31/10/2017, 13.29
VIETNAM
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Nghệ An, cattolici locali ancora nel mirino dei militanti di ‘Bandiere rosse’

di Huy Thuc

Aggressioni fisiche e verbali ai danni di fedeli e sacerdoti. La Chiesa impegnata per la difesa dei diritti delle vittime del disastro ambientale dell’aprile 2016. Il gruppo cerca di impedire proteste e petizioni contro la Formosa. Dietro i militanti il governo locale.

Hanoi (AsiaNews) – Non si fermano le violente aggressioni dei militanti di “Hội Cờ Đỏ” (Bandiere rosse foto) alla comunità cattolica della provincia di Nghệ An. Lo scorso 29 ottobre, circa 700 teppisti del gruppo pro-governo hanno assaltato a bordo di motociclette il comune di Sơn Hải, nel distretto di Quỳnh Lưu. Dopo aver seminato terrore tra gli abitanti del villaggio, essi si sono accampati con fare minaccioso presso la cappella di Văn Thai della parrocchia di Song Ngọc (diocesi di Vinh), dove hanno bivaccato e gridato insulti all’indirizzo del parroco.

P. JB. Nguyễn Đình Thục, vicario di Song Ngọc, p. Anton Đặng Hữu Nam, vicario di Phú Yên, sono solo alcuni dei sacerdoti, insieme al vescovo della diocesi mons. Paul Nguyen Thai Hop, ad esser definiti “nemici reazionari” dai militanti di Bandiere rosse. I sacerdoti e le loro chiese hanno guidato gli sforzi per aiutare le comunità di pescatori ad ottenere i dovuti risarcimenti dal Formosa Plastics Group, compagnia taiwanese riconosciuta responsabile per il peggior disastro ambientale della storia del Paese. Nell'aprile del 2016, un’imponente fuoriuscita di liquami tossici da un impianto situato nella provincia di Ha Tinh ha ucciso circa 115 tonnellate di pesci e ha lasciato senza lavoro milioni di pescatori e residenti delle quattro province costiere maggiormente colpite dal disastro.

I due vicari sostengono i diritti, le proteste e le azioni legali della popolazione contro le autorità vietnamite per la mancata distribuzione dei risarcimenti destinati alle vittime. Dall'inizio di quest'anno contro di loro il governo centrale e quello del distretto di Quỳnh Lưu hanno mobilitato un gran numero di organi di informazione in una campagna di false accuse. Dall’inizio di maggio, le autorità di Quỳnh Lưu hanno organizzato una serie di raduni e manifestazioni contro i due sacerdoti. I manifestanti, reclutati dal governo locale, hanno perfino chiesto che p. Nam venisse condannato a 20 anni di carcere o addirittura alla pena di morte.

Sin dalla sua fondazione in maggio, con le sue aggressioni Bandiere rosse cerca di impedire proteste e petizioni contro la Formosa. Il gruppo ha perfino denunciato i sacerdoti che hanno prestato assistenza legale alle vittime del disastro. “È possibile che continuino ad aggredire i fedeli e danneggiarne le proprietà. Se compiono tali atti di violenza, è chiaro che sono protetti dal governo locale. Questo è anche il modo dei comunisti di mettere a tacere una pacifica voce di dissenso”, afferma p. JB. Nguyễn Đình Thục. P. Anton Đặng Hữu Nam ha di recente dichiarato a Rfa: “Il loro scopo preciso è impedire le proteste contro Formosa e sbarazzarsi dei ‘nemici cattolici’”.

Nella giornata di ieri, p. Dominic Pham Xuan Ke e p. Joseph Nguyen Ngoc Ngu, due sacerdoti che si erano recati al Comitato del popolo di Diem My per denunciare alcune aggressioni, sono stati circondati da 300 teppisti. Lo scorso 4 settembre, circa 20 militanti di Bandiere rosse, vestiti in abiti civili e armati di pistole, bastoni e spray al peperoncino hanno fatto irruzione nella parrocchia di Thọ Hòa, nel distretto di Xuan Loc. Volevano affrontare il parroco p. Nguyễn Như Tân per un suo post su Facebook in cui egli auspicava una riforma politica nel Paese. Nello stesso mese, i teppisti si sono radunati presso il comune di Diễn Mỹ ed hanno malmenato i fedeli della parrocchia di Đông Kiều. In precedenza, gli squadristi avevano già aggredito in aprile la comunità cattolica di Văn Thai.

I teppisti di Bandiere rosse spesso portano i loro attacchi di notte, lanciando pietre e urla contro le case dei fedeli e creando un’atmosfera di terrore e violenza. Essi hanno più volte malmenato i cattolici con bastoni, distruggendo i loro effetti personali come motociclette, mobili e attrezzature. Ciò ha causato gravi disagi alle loro famiglie, che già vivono in condizioni precarie. La polizia locale ha più volte assistito a queste azioni, senza tuttavia intervenire. Inoltre, non hanno intrapreso alcuna azione per proteggere la gente. Molti degli abitanti di Văn Thai dichiarano ad Asianews: “Tra le fila di Bandiere rosse vi sono membri della polizia o della sicurezza comunista in incognito”. Il gruppo ha anche tentato, senza successo, di isolare la comunità impedendo gli scambi con i non cattolici. I cittadini accusano: “Gli aggressori agiscono nella più totale impunità. Le denunce e le petizioni presentate dopo le aggressioni sono state ignorate dalle autorità locali”.

Tuyết Lan, funzionaria governativa, dichiara: “Il gruppo è stato istituito per combattere la gente e tutti coloro che hanno lottato per proteggere l'ambiente. È quello che per cui si battono i cattolici vietnamiti, protestando contro la Formosa. In risposta, le autorità locali hanno perseguitato e imprigionato il loro popolo. Il governo provinciale ha indirizzato questi gangster a comportarsi in questo modo”.

P. JB. Nguyễn Đình Thục, che ha più volte invitato le autorità ad investigare sulle violenze, afferma: “Ribadiamo che si tratta di un complotto per condurre provocazioni violente e sopprimere i parrocchiani della comunità cattolica di Văn Thai. Di conseguenza, denunciamo tutti i pericolosi piani che intendono dividere il popolo cattolico dai non cattolici locali”. “Chiediamo al governo di rispettare e far rispettare la legge del Vietnam, proteggere la sicurezza delle vite e le proprietà dei cittadini. Ogni protesta dei fedeli per le provocazioni del gruppo, anche se per autodifesa, è molto pericolosa. Quindi, il governo deve essere ritenuto pienamente responsabile per tutte le situazioni che arrecano danni e disturbi nella località”, conclude il sacerdote.

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