12/02/2018, 10.37
INDONESIA
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Monaco buddista minacciato dagli islamisti (Video)

di Mathias Hariyadi

È accusato di proselitismo. A scatenare l’ira dei radicali un progetto benefico del religioso, costretto a leggere e sottoscrivere un’ammissione di colpa. Le autorità hanno deliberato che le accuse mosse dagli integralisti sono prive di fondamento.

Jakarta (AsiaNews) – Nel villaggio di Kebon Baru (provincia di Banten), un gruppo islamico radicale sconosciuto ha costretto il monaco buddista Mulyanto Nurhalim a sottoscrivere un accordo, nel quale il religioso si impegnava ad abbandonare la propria dimora in seguito ad accuse di proselitismo. L’episodio è accaduto lo scorso 4 febbraio, ma è stato portato alla luce solo sei giorni dopo la diffusione virale del video che ritrae il monaco leggere e firmare il documento.

A scatenare l’ira degli islamisti è stato un progetto benefico intrapreso dal monaco buddista. Spargendo uova di pesce, egli intendeva trasformare un fosso abbandonato, dove un tempo gli abitanti del villaggio estraevano sabbia, in  un vivaio di pesca da mettere a disposizione della comunità. Gli estremisti hanno tuttavia accusato Mulyanto Nurhalim di voler fare proseliti tra i musulmani locali, attraverso la sua “sollecitazione emotiva”.

“Dichiaro l’intenzione di lasciare la mia casa di Babad, distretto di Legok, entro il prossimo 10 febbraio – afferma il monaco nel filmato leggendo un documento –  Mi impegno a non fare più rituali o recitazioni di preghiera (a casa mia), dal momento che altri buddisti (dei villaggi vicini) hanno regolarmente fatto visita per unirsi a me. Parti terze hanno considerato le loro visite ‘attività di preghiera’ che hanno sollevato le immediate preoccupazioni della popolazione locale. Se solo un giorno violerò questo ‘accordo’, non opporrò alcuna obiezione ad azioni legali nei miei confronti. Questa lettera è sottoscritta senza alcuna intimidazione”. “Vi va bene così?”, esclama il monaco verso la fine del filmato, mentre una voce fuori campo lo incalza a firmare il foglio che tiene tra le mani. “Prima lo devi firmare, dai, firmalo!”, risponde un uomo.

Il 7 febbraio, le autorità locali hanno tenuto un incontro chiarificatore, alla presenza del monaco e delle “parti terze”. Alcuni abitanti del villaggio hanno accusato il religioso buddista di aver adibito la sua abitazione a “centro di preghiera segreto” e hanno richiesto che non vi si introducessero più oggetti ed accessori sacri. Mulyanto Nurhalim ha respinto le accuse, affermando che i buddisti erano soliti portagli solo cibo ed altri beni di prima necessità. Al termine della discussione, le autorità hanno deliberato che le accuse mosse dagli integralisti sono prive di fondamento e che le visite regolari dei buddisti non possono considerarsi attività religiose.

A preoccupare la società civile indonesiana è l’aumento degli episodi di intolleranza religiosa verso le minoranze. Lo scorso 27 dicembre a Banguntapan, sobborgo di Yogyakarta (nell’isola di Java), gruppi di fondamentalisti islamici hanno disturbato e protestato contro le opere di carità organizzate dalla comunità cattolica di St. Paul’s Pringgolayan. I moderati hanno espresso dure critiche anche all’indirizzo del sultano Hamengku Buwono X, governatore della regione a statuto speciale. Commentando la vicenda, il monarca aveva dichiarato che “non vi è bisogno di manifestare la propria identità religiosa, quando si fa beneficienza”.

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