16/06/2006, 00.00
PAKISTAN
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Pakistan: stampa contro il premier sull'insegnamento del Corano

di Qaiser Felix

Secondo un quotidiano nazionale, il primo ministro Aziz, "sbaglia" nel ritenere "valori nazionali e norme religiose" fondamenti necessari dell'istruzione scolastica fin dalle elementari e invita a scindere etica e religione per evitare derive estremiste. Sull'esempio delle considerazioni di un noto studioso musulmano.

Lahore (AsiaNews) – In Pakistan un quotidiano nazionale "osa" contestare il primo ministro e le sue dichiarazione a favore dell'insegnamento della Islamiat (studi islamici) fin dalle scuole elementari.

In un suo recente editoriale, il Daily Times critica le dichiarazioni del premier Shaukat Aziz, che a fine maggio si era detto convinto che il sistema educativo in Pakistan debba basarsi allo stesso tempo su "valori nazionali e norme religiose". "Secondo il mio punto di vista – aveva detto Aziz chiudendo una conferenza sull'istruzione – sia religione che educazione tradizionale sono necessarie fin dall'inizio degli studi; l'educazione religiosa aiuta la formazione del carattere".

Il quotidiano ribatte in modo diretto: "No, signor primo ministro, si sbaglia. Se l'insegnamento religioso aiutasse a formare il carattere, non avremmo la violenza religiosa, che finora ha ucciso migliaia di persone e non accenna a terminare".

L'editoriale contrappone alle posizioni di Aziz quelle di un noto studioso musulmano, Javed Ahmad Ghamdi, che consiglia l'introduzione della Islamiat nei programmi scolastici solo dopo la V classe.  Fino a quel momento, secondo Ghamdi, l'insegnamento religioso non ssostenuto da un precedente insegnamento di tipo tradizionale e da un sistema di valori morali, tende a produrre estremismo settario e religioso. Per questo, sottolinea, lo studio obbligatorio del Corano deve iniziare dalla VI classe, in modo che i mullah non possano "manipolare una mente innocente".

Il Daily Times plaude alle "acute" considerazioni dello studioso e si dispiace che Aziz non ne abbia colto il valore e il significato principale: "Sottolineando che i valori etici, ritenuti universali e non della singola nazione o fede, debbano essere insegnati prima della religione, Ghamdi afferma che etica e religione sono due categorie differenti. Così facendo rende un grande servizio a questo Paese". L'editorialista spiega, infatti, che fin dai tempi bui del generale Zia ul Haq, il Pakistan ha mischiato religione ed etica "con risultati disastrosi: dire che un buon musulmano è automaticamente anche un buon essere umano non è corretto. La nostra società è piena di questi buoni fedeli musulmani, che si rivelano poi dei cattivi uomini".

Secondo Ghamdi, ricorda il quotidiano, "affinché la religione acquisti un vero significato, affinché diventi spirituale, importante dal punto di vista sociale, bisogna prima inserirla in un contesto più ampio, che alla base abbia valori etici universali". "Invece di apprezzare gli argomenti di Ghamdi – conclude l'editoriale – il primo ministro, uomo ritenuto moderato  e illuminato, sceglie la linea opportunista e cinica, diventata così familiare da noi e causa della sventura di questa società".

P. Bonnie Mendes, vincitore l'anno scorso dell'Association for Communal Harmony in Asia Star Award, spiega ad AsiaNews che il campo dell'istruzione scolastica è quello in cui il governo sta sperimentando di più, ma dove forti sono anche le pressioni degli estremisti. "Da una parte vi è il desiderio di modernizzare l'educazione e dall'altra una forte lobby islamica che vuole inserire l'Islam in ogni materia". Questi tentativi, però, non incontrano facilmente il favore della società. "Nella provincia di Sindh – racconta il sacerdote – un manuale di Studi sociali riportava la dizione 'nostro Profeta', ma le minoranze religiose si sono opposte e il libro è stato pubblicato con la dizione 'il Profeta': un risultato importante".

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