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  • » 08/05/2017, 08.54

    EGITTO

    Nord Sinai, 50enne cristiano giustiziato dallo Stato islamico



    Nabil Saber Ayoub è stato ucciso a colpi di pistola all’interno di un negozio di barbiere nella tarda serata del 6 maggio. Daesh minaccia violenze contro i cristiani; nel mirino persone e proprietà. Rinvenuti anche i cadaveri di un padre e dei suoi due figli, sequestrati in precedenza. Dietro l’esecuzione l’accusa di “collaborazionismo” con le autorità. 

     

    Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) - Un gruppo di uomini armati ha ucciso a colpi di pistola un cristiano egiziano, all’interno di un negozio di barbiere. L’esecuzione è avvenuta nella tarda serata del 6 maggio scorso nella città di Al-Arish, capoluogo del governatorato del Nord Sinai già teatro nelle scorse settimane di una ondata di violenze contro la minoranza religiosa che ha causato la fuga di centinaia di famiglie. Nella zona operano bande armate e gruppi jihadisti affiliati allo Stato islamico (SI), che contendono il controllo del territorio alle forze di sicurezza del Cairo. 

    L’ultimo attacco di una lunga serie è giunto all’indomani di una nuova minaccia lanciata da Daesh [acronimo arabo per lo SI], che annuncia ulteriori attentati contro cristiani e loro proprietà nella regione. Il gruppo jihadista ha rivendicato l’assassinio in un breve messaggio diffuso nella giornata di ieri sull’agenzia ufficiale del “Califfato” Aamaq

    Fonti ufficiali della sicurezza riferiscono che la vittima è il 50enne Nabil Saber Ayoub. Prima di lui nel Sinai settentrionale erano stati uccisi altri sette cristiani, nel contesto di attacchi perpetrati da jihadisti affiliati allo SI.

    In totale dal dicembre scorso sarebbero almeno 75 i membri della minoranza religiosa (il 10% circa del totale della popolazione) a essere morti sotto i colpi dei fondamentalisti islamici. Fra questi le vittime delle esplosioni alle chiese del mese scorso e i fedeli deceduti nel contesto dell’attacco contro la cattedrale copta di san Marco in Abassiya, al Cairo, a dicembre.

    L’escalation di violenze aveva fatto temere anche la cancellazione del viaggio apostolico di papa Francesco in Egitto, in programma a fine aprile. Tuttavia, il pontefice ha voluto rispettare il programma iniziale incontrando il presidente della Repubblica al-Sisi, il grande imam di al-Azhar Ahmad Al-Tayeb e celebrando una messa davanti a decine di migliaia di fedeli.

    Nei giorni scorsi le autorità egiziane hanno rivenuto i cadaveri decapitati di un padre e dei suoi due figli, rapiti in precedenza da miliziani di Daesh. Nel contesto del sequestro, avvenuto la scorsa settimana, i jihadisti avevano giustiziato la madre dei due giovani. Il fatto è avvenuto nella città di Rafah, situata anch’essa nella regione del Nord Sinai. Dietro l’esecuzione vi sarebbe l’accusa alla famiglia di “collaborazionismo” col governo del Cairo.  

    I gruppi egiziani affiliati allo SI hanno promuovono da tempo una insurrezione nell’area, colpendo nell’ultimo periodo quanti vengono accusati di essere informatori delle autorità. I sequestri e le uccisioni brutali servono da deterrente per l’intera popolazione. La campagna di violenze si è intensificata alla fine del 2013, in seguito alla deposizione e arresto dell’ex presidente Mohammad Morsi, leader dei Fratelli musulmani (movimento ora fuorilegge).

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