10/10/2015, 00.00
NEPAL
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Nepal sull’orlo della guerra civile: l'embargo dell'India scatena l’odio contro Modi

di Christopher Sharma
La comunità madhese aggredisce e deruba gli altri cittadini del Nepal e gli indiani che tentano di varcare il confine per il festival indù di Dashain. La minoranza si vendica anche per le sue richieste inascoltate nella Costituzione. Modi bersaglio di una preghiera di scherno nel più importante tempio indù. Bomba esplode nella città natale di Buddha, senza vittime; un’ambulanza data alle fiamme.

Kathmandu (AsiaNews) – La minoranza madhese che risiede nella regione meridionale del Terai (nel distretto nepalese di Morang) ha scatenato la violenza settaria contro chi non appartiene alla comunità, per protestare contro l’embargo non ufficiale decretato dall’India sulle esportazioni in Nepal. Il gruppo tribale, stremato da diverse settimane di blocco delle merci (anche dei beni di sussistenza), ha iniziato a derubare e attaccare coloro che passano la frontiera indiana, aggredendoli con armi fabbricate in casa. Nel frattempo, monta l’odio anti-indiano, con il premier dell’India Narendra Modi che viene schernito in una preghiera finta nel più importante tempio indù del Nepal.

Da quando è stata approvata la prima Costituzione laica e democratica del Nepal, l’India sta attuando un embargo non dichiarato che blocca alla frontiera tutti i camion o permette il passaggio solo di pochi convogli. Secondo le forze di sicurezza locali, schierate nelle zone di confine per riportare l’ordine a causa delle violente proteste delle minoranze, i madhesi stanno aggredendo i nepalesi che risiedono nelle aree di montagna e nella regione himalayana come vendetta nei confronti di Kathmandu, che non avrebbe inserito le loro richieste nella carta fondamentale. “Gli assalitori – riporta il poliziotto Naresh, che si trova nella zona di Birgunj [nel distretto di Parsa, al confine con lo Stato indiano del Bihar – ndr] – sfruttano la terra di nessuno tra i due Paesi per fare i loro attacchi. Molti indiani stanno provando ad entrare in Nepal per festeggiare il Dashain (il più grande festival della religione indù). Qui vengono bastonati e derubati. Noi non possiamo fare nulla perché non è territorio del Nepal, mentre la polizia indiana sta a guardare”. La cosa grave, continua, “è che stanno scatenando una violenza settaria, perché aggrediscono solo coloro che non appartengono alla comunità madhese”.

Oltre alla violenza fisica, il Samyukta Loktantrik Madhesi Morcha [l’unione di quattro partiti madhesi – ndr] ha incendiato un’ambulanza a Bardibas, nel distretto di Mahottari. L’8 ottobre, un ordigno rudimentale è esploso vicino Lumbini, luogo di nascita di Buddha. Gli autori del gesto sono ancora ignoti e non si registrano vittime.

L’embargo sta fomentando anche un sentimento di odio nei confronti di Modi, responsabile dell’iniziativa politica. Alcuni artisti famosi e funzionari del Nepal hanno inscenato una parodia del primo ministro indiano, deriso con una preghiera intitolata “Chhyama Puja” (“perdono dai peccati commessi”, con cui di solito si invoca l’intercessione delle divinità). Alla cerimonia hanno partecipato moltissime persone, tra cui comici e anche l’ex vice-segretario del governo.

La parodia ha assunto un significato particolare perché è stata organizzata al tempio Pashupatinath, il più famoso tempio indù del Paese, dove Modi si è recato a pregare durante la visita del 2014. L’obiettivo dichiarato dello scherno era “assolverlo dai peccati che ha commesso, imponendo l’embargo sulle merci dirette in Nepal”.

In questo contesto, il Dipartimento di Stato americano ha diramato un’allerta di viaggio con cui sconsiglia i propri cittadini a recarsi in Nepal. Nella nota si legge: “Dimostrazioni pacifiche possono diventare violente[...] Varie forniture, tra cui la benzina, scarseggiano […] Questa carenza può avere ripercussioni sui trasporti, il cibo e i beni primari”. Due compagnie aeree di bandiera cinesi – la China Eastern Airlines e la  China Southern Airlines – hanno sospeso i voli per Kathmandu per mancanza di carburante.

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