01/08/2014, 00.00
PALESTINA-ISRAELE
Invia ad un amico

Leader Palestinese: La guerra di Gaza finirà solo se si aprono i dialoghi di pace

di Bernardo Cervellera
Per il prof. Bernard Sabella, questa guerra che dura da 25 giorni è destinata a continuare all'infinito se i leader non si decidono ad aprire i dialoghi su "due popoli-due Stati". I giovani di Gaza (il 75% della popolazione) sono senza prospettive economiche e sociali. Cresce il fondamentalismo anche fra gli israeliani. Una guerra spietata, in cui Hamas e Israele usano entrambi i civili come scudo.

Gerusalemme (AsiaNews) - L'annuncio di una tregua di 72 ore - già violata con accuse reciproche di Israele e Hamas -sembra confermare un certo scetticismo (piuttosto realista) del prof. Bernard Sabella. Il prof. Sabella, cattolico, rappresentante di Fatah per Gerusalemme, è segretario esecutivo del servizio ai rifugiati palestinesi del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente.  Parlo con lui al telefono.

 

Professore lei continua a sottolineare che in questa guerra manca una prospettive e una direzione.

Il problema fondamentale è che non si riesce ad arrivare a una soluzione di pace. La leadership israeliana ha bisogno di muoversi, e invece non fa nessun passo. Loro vogliono tenersi la West Bank, gli insediamenti [illegali-ndr], e andare avanti come se non ci fosse nulla di sbagliato. Invece bisogna risolvere il problema che c'è fra noi israeliani e palestinesi e questo è la questione del territorio, una volta per tutta.

Gli sforzi del segretario di Stato Usa, John Kerry, per più di un anno, non sono arrivati a nulla perché il governo israeliano non si voleva muovere su un punto sostanziale: il riconoscimento di uno Stato palestinese, una volta per tutte.

Molte persone in occidente pensano che l'unico problema siano i razzi lanciati da Hamas, ma io mi domando: qual è la causa, la radice di questa situazione? Io non voglio giustificare quello che fa Hamas, ma alla radice vi è questo: che continua l'occupazione israeliana dei territori palestinesi; che da anni vi è un assedio della Striscia di Gaza, non da 8 anni, come si dice, ma da ben 12 anni.

Ora i politici di tutti i e due i lati stanno usando la popolazione come ostaggi e ogni parte accusa l'altra per le uccisioni e le distruzioni. Il modo con cui Israele sta bombardando i civili di Gaza è terribile. So per certo che l'Unrwa [l'organizzazione dell'Onu per i rifugiati palestinesi] ha inviato molti messaggi all'esercito israeliano mostrando i luoghi dove vi sono scuole, uffici, rifugi per la popolazione, eppure due scuole sono state colpite. Le scuse o i pretesti di Israele non sono convincenti...

 

Mi scusi, ma ci sono prove che i gruppi militanti della Striscia usano le case dei civili per nascondere armi, o lanciano i loro missili vicino a centri abitati...

Certo, ma questo non giustifica la distruzione di tutto un quartiere; non giustifica uccidere bambini che giocano in spiaggia, o che giocano in un cortile. Per questo la gente è terrorizzata. Da una parte l'esercito dice loro di andare via; dall'altra, se la gente si muove viene colpita lo stesso. E adesso dice di stare in casa, ma poi bombardano le case.

E' un'uccisione indiscriminata. Quello che Israele sta facendo è contro tutte le leggi internazionali valide nei periodi di guerra. Ripeto: non sto giustificando in nessun modo il lancio di missili sulle case dei civili israeliani - e questo è un altro problema - ma nello stesso tempo, colpire e uccidere intere famiglie, solo perché all'interno di quella casa vi è uno da colpire, o perché si suppone che in quella casa vi è un tunnel, non è giustificabile.

Questo è un atteggiamento simile a quello dei fondamentalisti islamici: siccome tu non sei un credente, non sei dalla nostra parte, noi ti uccidiamo.

C'è una responsabilità condivisa di Israele e di Hamas, nell'usare la popolazione civile come scudo, costringendola a stare in una situazione di pericolo. Ma Israele non può affermare che tutti i palestinesi di Gaza sono con Hamas e non può trattare tutti come terroristi, colpendo ogni cosa, anche le chiese.

 

Papa Francesco, quando è venuto a Gerusalemme, ha detto che ognuno deve cercare di sentire il dolore dell'altro. In questa guerra sembra che ognuno badi solo al suo dolore...

Il problema è che la società israeliana è divenuta sempre più polarizzata: almeno 87% della popolazione d'Israele sostiene questa guerra. Questa enorme maggioranza senz'altro non sente il dolore dei palestinesi. Lo vediamo dalle espressioni razziste diffuse su internet e alla televisione. Anche i palestinesi da parte loro stanno iniziando a dire: Non vogliamo dialogare con Israele, vogliamo farla finita perché loro non si curano del nostro dolore.

Perfino un intellettuale e accademico di fama, come Benny Morris, è emerso con una dichiarazione che dice: Bisogna finire Hamas. Cosa vuol dire questo? Vuoi distruggere e radere al suolo Gaza? E questa è una via che porterà alla pace?

Non dico che non vi sia responsabilità di Hamas, o dei palestinesi in genere; io dico che al presente la distanza fra israeliani e palestinesi è diventata così ampia che ogni tentativo di aprire un dialogo è destinato a giorni difficili.

Per questo abbiamo bisogno di leader coraggiosi. I politici non stanno aiutando le nostre popolazioni perché esigono sempre una tregua a certe condizioni. Invece l'Onu chiede una tregua senza condizioni.

Siamo in una situazione che è terribile. Ci sono molti medici palestinesi della West Bank che vorrebbero andare a Gaza ad aiutare per l'emergenza sanitaria nella Striscia e dare un po' di riposo all'esausto personale medico di là, che da 24 giorni cura le vittime dei bombardamenti. E i militari israeliani hanno detto di no, che non lo permetteranno.

A Gaza non c'è acqua, non c'è elettricità, il sistema fognario è saltato. La vita nella Striscia è tornata indietro al Medioevo, anzi all'età della pietra!

E' questa sarebbe una via della pace? E dov'è la responsabilità dei leader di pensare a una pista per andare oltre questa situazione? E devo dire che il problema è soprattutto la leadership israeliana perché essi hanno il potere, ma non la volontà. Certo, dovremmo ognuno sentire il dolore dell'altro, ma chi sente il mio dolore, il mio desiderio di libertà, di farla finita con l'occupazione?

Un mio amico a Gaza mi ha detto ieri: Se Hamas finisce, qui nella Striscia, avremo ancora più problemi perché ci saranno ancora più gruppi, ancora più fondamentalisti, e ci saranno ancora più disastri. Credo che se non iniziamo adesso a dialogare, a parlare, a sentire l'uno il dolore dell'altro, andremo avanti da una guerra a un'altra, a un'altra ancora, senza fine.

E questo non è un bene né per i palestinesi, né per gli israeliani. Abbiamo bisogno di decidere e iniziare un vero cammino di pace, fermando subito questa guerra di Gaza.

 

Un dialogo fra Israele e la Palestina, dovrebbe avere precisi interlocutori, ma chi guida i palestinesi?  A Ismail Haniyeh, il leader di Hamas a Gaza, sfugge la situazione; Khaled Meshaal comanda i palestinesi da Doha (Qatar); Mahmoud Abbas è un presidente dimissionario. Non c'è un unico interlocutore palestinese.

Non sono d'accordo.  Proprio questa guerra sta facendo emergere l'importante ruolo costruttivo della leadership di Ramallah [Mahmoud Abbas].  Oggi  chi sta a Ramallah si è avvicinato al sentire del popolo e sta esprimendo la voce anche della gente di Gaza. Meshaal ha incontrato Abbas; Saeb Erakat [negoziatore palestinese dell'Olp] è andato ieri a Doha per parlare con Meshaal: questi sono tutti segnali che l'Autorità palestinese è la voce di tutto il popolo palestinese.

Io penso che il problema stia soprattutto con Israele: se davvero vuole la soluzione dei due popoli, due Stati. E se non vogliono questa soluzione, che cosa si prospetta? Andare avanti come adesso?  Non è possibile: nella West Bank il 50% della popolazione palestinese è sotto i 25 anni; a Gaza è il 75%. Cosa fare con queste persone? Non hanno lavoro, non hanno futuro, non hanno prospettive economiche...  Voi dite che il problema è Hamas. Ma non è vero; Hamas  non è l'unico problema: è necessario dare un futuro a questa gente con un impegno a livello politico, culturale, economico. Per questo i politici non devono solo "giocare", ma offrire soluzioni. Se il governo israeliano non porta soluzioni, anche se distrugge tutti i tunnel oggi, la gente è ancora lì, Gaza è ancora lì.  E anche se elimini Hamas, poi cosa succede?

 

Come vede l'atteggiamento della comunità internazionale?

Purtroppo sentiamo attorno a noi i politici dell'Unione europea e quelli degli Stati Uniti che hanno gettato la spugna e dicono: Non possiamo fare nulla. E allora?  Cosa volete fare? Portare un po' di aiuti economici per l'emergenza? Prendersi cura dei 250 mila sfollati dell'Onu (che forse sono mezzo milione, aggiungendo quelli nelle scuole cattoliche, nelle chiese, negli ospedali...) non risolverà nulla. E dopo? Una nuova guerra? Fate crescere un gruppo che vi odia? Che un giorno vi potrà fare guerra? I palestinesi possono avere molte responsabilità, ma quella di Israele dov'è? Se i leader israeliani non vengono fuori con una proposta per il futuro una volta per tutte, si rimane impantanati nella violenza. E questi sarebbero i leader che si preoccupano della sicurezza della loro stessa gente?

Come uscire da questa empasse? E' importante rispondere ai nostri popoli. Il mio pensiero è che se non c'è una mossa per risolvere in modo definitivo il problema israelo-palestinese, la tragedia a cui stiamo assistendo in questi giorni a Gaza, si ripeterà di continuo, all'infinito 

 

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Abbas chiede il rilascio di Marwan Barghouti e di altri prigionieri
21/03/2014
Il problema delle colonie nella West Bank e a Gerusalemme frena i colloqui tra Israele e Palestina
16/09/2010
Israele e Anp tornano a parlarsi: a tema la “pace economica”, non quella politica
03/09/2009
Israele rifiuta il rapporto Onu che l’accusa di crimini di guerra a Gaza
17/10/2009
Decine di raid aerei su Gaza in risposta ai missili di Hamas
08/07/2014