01/05/2013, 00.00
MYANMAR
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Myanmar: per contenere i musulmani, il governo propone la limitazione delle nascite

Con l’obiettivo di arginare le tensioni confessionali, un comitato governativo propone la pianificazione familiare fra i Rohongya e altri gruppi islamici birmani. Attivisti per i diritti umani: “Soluzione agghiacciante”. Ieri nuove violenze islamo-buddiste in una cittadina a nord di Yangon, nel mirino una moschea e negozi.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Per allentare le tensioni interconfessionali in Myanmar, una commissione governativa - chiamata lo scorso anno a indagare sulle violenze contro i Rohingya nello Stato occidentale di Rakhine - propone di applicare programmi di pianificazione familiare, con il proposito dichiarato di contenere l'espansione della minoranza musulmana.

Il Comitato nominato nel 2012 dal presidente Thein Sein, e formato da 27 membri di varia estrazione, ha sottolineato che "vi sono poche possibilità" che gli oltre 100mila sfollati Rohingya possano tornare nelle loro abitazioni; inoltre, la sempre maggiore divisione fra buddisti e musulmani è una "soluzione temporanea dalla quale, al momento, non si può prescindere".

A dispetto degli appelli alla calma di organismi internazionali, leader cattolici e attivisti locali si fa sempre più problematica la questione interconfessionale in Myanmar, dove il nazionalismo religioso alimentato da disegni politici di esponenti della ex giunta militare rischia di acuire la crisi fra buddisti e musulmani. Kyaw Yin Hlaing, uno dei membri di Myanmar Egress, aggiunge che un ritorno dei Rohingya "scatenerebbe altri scontri" che, ad oggi, hanno causato quasi 200 morti.

Nel rapporto elaborato dalla commissione filo-governativa vengono rilanciate le "preoccupazioni" della maggioranza buddista birmana nello Stato di Rakhine, per la crescita della popolazione musulmana che è considerata alla stregua di "immigrati clandestini". Per questo vengono evocati programmi di pianificazione familiare, che potrebbero "in qualche modo mitigare" la crisi.

Attivisti e organizzazioni pro diritti umani non nascondono dubbi e perplessità in merito alla proposta. Fra le voci critiche vi è anche quella di Phil Robertson, vice-direttore per l'Asia di Human Rights Watch (Hrw), secondo cui è "agghiacciante iniziare a parlare di controllo delle nascite di un particolare gruppo (o etnia)".

Intanto non si fermano le violenze islamo-buddiste, che ieri hanno investito la cittadina di Oakkan, un centinaio di chilometri a nord di Yangon. La polizia è dovuta intervenire, esplodendo colpi di avvertimento, per disperdere una folla che aveva preso di mira una locale moschea e alcuni negozi di commercianti musulmani. All'origine dell'assalto pare vi sia un banale incidente: una donna ha sbattuto accidentalmente contro un giovane novizio della locale comunità monastica buddista, facendogli cadere la terra la ciotola per le offerte.

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