che avanzano le attiviste emerse da un incontro al quale hanno preso parte esponenti femminili di 10 Paesi arabi. "Dopo Tahrir non si può tornare indietro. Stanno usando la violenza sessuale contro le donne, test di verginità e molestie sessuali nei confronti dei manifestanti. Nonostante questo, le donne vanno ancora fuori, nelle strade"

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - Concentrarsi sulle Costituzioni dei Paesi arabi, mettere le richieste per i diritti delle donne nelle Costituzioni e avere donne nei comitati costituzionali. Sono le prime richieste che avanzano le attiviste per i diritti delle donne nei Paesi arabi, quali sono emerse da un incontro di due giorni che si è chiuso ieri a Beirut.

Più di 50 partecipanti da Egitto, Tunisia, Yemen, Iraq, Sudan, Marocco, Giordania, Libia, Palestina e Libano si sono interrogate e hanno scambiato esperienze su come condividere strategie di utilizzo dei social media, come creare reti tra le organizzazioni femminili per discutere i settori sui quali gli attivisti dovrebbero porre la loro attenzione, a partire dalle Costituzioni, la sensibilizzazione di base e i sistemi educativi.

"Abbiamo discusso - ha detto al Daily Star Azza Kamel, presidente di Appropriate Communication Techniques for Development, una organizzazione non governativa egiziana - le sfide che sono di fronte alle donne arabe in questo periodo di transizione e specialmente di fronte al ruolo crescente dei movimenti fondamentalisti".

Per molte partecipanti la cosa più interessante è stata la possibilità di scambiare esperienze e imparare da alter donne come affrontare i problemi che esse hanno avuto in contesti differenti. "Anche se veniamo da culture diverse e abbiamo differenti livelli di potere - sottolinea Safa Rawieh, che guida la yemenita Youth Leadership Development Foundation - siamo qui perché vogliamo il cambiamento. Impariamo buone idee quando ascoltiamo come la gente del Marocco e della Libia ha guidato il cambiamento".

Amal Hadi, dell'egiziana New Woman Foundation, pone l'accento sulla politica: "abbiamo discusso le strategia per lavorare con i partiti politici, qualcosa che noi non abbiamo mai avuto". "Dopo Tahrir - aggiunge - non si può tornare indietro. Stanno usando la violenza sessuale contro le donne, test di verginità e molestie sessuali nei confronti dei manifestanti. Nonostante questo, le donne vanno ancora fuori, nelle strade"


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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