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» 08/02/2008
CINA
Olimpiadi: case demolite con la forza e carcere per chi chiede indennizzi
Circa 1,5 milioni di persone cacciate di casa per realizzare le opere olimpiche, molti non hanno ricevuto un’altra casa o un indennizzo. Alcune storie ordinarie di chi è in carcere per avere chiesto il risarcimento o è stato ucciso di botte perché ha protestato.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Si stima che almeno 1,5 milioni di persone siano state cacciate da casa, per demolirle e realizzare le grandiose e avveniristiche opere olimpiche a Pechino e nelle altre città che ospiteranno i Giochi, come Shanghai, Qingdao, Shenyang, Qinhuangdao. Centinaia di migliaia non hanno ricevuto altre abitazioni o indennizzi e sono ridotti in povertà. La ong Osservatorio per i diritti e il sostentamento del cittadini (Crlw) denuncia cosa è successo a Pechino nel distretto Chaoyang, nel villaggio Wali e nel villaggio Datun, dove il governo locale ha demolito le case con la forza e senza dare equi indennizzi e i cittadini si sono battuti per i loro diritti, con denunce e petizioni alle Autorità.

Crlw ricorda i circa 200 residenti che hanno inviato una petizione unitaria al governo e hanno organizzato un sit-in di protesta di un mese. La reazione delle autorità locali è stata violenta. Ma Jingxue di Wali, che ha presentato una petizione per avere il giusto indennizzo, è stato mandato due volte in un campo di rieducazione-tramite-lavoro per totali tre anni per “comportamento disonesto”.

Lu Qingcheng di Datun ha rivolto una petizione al governo chiedendo un risarcimento per la proprietà perduta e i danni subiti durante per la demolizione coatta della casa. E’ stato messo in carcere per 8 giorni e 20 residenti che l’hanno presentata insieme a lui per “soltanto” 2 giorni.

L’attivista per i diritti umani Hu Jia, un mese prima di essere arrestato a dicembre per “sovversione antistatale”, ha denunciato che i fratelli Ye Guozhu e Ye Guoqiang sono stati arrestati sempre per avere denunciato la demolizione forzata delle loro case. Ye Guozhu è stato legato al letto e percosso più volte e ora attende i Giochi nella prigione Chaobei di Tianjin.

Il governo, per garantire l’immagine di città pulite e civili, ha aumentato gli arresti e il rimpatrio coatto di mendicanti e senzatetto, molti dei quali ha inviato in campi di lavoro. Sono state arrestate molte persone solo perché hanno presentato petizioni al governo centrale. I venditori ambulanti sono stati cacciati o hanno subito la confisca della merce.

Hu ricorda, tra i tanti, i casi di Lin Hongying, contadina e venditrice ambulante di verdure, percossa a morte dalla polizia municipale del Jiangsu il 20 luglio 2005; Wu Shouqing, riparatore di biciclette, ucciso di botte dalla polizia di Wuxi il 19 novembre 2005; Duan Huimin che aveva presentato  una petizione, ucciso dalla polizia di Shanghai nel gennaio 2007; Chen Xiaoming, autore di petizioni e attivista per i diritti, messo in galera a Shanghai dove è morto il 1 luglio 2007 per una malattia non curata. E i 200 autori di petizioni arrestati a Pechino il 5 agosto 2007, proprio un anno prima delle Olimpiadi.

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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