19/09/2008, 00.00
CINA
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Melamina anche nel latte fresco cinese

Trovata in circa il 10% del latte di tre ditte leader che coprono il 60% del mercato. La sostanza può essere cancerogena. Da Usa e Ue richiesta di “spiegazioni”. Ora migliaia di genitori chiedono risarcimenti. Esperti: occorre completa trasparenza per salvare le ditte coinvolte e ripristinare la fiducia.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Melamina è stata trovata anche in circa il 10% dei campioni di latte fresco di tre ditte leader (China Mengniu Dairy,  Bright Dairy & Food e Inner Mongolia Yili Industrial Group), che insieme nel 2007 hanno coperto oltre il 60% del mercato cinese.

La Starbucks, maggiore catena mondiale di caffé, ha subito annunciato che non userà più il latte della Mengniu nei suoi oltre 300 locali in Cina, rimpiazzandolo con latte di soia prodotto a Hong Kong. Il governo di Hong Kong ha già vietato la vendita dei prodotti della Yili, grande sponsor delle Olimpiadi. Robert Madelin, direttore della Commissione dell’Unione europea per la protezione della salute e dei consumatori, ha detto oggi che questo latte in polvere non è importato nell’Ue, ma che “siamo in contatto con i nostri colleghi cinesi” e che aspettano di avere “una completa spiegazione”. Identica attenzione e cautela da parte di Nancy Nord, presidente della Commissione Usa per la sicurezza dei prodotti per il consumo.

Lo scandalo è scoppiato la settimana scorsa quando la melamina, sostanza usata per produrre plastica e fertilizzanti, nociva per l’uomo, è stata scoperta nel latte in polvere della Sanlu. Almeno 6.244 neonati nutriti con questo latte sono risultati malati ai reni, circa 1.300 sono stati ricoverati con gravi insufficienze renali e almeno 4 sono morti: compreso un bambino di 8 mesi morto il 7 agosto a Yanqi (Xinjiang) per problemi renali, nutrito con latte Sanlu.

Passato il primo sgomento, ora migliaia di genitori chiedono risarcimenti e annunciano azioni legali.

Le ditte coinvolte per ora negano ogni responsabilità. Dopo la Sanlu, anche Mengniu, Syrutra e Yili hanno espresso “le più profonde scuse” ai consumatori, promettendo di richiamare i prodotti avvelenati, pagare le spese mediche e assicurando che sono in corso “accertamenti” sulle cause. Ma esperti osservano che la presenza di melamina è troppo diffusa per far pensare a cause accidentali o alla disonestà dei produttori di latte. Anche considerato che la Sanlu e almeno altre  sei delle 22 ditte produttrici di latte “alla melamina” erano esentate dai controlli governativi, in quanto considerate di alta qualità, ma con obbligo di svolgere comunque in proprio regolari controlli.

Tutti si aspettano che il governo faccia chiarezza e punisca i responsabili, perché solo una “completa trasparenza può salvare le marche avvelenate”: è in pericolo l’intera industria casearia cinese, un giro di circa 19 miliardi di dollari annui. Intanto la polizia ha arrestato 18 persone, accusate di aggiungere la melamina, tra cui 12 dipendenti e dirigenti delle industrie casearie. In carcere anche la presidente Sanlu Tian Wenhua, indagata insieme a numerosi dipendenti e funzionari pubblici.

Lo Stato è sotto accusa anche perché la notizia era già emersa il 2 agosto, ma è stata resa pubblica solo dopo un mese e mezzo: l’Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto a Pechino perché ciò sia accaduto.

La melamina è ricca di azoto e fa sembrare un prodotto più ricco di proteine, ad esempio il latte “diluito” con acqua. Non ci sono grandi studi sull’effetto per l’organismo umano. Chan King-ming, professore di biochimica all’Università cinese di Hong Kong, dice che gli animali che hanno ingerito melamina possono sviluppare tumori nella vescica e che c’è il rischio che la sostanza sia molto usata in mangimi e fertilizzanti, così da finire in carne e vegetali. (PB)

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