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  • » 10/08/2016, 10.32

    TURCHIA

    Nuove epurazioni in Turchia: sospesi 2.500 funzionari degli Affari religiosi



    In totale il ministero ha allontanato 3.672 dipendenti considerati “coinvolti” nel tentato golpe del 15 luglio. Nato per controllare la religione, oggi sovrintende alle circa 80mila moschee del Paese e ha un budget superiore a quello della sanità nazionale.

    Istanbul (AsiaNews/Agenzie) – Il governo turco ha sospeso altri 2.500 funzionari del ministero degli Affari religiosi, considerati “coinvolti” nel tentato golpe del 15 luglio. Sale dunque a 3.672 il numero di dipendenti del dicastero allontanati dalla carica. Non è chiaro se la sospensione preveda anche misure coercitive: di certo i sospettati sono stati interrogati dalla polizia nazionale e non hanno il permesso di lasciare il Paese.

    L’agenzia, nota come Diyanet, ha circa 100mila funzionari e un budget superiore a quello di molti altri ministeri, fra i quali quello della Salute. Fondata nel 1924 per controllare gli affari religiosi in quello che si definiva uno Stato “secolare e moderno”, la Diyanet è oggi sospettata di ospitare molti simpatizzanti di Fetullah Gulen. Questi, un tempo amico e sostenitore del primo ministro Erdogan, è ritenuto da Istanbul la “mente nascosta” del tentato colpo di Stato.

    Nel comunicato in cui conferma le sospensioni, l’Agenzia scrive che “la commissione creata con lo scopo di trovare i seguaci di Gulen continuerà nel suo rigoroso lavoro di pulizia”. Da parte sua, il fondatore del movimento Hizmet rimanda le accuse al mittente: il suo avvocato ha dichiarato che “il governo turco non è riuscito a fornire neanche una briciola di prova riguardo il presunto coinvolgimento di Fetullah Gulen nel golpe”.

    In totale le epurazioni ordinate dall’esecutivo si contano in decine di migliaia. I settori più colpiti sono l’esercito, la magistratura e l’istruzione. Il ministro della Giustizia Bekir Bozdag ha confermato oggi che 16mila persone sono in attesa di giudizio e ai domiciliari, mentre altri 6mila sono in carcere.

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