07/07/2018, 09.29
SIRIA
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Maristi di Aleppo: situazione migliorata, ma pesano disoccupazione e attacchi isolati

Nabil Antaki, medico e membro laico dell’ordine, parla di situazione economica “ai minimi storici”. La vita è “assai cara” e gli stipendi “bassi”, una famiglia non vive in modo “dignitoso”. Preoccupano i lanci di mortai dei gruppi ribelli a ovest della città, che provocano morti e feriti. L’impegno del gruppo cristiano per poveri e bisognosi.

 

Aleppo (AsiaNews) - Ad Aleppo la vita quotidiana “è in progressivo miglioramento” grazie alla crescente fornitura di acqua ed elettricità, sebbene ancora razionate, e aumenta anche la “disponibilità di prodotti” sui banchi dei mercati. È quanto racconta nella sua 33ma lettera da Aleppo Nabil Antaki, medico e membro laico dell’ordine dei frati Maristi blu. Tuttavia, aggiunge il leader cristiano, la situazione economica “è ai minimi storici: la disoccupazione è molto elevata, la vita è assai cara, gli stipendi bassi e non permettono a una famiglia di vivere in modo dignitoso”. Ecco perché molti di quanti sono fuggiti “non sono voluti rientrare ancora”.

Dal punto di vista della sicurezza, prosegue il medico nella lettera giunta ad AsiaNews, le condizioni sono “buone” in seguito alla “evacuazione dei gruppi armati” e dalla liberazione “dai terroristi di al-Nusra”. Ciononostante, “mortai lanciati dai ribelli dislocati a ovest di Aleppo continuano a cadere ogni giorno su alcuni quartieri periferici. Il 27 giugno la giornata peggiore degli ultimi 18 mesi” con lanci continui che hanno provocato “numerosi morti e feriti”.

In questa situazione, migliore rispetto al passato, ma ancora critica, i Maristi blu proseguono la loro opera di assistenza alla popolazione “con la distribuzione di pacchi alimentari e sanitari” alle famiglie più bisognose. Tuttavia, avverte Nabil Antaki, “queste distribuzioni dovranno finire un giorno” e la priorità deve essere quella di “trovare un lavoro”.

Il dottor Antaki è nato ad Aleppo, è sposato e ha due figli che vivono negli Stati Uniti. Laureato all’università di san Giuseppe a Beirut e specializzatosi in Canada, ha fondato assieme alla moglie l’associazione dei Maristi blu, realtà che opera nel settore medico e si occupa di indigenti. Egli è uno dei pochi dottori rimasti in città anche nei momenti più bui del conflitto, quando la professione medica e gli ospedali erano uno degli obiettivi sensibili. Una escalation di violenze e morti che ha determinato, negli ultimi anni, una vera e propria emorragia di professionisti dal Paese.

Egli lamenta una crescente disattenzione della stampa e delle massime istituzioni mondiali alle sofferenze causate dalla guerra. “Il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme - scrive -, la tragedia dei migranti, le elezioni in alcuni Paesi europei, il summit Trump- Kim-Jong-un e persino i mondiali di calcio” hanno allontanato i media internazionali. “Tuttavia - avverte - la situazione in Siria continua a destare preoccupazione e viviamo su una polveriera”.

In una situazione critica il gruppo attivista cristiano prosegue i progetti a favore della popolazione, come i corsi di formazione dedicati agli adulti per facilitarli nella ricerca di un impiego. “In un anno e mezzo - ricorda - abbiamo già finanziato 50 progetti e permesso a più di 90 famiglie di vivere dei proventi ricavati dalla propria professione”.

In  Siria è tuttora presente il rischio di una “regionalizzazione” del conflitto per la presenza di diversi attori: Stati Uniti e Francia nel nord-est, con il pretesto di difendere i curdi; i turchi, in seguito alla invasione della regione di Afrin nel nord-ovest; infine i raid aerei di Israele in diverse aree del Paese nella più totale “impunità”. Ecco perché, conclude il dottor Antaki, resta prioritaria l’opera di assistenza umanitaria e di aiuto alle popolazioni più deboli.

 

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