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» 26/09/2009
IRAQ - VATICANO
Mons. Sako: Sinodo speciale per il Medio oriente, il coraggio contro la disillusione
di Louis Sako
L’arcivescovo di Kirkuk ringrazia il papa per aver indetto il prossimo sinodo e spinge i vescovi e patriarchi a una riforma missionaria delle Chiese orientali: attuare il Concilio Vaticano II; rievangelizzare i cristiani; missione verso l’islam; dialogo con l’ebraismo; concreta unità fra cattolici e ortodossi.

 Kirkuk (AsiaNews) - Il Santo Padre Benedetto XVI ha convocato un sinodo speciale per il Medio oriente, che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema "La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza". Per l’occasione, vorrei esprimere i miei ringraziamenti al Santo Padre per questa opportunità e ricchezza data a tutti noi.  

La Santa Sede vuole che le Chiese orientali progrediscano, ma esse stesse devono contribuire pienamente, sostenendo questo cammino comune: a questo sinodo, ogni Chiesa è chiamata a partecipare da protagonista. Ogni Chiesa è invitata ad andare avanti, a ricercare quell’aggiornamento globale che tende a ringiovanirla hic et nunc. Il Sinodo potrebbe essere una nuova Pentecoste.

Ci è di grande aiuto guardare all’esperienza del Concilio Ecumenico Vaticano II. La maggioranza  delle nostre Chiese non ha ancora messo in pratica gli orientamenti del Concilio.

Perché il Sinodo abbia un effetto positivo, le Chiese orientali devono  approfittare  molto di questo impulso dello Spirito per riscoprire la loro identità e missione, per realizzare unità e comunione, per rendere attuale il proprio impegno e la testimonianza. Devono dire le  cose pratiche e concrete, presentando in modo obbiettivo e coraggioso la situazione.

La Chiesa è ecumenica per natura. Questo sinodo è un tempo privilegiato e intenso: non bisogna perdere l’occasione propizia. Le Chiese Orientali devono aprirsi allo Spirito Rinnovatore e uscire dal passato, da una storia rigida, per vivere nell’oggi, in questo tempo, e preparare il futuro. La Chiesa ha una sua vocazione, chiamata, missione. La fedeltà alle radici non può voler dire chiusura, ma impegno ad essere fedeli all'uomo d'oggi, che è cambiato. Ogni Chiesa locale deve assumersi la propria responsabilità e trovare poi il modo migliore di tradurre le direttive di questo sinodo nella società attuale. Date le possibilità, una Chiesa da sola non è capace di fare fronte a questo, ma insieme e in comunione con la Chiesa universale, tutto è possibile.

Molti sono i problemi da studiare.        

Ne presento alcuni: 

1)      La riforma liturgica. Le Chiese  orientali sono Chiese e non etnie; hanno una missione aperta a tutti e non solo ai propri fedeli (caldei, siri, copti... ). Come dice san Giovanni Crisostomo, la liturgia è per l'uomo. Le Chiese Orientali sono quindi chiamate ad operare una riforma liturgica seria e appropriata al contesto in cui vivono i fedeli, pena la perdita di tanti di loro, che aderiranno piuttosto alle varie sette religiose.

2)      E’ necessario dare più importanza e spazio alla Sacra Scrittura. In alcune Chiese ci sono finora due tavole: l'Eucaristia e la Bibbia. Non bisogna disdegnare nessuna delle due mense che ci sono preparate!

3)      La riforma delle strutture (diocesi e i territori), che risalgono al Medioevo. Ci sono diocesi molto piccole, con un prete o due. Come si può fare? Poi c’è la situazione dei cristiani del Medio oriente che vivono nella diaspora...  I cristiani orientali  non devono  rinchiudersi esclusivamente nelle proprie comunità.

4)      L’emorragia umana, ossia l'emigrazione dei fedeli da Iraq, Terra Santa, Libano... Non è solo colpa degli “altri” se il Medio oriente si svuota dei cristiani, ma anche dei cristiani stessi. La Chiesa orientale deve avere una visione chiara, con piani concreti per arginare questo esodo.  É necessario un lavoro comune con tutte le Chiese, presentandosi con una sola voce alle autorità locali. Forse  ci vuole una nuova evangelizzazione dei  cristiani orientali.

5)      L'unità con le Chiese sorelle. In pratica ora è poca cosa, a parte qualche piccolo progetto di costruzione di abitazioni. É urgente dare una testimonianza comune! I musulmani non sempre capiscono le divisioni e le denominazioni dei cristiani.  É importante restaurare l'unità  fra  ortodossi e cattolici, soprattutto considerando che a livello dogmatico esse sono già unite (ne fanno testo le Dichiarazioni di fede comune fra la Santa Sede e varie Chiese sorelle). In pratica oggi si fa poco con gli altri cristiani. Ogni chiesa continua a darsi da fare solo per i propri fedeli. Da parte delle Chiese ortodosse si parla di mancanza di solidarietà e mancanza di carità.

6)      L'islam: i cristiani devono aprirsi alla dimensione missionaria della loro presenza in terra musulmana. La loro partenza è una perdita: anche per i musulmani, un Oriente senza cristiani non sarebbe più lo stesso.  È importante anche il dialogo con gli ebrei, così da aiutare la separazione fra ebraismo e sionismo. Occorre promuovere il “dialogo interreligioso” partendo da identità diverse - siano esse culturali, storiche, sociali - attraverso le quali fondare un rapporto basato sulla “comprensione reciproca”, capace di portare la “pace in aree in cui è ancora forte la tensione fra fedeli di religioni diverse". Purtroppo, specie dopo l’11 settembre, la religione è diventata  espressione di identità politica! Testimoniare l’incrollabile amore di Dio per gli uomini e la Sua onnipotenza è il compito che in modo rinnovato accettiamo di assumerci. Vogliamo credere alla speranza, nonostante la disillusione e le molte difficoltà.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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