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    » 29/03/2011, 00.00

    PAKISTAN

    Terza chiesa attaccata: estremisti pakistani in guerra, per il rogo del Corano in Florida

    Jibran Khan

    Ieri pomeriggio un gruppo armato ha assaltato la chiesa cattolica di San Tommaso, nel distretto militare di Wah, a 45 km da Islamabad. I fondamentalisti hanno scagliato pietre e tentato di bruciare l’edificio. Vescovo della capitale: siamo cristiani pakistani, non abbiamo legami con gli Stati Uniti. Giovani cristiani: nessuna speranza nel futuro.
    Islamabad (AsiaNews) – Un gruppo armato composto da sette persone ha attaccato la chiesa cattolica di San Tommaso nel distretto militare di Wah, distante circa 45 km da Islamabad. L’assalto è avvenuto alle 6.30 del pomeriggio di ieri, mentre la guardia preposta alla sicurezza era assente. Gli estremisti hanno scagliato pietre, danneggiato l’edificio e cercato di appiccare il fuoco, ma non hanno sparato. Quello di ieri è il terzo attacco contro una chiesa pakistana in meno di una settimana. L’escalation di violenze è conseguenza del folle gesto – condannato a più riprese dai cristiani in Pakistan e India – del pastore Wayne Sapp, che lo scorso 20 marzo in Florida ha bruciato un Corano, sotto la supervisione del predicatore evangelico Terry Jones.
     
    Il custode della chiesa di San Tommaso conferma che l’attacco è avvenuto ieri, verso le 6.30 del pomeriggio, approfittando dell’assenza della guardia preposta alla sicurezza. Un gruppo composto da sei/sette persone armate ha fatto irruzione da una piccola porta e ha iniziato a lanciare pietre contro le finestre, spaccare i lumicini e hanno tentato di rompere la porta di ingresso. Il custode ha chiamato il sacerdote e la polizia; al momento è ancora sotto shock e non intende rilasciare dichiarazioni.
     
    Gli estremisti erano armati, ma non hanno sparato. Non riuscendo ad abbattere la porta, essi hanno cercato di darle fuoco. Il parroco della chiesa, p. Yousaf, è accorso sul luogo dell’assalto e ha cercato di tranquillizzare la piccola comunità cristiana. “È una reazione – afferma il sacerdote ad AsiaNews – alla profanazione del Corano in Florida, sebbene la comunità cattolica abbia condannato il gesto. Abbiamo sottolineato con chiarezza che non abbiamo alcun legame con gli americani. Al momento dell’assalto non c’erano guardie, la polizia è presente solo la domenica”.
     
    Il pastore Tariq Emmanuel, che vive vicino alla chiesa colpita, aggiunge che gli assalitori non hanno aperto il fuoco “solo perché è una zona di massima sicurezza” e i militari sarebbero accorsi subito in caso di spari. “Le forze dell’ordine – aggiunge – hanno chiesto di installare camere a circuito chiuso per la sicurezza e assumere guardie private di fede cristiana”, le sole disponibili. I cristiani ormai “non credono più alle promesse di tutela” della polizia, in special modo dopo gli assassinii di Salman Taseer e Shahbaz Bhatti. 
     
    Mons. Rufin Anthony, vescovo di Islamabad/Rawalpindi, condanna con forza l’ennesimo attacco alla comunità cristiana pakistana e prende ancora una volta le distanze dal rogo del Corano negli Stati Uniti. “Abbiamo già chiarito – sottolinea il prelato – che siamo cristiani pakistani, non americani. Più volte abbiamo ripetuto che non dobbiamo essere equiparati agli americani”. Egli aggiunge che la polizia “ha avviato le indagini”, ma in passato la struttura “non aveva ricevuto minacce di alcun tipo”.
     
    Il vescovo di Islamabad punta il dito contro quello che definisce l’aspetto “più inquietante” della vicenda. “La chiesa di San Tommaso – precisa – è situata nei pressi di una zona ad alta sicurezza, in cui è dislocato l’unico deposito di munizioni in Pakistan, quindi un’area blindata. Inoltre vi sono 4 sbarramenti agli ingressi del distretto militare di Wah, quindi gli assalitori non provenivano dall’esterno”. Il prelato invita a prendere misure urgenti e anticipa l’intenzione di “organizzare un incontro con i leader cristiani, la Chiesa anglicana e altre denominazioni protestanti per esaminare l’attuale situazione” delle minoranze. I giovani cristiani pakistani, infatti, non vedono alcun motivo di speranza nel loto futuro.
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