07/09/2015, 00.00
NEPAL
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Nepal: migliaia di giovani tribali fuggono in India per le proteste sulla Costituzione

di Christopher Sharma
I ragazzi sfruttano l’interruzione del coprifuoco in corso da 27 giorni. I manifestanti li spingono a unirsi alle proteste. Le proteste nella regione del Terai hanno fatto decine di morti. Giovani studenti non hanno sicurezza del proprio futuro. Comunità cattolica sopporta meglio di altre il coprifuoco.

Kathmandu (AsiaNews) - Migliaia di giovani nepalesi appartenenti alle minoranze madhese e tharu hanno sfruttato un’interruzione di poche ore del coprifuoco imposto dal governo nella regione del Terai (distretto meridionale dei Morang) per fuggire in India. Laxu, un giovane 21enne di etnia tharu, riferisce ad AsiaNews: “Da una parte i manifestanti vorrebbero imporci di partecipare alle proteste, dall’altra il governo di Kathmandu ci mette in guardia dal farlo e le forze di sicurezza - compresi polizia ed esercito - minacciano di arrestarci se ci uniamo ai dimostranti. Non abbiamo né lavoro né sicurezza. Per questo motivo io e altri 25 amici abbiamo deciso di fuggire dal nostro villaggio e cercare lavoro e sicurezza in India. Non torneremo fino a quando la situazione non sarà migliorata”.

È arrivato al 27mo giorno il coprifuoco imposto nella regione del Terai da Kathmandu, che nei giorni scorsi ha anche inviato l’esercito per sedare le accese proteste delle minoranze di etnia tharu e madhese. I due gruppi etnici lamentano di non essere stati tutelati dalla suddivisione del territorio del Paese [all’inizio sei province, ora passate a sette - ndr] prevista dalla Costituzione in esame in Parlamento. Gli scontri hanno già provocato decine di morti e la scorsa settimana i rappresentanti politici di entrambi i gruppi minoritari hanno abbandonato l’aula dell’Assemblea costituente mentre era in corso l’ultima discussione.

Secondo l’indiano S. K. Singh, funzionario di polizia al valico di frontiera di Gaddachauki (estremo nord-ovest del Nepal), più di 5mila nepalesi hanno attraversato il confine in pochi giorni nel suo check-point, spaventati per la confusione e la violenza presente nella regione meridinale. Alcuni di questi sono giovani studenti che ancora frequentano le scuole, come Niraj Sah, della nona classe. Il ragazzo spiega la sua decisone: “Io volevo studiare ma tutte le scuole sono chiuse. Gli abitanti del nostro villaggio ci costringevano a unirci ai manifestanti. La polizia invece apriva il fuoco su di noi e lanciava gas lacrimogeni”. Perciò lui e i suoi amici hanno deciso di andare in India, “dove almeno non saremo costretti a unirci alle proteste”. Non sanno però se riusciranno a continuare gli studi. “Centinaia di studenti come me sono incerti sul futuro della loro educazione”, riporta.

A causa delle proteste infatti, scuole e imprese private sono state chiuse per timore delle devastazioni dei manifestanti. L’ufficio locale della Caritas, situato a Nepalgunj nel distretto occidentale di Banke, è tra le organizzazioni caritatevoli interessate dalla situazione in corso. La comunità cattolica comunque è quella che sta sopportando meglio il coprifuoco e la Caritas organizza i lavori all’interno dei suoi locali.

John Rokaya di Kohalpur (distretto di Banke), dove si trova una piccola missione cattolica, dichiara: “Speriamo che entrambe le parti, governo e dimostranti, realizzino presto che il Nepal ha bisogno di dialogo e di risolvere i problemi”. Nelle scorse settimane anche i giovani cattolici hanno lanciato un appello ai coetanei delle altre religioni affinchè cessino i contrasti e riparta lo sviluppo del Paese.

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