15/04/2011, 00.00
PAKISTAN
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Multan: minacce a infermiere cristiano, condannava il rogo del Corano e l’attacco alle chiese

di Jibran Khan
Waris Masih e la famiglia costretti a fuggire dalla loro abitazione. L’uomo ha esecrato con uguale forza gli attacchi contro l’islam e il cristianesimo. Per i colleghi musulmani, invece, bruciate chiese e bibbie è lecito. Sacerdote pakistano: l’Occidente deve pensare alle conseguenze delle sue azioni. Dal rogo del Corano, sette casi di violenze anticristiane.
Lahore (AsiaNews) – Continuano intimidazioni e minacce contro la comunità cristiana in Pakistan, vittima di vessazioni e abusi anche sul luogo di lavoro. L’ultimo di una lunga lista è Waris Masih, infermiere di Multan – città del Punjab – aggredito sul posto di lavoro per aver condannato, con la stessa forza, il rogo del Corano in Florida (Usa) e l’attacco alle chiese in Pakistan. Dal 20 marzo scorso si sono verificati almeno sette casi di violenze contro fedeli o luoghi di culto cristiani, in un Paese in cui una frangia estremista cavalca sempre più l’odio interreligioso.
 
Nelle scorse settimane si sono susseguite accese discussioni tra gli operatori sanitari della Autorità del Multan per lo sviluppo (Mda). Waris Masih, infermiere cristiano, ha esecrato il rogo del Corano in Florida, ma ha voluto al contempo condannare l’attacco alle chiese in Pakistan. La sua posizione ha scatenato un dibattito furioso, con alcuni colleghi impegnati a “osannare” le violenze contro i luoghi di culto cristiani e la profanazione della Bibbia – avvenuta l’8 aprile – da parte del 24enne Akhtar Hussain, davanti agli ingressi della chiesa cattolica di Sant’Antonio.
 
Il 12 aprile l’ennesima lite fra l’infermiere cristiano e un suo superiore ha scatenato la reazione di quest’ultimo, che ha prima attaccato poi minacciato Masih. Il giorno successivo un gruppo di fanatici ha bloccato Waris Masih, lo ha colpito e intimato di lasciare la città, altrimenti avrebbe subito una “punizione esemplare”. Rientrato a casa, egli ha scoperto che anche i parenti hanno subito intimidazioni e minacce; nella notte ha fatto perdere le proprie tracce e da due giorni non si hanno notizie della famiglia Masih.
 
Quello dell’infermiere cristiano è il settimo caso di attacco contro obiettivi o fedeli cristiani in Pakistan. L’escalation di violenze è conseguenza del folle gesto del pastore Wayne Sapp, che lo scorso 20 marzo in Florida ha bruciato un Corano, sotto la supervisione del predicatore evangelico Terry Jones. L’iniziativa è stata più volte condannata con forza da leader cristiani pakistani e indiani, perché compiuta da un cittadino Usa che non ha nulla a che vedere con i cristiani pakistani. Tuttavia, ha scatenato la reazione dei fondamentalisti islamici che, in pochi giorni, hanno attaccato tre chiese e ucciso due persone
 
Le discriminazioni si verificano anche suoi luoghi di lavoro. Il mese scorso personale sanitario cristiano a Lahore ha chiesto – come avviene per i musulmani durante il Ramadam – alcune deroghe all’orario di lavoro in occasione della Quaresima. In risposta, il vice-direttore sanitario li ha aggrediti e aumentato il carico di lavoro, passando da otto a 10 ore al giorno. Il 9 aprile, invece, un ordigno ha colpito una chiesa luterana a Mardan, città della provincia di Khyber, provocando danni alla struttura ma nessuna vittima.
 
Interpellato da AsiaNews p. Joseph Xavier riferisce che “l’odio crescente verso i cristiani è ormai un problema serio per il Pakistan”. Il rogo del Corano ha esacerbato gli animi e “sebbene i cristiani hanno condannato con forza il gesto, vengono ormai considerati agenti del governo americano, una cosa totalmente sbagliata”. Il sacerdote sottolinea che “abbiamo più volte condannato l’atto di Terry Jones” e invita l’Occidente a “pensare prima di agire”, perché “cristiani innocenti devono pagare le conseguenze dei loro gesti”.  
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