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  • » 30/12/2017, 12.28

    EGITTO

    Mar Mina, i copti in lutto seppelliscono i morti dell’attentato

    Loula Lahham

    Sono otto i fedeli uccisi in una sparatoria all'ingresso della chiesa. Nell'attacco rivendicato dall’Isis. Morti anche due agenti di polizia. La prontezza dei fedeli e l’appello dell’imam della moschea per soccorrere i ‘fratelli copti’ hanno evitato ulteriori vittime. Dal 2011, i copti nel mirino degli islamisti.

    Il Cairo (AsiaNews) – Una folla di centinaia di uomini e donne in collera e singhiozzanti, con dozzine di vescovi, sacerdoti e religiosi ha accompagnato la sepoltura di alcune delle vittime dell’ultimo attentato terroristico contro la comunità copta d’Egitto. Grida di dolore hanno più volte interrotto la recita delle preghiere e la lettura del Vangelo, scena che ha avuto luogo molte volte nel 2017 in Egitto.

    Ieri sera, il vescovo copto-ortodosso di Helwan ha seppellito gli otto fedeli uccisi in una sparatoria all'ingresso della chiesa di Mar Mina (Saint Menas), nell'omonimo sobborgo, circa 30 km a sud dalla capitale egiziana. L'attacco rivendicato dall’Isis risale alla mattina, quando uomini incappucciati hanno aperto il fuoco con armi automatiche verso il luogo dove si trova la chiesa, affollata di fedeli giunti per la solita messa del venerdì [che nei paesi islamici sostituisce quella della domenica, giorno lavorativo, ndr].

    Gli aggressori hanno prima attaccato un negozio di proprietà di due fratelli copti e li hanno uccisi, quindi si sono diretti verso l'ingresso della chiesa, dove hanno ucciso altri sei fedeli, tra cui tre donne. Altri cinque sono rimasti gravemente feriti. Due agenti di polizia incaricati di proteggere la chiesa hanno individuato i terroristi ed hanno tentato di fermarli, ma anch'essi sono stati uccisi. Di fronte alla chiesa, gli esperti delle forze di sicurezza hanno poi disinnescato due ordigni esplosivi.

    Secondo p. Andraos Azmi, parroco di Mar Mina, gli aggressori hanno prima ucciso gli agenti di polizia di servizio presso la chiesa, come di solito accade in questo periodo di celebrazioni natalizie e di fine anno. Essi hanno poi cercato di penetrare all'interno della chiesa, “ma abbiamo subito chiuso le porte. Tuttavia, sono stati in grado di uccidere alcuni dei fedeli che erano all'ingresso”. Un altro prete, p. Antonio Daniel, elogia il ruolo dell'imam della moschea di fronte, che ha annunciato all’altoparlante che la chiesa era sotto attacco e che era necessario salvarla, chiedendo ai suoi fedeli di lasciare la moschea per soccorrere i fratelli copti. Senza questi due fatti significativi il numero delle vittime sarebbe potuto essere maggiore.

    Dopo le rivoluzioni della cosiddetta Primavera araba del 2011, i copti, i cristiani d'Egitto, sono stati bersaglio di diversi attacchi mortali da parte dei vari sostenitori dell'islam politico: Fratelli musulmani, salafiti, Stato islamico (Daesh) e membri di Wilayet Sinai, ramo egiziano di Daesh, operativo nella penisola del Sinai. Oltre all’attentato di ieri, il 22 dicembre scorso 5mila manifestanti musulmani si sono diretti verso una piccola chiesa nei sobborghi di Guiza, con l’intenzione di demolirla e gridando slogan anti-cristiani. Essi hanno profanato l’edificio, prima che le forze di sicurezza potessero disperderli. Il 26 maggio 2017, un autobus con pellegrini cristiani in visita al monastero di Amba Samuel è stato attaccato da terroristi che hanno ucciso almeno 28 persone e ne hanno ferite altre 22.

    La domenica delle Palme, due chiese in due città nel nord dell'Egitto, Alessandria e Tanta, sono state bombardate e 43 persone sono state uccise. A febbraio, ancora nell'anno 2017, centinaia di copti erano fuggiti dalle loro case ad Al-Arich, capitale del governatorato del Sinai del Nord, lasciando le loro case ed i loro beni: i combattenti di Wilayet Sinai, avevano ucciso 7 di loro nell’arco di tre settimane. Il 2016 non è stato migliore. Sono 30 i morti nell'esplosione della chiesa di Boutrossiya, nel cuore del Cairo e all'interno del recinto del patriarcato copto ortodosso. A queste violenze si aggiungono rapimenti, atti di discriminazione ed emarginazione, violenze e matrimoni forzati con giovani cristiani.

    Alla luce di tutto ciò, la celebrazione ufficiale della messa del Natale copto, presieduta da papa Tawadros II, si svolgerà in una cattedrale costruita nella nuova capitale amministrativa d'Egitto, alla presenza del presidente egiziano Abdel-Fattah Al-Sissi. Il terremo di 63mila metri quadri accoglierà circa 8mila fedeli divisi in due grandi cappelle. Nel complesso sono previste decine di sale per le varie attività.

    Di seguito riportiamo alcune delle voci raccolte sui tragici fatti avvenuti ieri.

    Mi sono svegliato il giorno della mio riposo settimanale di soprassalto, con il suono delle armi automatiche usate nell'attacco.

    Abdel-Fattah, testimone

    Signora, capite quanto sono felici le persone? Questo è il dono che ci fanno ogni anno nella stessa data.

    Passante a Caroline Kamel, giornalista copta

    I musulmani non sono tutti terroristi. Gli agenti di sicurezza hanno perso la vita difendendo la chiesa. Lo sceicco della moschea ha chiamato i residenti del quartiere a salvare i loro fratelli copti. I musulmani hanno di fatto arrestato uno degli autori dell’attacco e molti di loro hanno donato il sangue agli ospedali che hanno curato i feriti. C'è ancora speranza in questo Paese.

    John Abdel-Messih, testimone copto

    Il video dell'assalitore che cammina tranquillamente con la pistola lungo una strada vuota è sconcertante. C'è un esperto di sicurezza che può spiegarlo?

    Gamal Sultan, giornalista di tendenza islamista

    Uccidere è più gradito a Dio che dire al mio vicino cristiano “Buon Natale”? Dove sono finiti i nostri valori e la nostra umanità?

    Dr. Twitter, pseudonimo di un utente

    Lo Stato ritiene che ogni attacco militare sia un successo nella sua lotta contro i membri del presunto Stato islamico. Ma non ci sono prove che il terrorismo perpetrato contro copti, musulmani, polizia ed esercito finirà. Al contrario, il loro numero è in aumento.

    Chadi Al-Ghazali Harb, attivista politico

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