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  • » 09/01/2018, 15.50

    PAKISTAN

    Pakistan, commemorato in privato Salman Taseer. I suoi eredi contro l’estremismo

    Shafique Khokhar

    A Faisalabad una cerimonia organizzata da Human Rights Focus Pakistan. In tutto il Paese operano cristiani e musulmani di buona volontà che lottano contro le discriminazioni e la persecuzione delle minoranze. Nel dettaglio, chi porta avanti il lavoro dell’ex governatore del Punjab.

    Faisalabad (AsiaNews) – In tutto il Pakistan gli eredi di Salman Taseer, coloro che portano avanti la sua lotta contro le discriminazioni e le ingiustizie verso le minoranze religiose, sono stati costretti a commemorare il settimo anniversario della morte in privato. Taseer, ex governatore del Punjab, è stato ucciso il 4 gennaio 2011 dalla guardia del corpo perché aveva criticato la “legge nera” sulla blasfemia e difeso Asia Bibi.

    In tutto il Paese tante persone di buona volontà, sia cristiani che musulmani, lavorano in silenzio per continuare le sue battaglie. Spesso non se ne sente nemmeno notizia, o preferiscono rimanere nell’ombra per motivi di sicurezza. La paura di ritorsioni però non li fa arretrare nella convinzione di creare una società giusta e rispettosa di tutti. Ad AsiaNews alcuni attivisti affermano che Taseer “è l’esempio che la morte può uccidere una persona ma non una causa. Devono finire le false accuse di blasfemia, altrimenti l’immagine del Pakistan sarà solo quella di un Paese che viola la libertà religiosa. Continueremo ad alzare la voce per le comunità oppresse. La giustizia deve essere uguale per tutti i cittadini”.

    Ieri a Faisalabad i membri di Human Rights Focus Pakistan si sono riuniti per ricordare il sacrificio del governatore. Tutti i partecipanti, tra cui gli attivisti politici Raja Thomas e Robin Daniel, Abrar Younas (attivista sociale), John Victor (insegnante) e diversi musulmani che preferiscono non essere citati, concordano su un aspetto: il ricordo di Salman Taseer incoraggia ancora di più a lottare per i diritti delle minoranze del Pakistan.

    Naveed Walter, presidente di Hrfp, ha ricordato che per Taseer “i problemi sono iniziati quando Asia Bibi è stata condannata a morte per blasfemia. Da governatore del Punjab, egli ha deciso di intervenire contro questa ingiusta decisione del tribunale di grado inferiore. Ha fatto visita alla donna in carcere e durante una conferenza stampa ha dichiarato che avrebbe portato il caso della madre cristiana di fronte al presidente, chiedendone la grazia”. Robin Daniel, attivista cristiano e presidente della National Minorities’ Alliance Pakistan, riferisce che “la maggior parte dei radicali islamici condannavano le dichiarazioni del politico e fomentavano i giovani dicendo che chi aiuta una persona che si macchia di oltraggio al profeta Maometto è esso stesso un blasfemo. Sotto queste influenze ha agito la guardia del corpo, che lo ha colpito a morte a Islamabad. La pratica di provocare i giovani in nome dell’islam non è cessata. E ancora oggi vengono usate le armi per fini personali o politici, come dimostra il recente assedio della capitale compiuto da un movimento islamico estremista”.

    Non solo i cristiani, ma anche tanti musulmani operano per la modifica delle leggi sulla blasfemia. Tra loro l’attivista laico Iftikhar Ahmed, che sottolinea: “È tragico che i promotori delle leggi sulla blasfemia abusino di [queste norme] per uccidere persone innocenti. A causa dell’intolleranza il Pakistan sta diventando il fulcro dell’estremismo, che è il maggiore ostacolo sulla via del progresso di questa società. I radicali stanno spogliando la vera essenza della religione, che è pace e unità”.

    In tutto il Paese vivono tanti “eredi di Salman Taseer”, persone comuni che agiscono in silenzio per il bene comune. Organizzano eventi di pace tra le varie comunità e offrono sostegno legale e paralegale alle vittime di discriminazione. Per esempio, se vengono a sapere di incidenti o episodi di persecuzione, attivano la macchina della solidarietà: diffondono notizie attraverso i cellulari o chiamando di persona altre persone che possono mediare per la risoluzione dei conflitti. Questi eredi celebrano insieme le festività religiose delle comunità, come il Natale, la Pasqua, il Ramadan, promuovendo pace e inclusione.

    Tra gli “eredi”, degni di nota sono lo stesso Naveed Walter, presidente del Hrfp; Michelle Chaudhry, direttrice della Cecil & Iris Chaudhry Foundation; Irfan Mufti, vicedirettore del South Asia Partnership Pakistan (Sap-Pk). Il primo, dal suo ufficio di Faisalabad, viaggia in tutta la provincia del Punjab per offrire consulenze legali e sostegno economico a famiglie e comunità emarginate. Sempre dalla parte delle vittime e dei poveri, dichiara: “Dopo il martirio del governatore, abbiamo continuano con ulteriore slancio. L’associazione Hrfp ha attivato la REAT Helpline, un numero verde (0800-09494) raggiungibile a qualunque ora del giorno e della notte che risponde a chiamate su persecuzioni ed emergenze di ogni tipo. Ogni anno riceviamo circa 1000 telefonate e tentiamo di fornire tutta l’assistenza possibile per garantire protezione”.

    La fondazione di Michelle Chaudhry si occupa di famiglie. Ha adottato i tre figli di Shama e Shahzad, giovani coniugi cristiani lapidati e bruciati vivi nella fornace del mattonificio dove Shahzad lavorava. “Potete mettere a tacere un uomo – dichiara la donna – ma non la sua visione. Manterremo viva la sua eredità e ci batteremo senza paura per promuovere un Pakistan tollerante, il Pakistan di Jinnah [il fondatore, che parlava di rispetto delle minoranze, ndr]”. Infine l’associazione Sap-Pk di Mufti effettua indagini sui libri di testo, per ricercare materiale che diffonde l’odio. Pubblica documenti sulle condizioni delle minoranze in tutte le province ed esercita pressioni sui parlamentari, affinchè promuovano leggi che ne tutelino i diritti. Nel solo Punjab, è attiva in 900 villaggi, dove si prende cura delle fasce più svantaggiate della popolazione, come i lavoratori nelle fabbriche di mattoni e gli spazzini. “Salman Taseer – afferma in conclusione – era un vero visionario laico e audace. Lavorava in un sistema che era diventando oppresso dall’ortodossia religiosa. Dando sostegno alle minoranze e parlando contro le leggi discriminatorie sulla blasfemia, egli ha dimostrato il suo coraggio e risolutezza nell’andare alla radice dell’odio, della persecuzione e delle tendenze estremiste. Il suo sacrificio ci ha dato nuovo coraggio e forza per lavorare alla sua missione con rigore”.

     

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