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  • » 28/10/2014, 00.00

    PAKISTAN

    Non solo Malala: in Pakistan aumenta la discriminazione uomo-donna



    Nella speciale classifica elaborata dal Forum economico mondiale, il Paese è al 141mo e penultimo posto per disparità uomo-donna. Negli anni è precipitato di 30 posizioni. Il Nobel a Malala esempio e incentivo per un riscatto della donna. Un forum denuncia le condizioni delle lavoratrici domestiche, prive di status giuridico e diritto legale.

    Islamabad (AsiaNews) - Nel rapporto annuale relativo alla portata e all'ampiezza della disparità di genere (Global Gender Gap Report), il Pakistan si posiziona al 141mo (e penultimo) posto su un totale di 142 nazioni prese in esame. Elaborata dagli esperti del Forum economico mondiale (Wef), la speciale classifica relativa al 2014 - pubblicata oggi - conferma che nel Paese asiatico permangono ancora oggi enormi differenze fra i sessi. In particolare, la donna viene relegata in una posizione marginale in molti settori e ambiti della vita di tutti i giorni, dalle mura domestiche all'ambito professionale.

    Il rapporto prende in esame quattro elementi chiave di valutazione: la sanità, l'istruzione, l'economia e la partecipazione politica. Dai dati emerge che il Pakistan è 141mo in base alla partecipazione economica e alle opportunità per la donna; 132mo per il livello di istruzione; in termini di sanità e sopravvivenza è al 119mo posto; infine, il dato migliore è quello relativo alla partecipazione politica, che vede il Paese all'85mo posto. 

    I dati confermano dunque in tutta la sua portata il dramma della condizione della donna in Pakistan, nazione a larga maggioranza sunnita teatro da tempo di violenze, attentati contro singoli e istituzioni, abusi e persecuzioni contro le minoranze, attacchi mirati contro singoli individui.

    Fra questi ricordiamo la giovane Malala Yousafzai, finita nel mirino dei talebani perché impegnata a promuovere l'istruzione femminile nelle aree tribali. Vittima di un attentato nel quale è rimasta ferita in modo grave, la giovane è stata insignita quest'anno del Nobel per la pace ed è diventata una volta di più icona per i diritti delle donne nel Paese. 

    Dal 2006, anno in cui vi è stata la prima pubblicazione del Global Gender Gap Reports, le donne in Pakistan hanno visto peggiorare in modo progressivo la propria condizione in termini di partecipazione economica e opportunità di ogni tipo. A conferma vi è il fatto che il Paese è precipitato dalla 112ma posizione, all'attuale 141ma e penultima in classifica. Dietro Islamabad, per il nono anno di fila si è piazzato lo Yemen, dove continua a essere massima la differenza di genere. 

    E proprio sui diritti della donna, in particolare nei luogo di lavoro, si è svolto un forum nei giorni scorsi a Faisalabad (Punjab), organizzato da Association of Women for Awarness and Motivaton (Awam) all'interno delle iniziative promosse per il Gender Equity Program (Gep). Intervenendo nell'assemblea, la parlamentare della provincia del Punjab Najma Afzal ha ricordato che a dispetto dei timidi progressi "le donne devono affrontare numerosi ostacoli" dovuti a una cultura generale che "le pone in posizione di inferiorità". Nazia Sardar, direttrice di Awam, pone l'accento sulle lavoratrici domestiche e le casalinghe "cui viene negata ogni forma di protezione giuridica". Le fa eco l'attivista Shazia George, secondo cui esse sono oggetti "nelle mani dei loro datori di lavoro". 

     

     

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