20/06/2020, 08.00
ISRAELE - PALESTINA
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Leader cristiani: il Covid-19 ha oscurato i mali storici della Terra Santa

Per i capi emeriti della città santa la pandemia ha “deviato l’attenzione” dalle questioni di giustizia e pace a “vita e morte”. Ma i problemi di un tempo restano irrisolti. Timori per il futuro dei cristiani palestinesi, costretti alla fuga all’estero. Nel diritto e nelle risoluzioni internazionali la via per la convivenza. 

Gerusalemme (AsiaNews) - La pandemia di Covid-19 ha “deviato l’attenzione” dalle questioni di “giustizia e pace” ai problemi “di vita e di morte” e “anche noi condividiamo questa afflizione globale” e “chiediamo a Dio misericordia”. Tuttavia “siamo preoccupati per i vecchi mali che affliggono la nostra terra”, fra i quali la disputa centenaria “fra due popoli in una terra”. È quanto scrivono in un appello, inviato ad AsiaNews, tre capi emeriti delle Chiese di Gerusalemme, che non nascondono i loro timori “per le sofferenze e le ingiustizie” e si appellano ai leader mondiali perché “agiscano per aiutare” il processo di riconciliazione. 

In una lettera congiunta, il patriarca emerito di Gerusalemme Michael Sabbah, il vescovo emerito anglicano Riah Abu El Assal e il vescovo emerito luterano Munib A. Younan richiamano gli appelli lanciati di recente dagli attuali capi delle Chiese della città santa. Essi chiedono risposte “al nostro appello univoco dalla Terra Santa” perché ne sia restituita nel suo complesso la “santità, applicando il diritto internazionale e riconoscendo i diritti di base di tutti i suoi cittadini”.

Il nuovo esecutivo, frutto dell’accordo fra il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il leader dell’opposizione Benny Gantz, ha fra gli obiettivi l’annessione di territori e la regolarizzazione delle colonie. Un progetto in parte bocciato dalla Corte suprema e bollato come “Apartheid del 21mo secolo” da esperti Onu. Esso preoccupa i i vertici cristiani di Terra Santa, che parlano di politica “grave e catastrofica”, col benestare degli Usa nel contesto del controverso “Accordo del secolo”.

Il timore dei leader cristiani è rivolto “al futuro dei cristiani palestinesi” che non vedono spiragli “di giustizia all’orizzonte” e sono oggetto di continue “pressioni” verso la fuga all’estero. Per questo è “tempo di agire” per “estinguere i focolai” di tensione che infiammano questa Terra Santa. E “la soluzione è nota: solo una pace giusta può mettere fine all’odio, all’oppressione e alle sofferenze di molti in un’area benedetta da Dio”. 

Per i capi emeriti, la città santa “è la chiave di questa pace”, non solo fra israeliani e palestinesi ma pure fra cristiani, ebrei e musulmani. Oggi non è “una città di pace, ma di lotte e di conflitti”. Essa deve diventare il luogo di “riconciliazione, giustizia e uguaglianza” perché una pace qui si trasformerà “nella pace per tutto il mondo”. Israele, proseguono, deve “allentare la tensione e attenersi alle risoluzioni delle Nazioni Unite”, perché “l’occupazione militare e la colonizzazione della Palestina sono le ragioni alla base del conflitto perenne”. 

La soluzione all’annosa controversia è “già stata individuata molti anni fa” ed è contenuta nelle “numerose risoluzioni Onu”. La maggioranza delle nazioni “già riconoscono sia lo Stato di Israele che lo Stato di Palestina: la nostra invocazione è semplice - concludono i leader cristiani - applicate quanto è riconosciuto” a livello internazionale e “aiutate Israele ad avere la sua sicurezza e la Palestina la propria indipendenza”, perché entrambe “possano vivere fianco a fianco in pace, giustizia, uguaglianza e democrazia. Basta odio, basta morte, solo giustizia, uguaglianza, vita”.

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