19/11/2016, 12.29
VATICANO
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Papa ai nuovi cardinali: No al virus della polarizzazione; sì all’inquietudine per tanti nostri fratelli senza fede

Concistoro pubblico per la creazione di 17 nuovi cardinali. Papa Francesco invita i neocardinali a amare “i nemici” e non “‘demonizzarli’, allo scopo di avere una ‘santa’ giustificazione per toglierceli di torno”. Nel Collegio cardinalizio le diversità geografiche, di lingua, di rito, di colore della pelle sono “una delle nostre più grandi ricchezze”. Tre nuovi cardinali sono legati all’Asia. L’indirizzo di saluto e gratitudine del card. Zenari, nunzio apostolico in Siria. La visita a Benedetto XVI.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Il virus della polarizzazione e dell’inimicizia permea i nostri modi di pensare, di sentire e di agire”, andando “contro la ricchezza e l’universalità della Chiesa che possiamo toccare con mano in questo Collegio Cardinalizio”; ciò che deve preoccuparci e inquietare “è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita”. Sono questi alcune delle direttive o inviti, che papa Francesco ha rivolto ai 17 nuovi cardinali creati oggi nel Concistoro ordinario pubblico, tenutosi nella basilica di san Pietro. Fra di essi, tre di loro sono legati all’Asia: Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria; Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dhaka (Bangladesh), Anthony Soter Fernandez, arcivescovo emerito di Kuala Lumpur (Malaysia). Uno dei neo-cardinali, Mons. Sebastian Koto Khoarai, vescovo emerito Mohale’s Hoek (Lesotho), non era presente.

Secondo una direzione iniziata già ai tempi di Giovanni Paolo II, nel collegio cardinalizio appaiono sempre più spesso personalità extra europee e anche da Chiese minuscole che in passato non avevano avuto cardinali.

Il card. Zenari, invitato a rivolgere al pontefice l’indirizzo iniziale di saluto e gratitudine, lo ha sottolineato: “Siamo chiamati dalle antiche Chiese d’oriente, dalle giovani Chiese e dalle Chiese del nuovo mondo” e “siamo invitati da lei a essere Chiesa in uscita, nelle più disparate periferie esistenziali”.

Dopo la lettura di un brano del vangelo (Luca 6, 27-36), che viene definito ““il discorso della pianura”,

Francesco ha iniziato a legare gli inviti di Gesù ai suoi discepoli a quelli da lui rivolti ai nuovi cardinali.

“La chiamata degli Apostoli è accompagnata da questo ‘mettersi in cammino’ verso la pianura, verso l’incontro con una moltitudine che, come dice il testo del Vangelo, era “tormentata” (cfr v. 18). L’elezione, invece di mantenerli in alto sulla montagna, sulla cima, li conduce al cuore della folla, li pone in mezzo ai suoi tormenti, sul piano della loro vita”.

“Caro fratello neo Cardinale, il cammino verso il cielo inizia nella pianura, nella quotidianità della vita spezzata e condivisa, di una vita spesa e donata. Nel dono quotidiano e silenzioso di ciò che siamo”.

Il pontefice ha poi sottolineato i “quattro imperativi” compresi nell’invito di Gesù: “amate, fate il bene, benedite e pregate”.

“Sono quattro azioni che facilmente realizziamo con i nostri amici, con le persone più o meno vicine, vicine nell’affetto, nei gusti, nelle abitudini.  Il problema sorge quando Gesù ci presenta i destinatari di queste azioni, e in questo è molto chiaro, non usa giri di parole né eufemismi. Amate i vostri nemici, fate il bene a quelli che vi odiano, benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi trattano male (cfr vv. 27-28)”.

“Queste – ha aggiunto - non sono azioni che vengono spontanee con chi sta davanti a noi come un avversario, come un nemico. Di fronte ad essi, il nostro atteggiamento primario e istintivo è quello di squalificarli, screditarli, maledirli; in molti casi cerchiamo di ‘demonizzarli’, allo scopo di avere una ‘santa’ giustificazione per toglierceli di torno”.

“Ci troviamo di fronte a una delle caratteristiche più proprie del messaggio di Gesù, lì dove si nasconde la sua forza e il suo segreto; da lì proviene la sorgente della nostra gioia, la potenza della nostra missione e l’annuncio della Buona Notizia. Il nemico è qualcuno che devo amare. Nel cuore di Dio non ci sono nemici, Dio ha solo figli. Noi innalziamo muri, costruiamo barriere e classifichiamo le persone. Dio ha figli e non precisamente per toglierseli di torno. L’amore di Dio ha il sapore della fedeltà verso le persone, perché è un amore viscerale, un amore materno/paterno che non le lascia nell’abbandono, anche quando hanno sbagliato. Il Nostro Padre non aspetta ad amare il mondo quando saremo buoni, non aspetta ad amarci quando saremo meno ingiusti o perfetti; ci ama perché ha scelto di amarci, ci ama perché ci ha dato lo statuto di figli. Ci ha amato anche quando eravamo suoi nemici (cfr Rm 5,10). L’amore incondizionato del Padre verso tutti è stato, ed è, vera esigenza di conversione per il nostro povero cuore che tende a giudicare, dividere, opporre e condannare. Sapere che Dio continua ad amare anche chi lo rifiuta è una fonte illimitata di fiducia e stimolo per la missione. Nessuna mano sporca può impedire che Dio ponga in quella mano la Vita che desidera regalarci”.

Egli ha poi messo in luce che nella nostra società contemporanea la “polarizzazione e l’esclusione” sono viste “come unico modo possibile per risolvere i conflitti”.

“Vediamo, ad esempio, come rapidamente chi sta accanto a noi non solo possiede lo status di sconosciuto o di immigrante o di rifugiato, ma diventa una minaccia, acquista lo status di nemico. Nemico perché viene da una terra lontana o perché ha altre usanze. Nemico per il colore della sua pelle, per la sua lingua o la sua condizione sociale, nemico perché pensa in maniera diversa e anche perché ha un’altra fede. Nemico per... E, senza che ce ne rendiamo conto, questa logica si installa nel nostro modo di vivere, di agire e di procedere. Quindi, tutto e tutti cominciano ad avere sapore di inimicizia. Poco a poco le differenze si trasformano in sintomi di ostilità, minaccia e violenza. Quante ferite si allargano a causa di questa epidemia di inimicizia e di violenza, che si imprime nella carne di molti che non hanno voce perché il loro grido si è indebolito e ridotto al silenzio a causa di questa patologia dell’indifferenza!”.

“Quante situazioni di precarietà e di sofferenza si seminano attraverso questa crescita di inimicizia tra i popoli, tra di noi! Sì, tra di noi, dentro le nostre comunità, i nostri presbiteri, le nostre riunioni. Il virus della polarizzazione e dell’inimicizia permea i nostri modi di pensare, di sentire e di agire. Non siamo immuni da questo e dobbiamo stare attenti perché tale atteggiamento non occupi il nostro cuore, perché andrebbe contro la ricchezza e l’universalità della Chiesa che possiamo toccare con mano in questo Collegio Cardinalizio. Proveniamo da terre lontane, abbiamo usanze, colore della pelle, lingue e condizioni sociali diversi; pensiamo in modo diverso e celebriamo anche la fede con riti diversi. E niente di tutto questo ci rende nemici, al contrario, è una delle nostre più grandi ricchezze”.

Il papa ha concluso con alcune raccomandazioni: “Gesù continua a chiamarci e ad inviarci nella ‘pianura’ dei nostri popoli, continua a invitarci a spendere la nostra vita sostenendo la speranza della nostra gente, come segni di riconciliazione. Come Chiesa, continuiamo ad essere invitati ad aprire i nostri occhi per guardare le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della loro dignità, privati nella loro dignità”.

Caro fratello neo Cardinale, il cammino verso il cielo inizia nella pianura, nella quotidianità della vita spezzata e condivisa, di una vita spesa e donata. Nel dono quotidiano e silenzioso di ciò che siamo. La nostra vetta è questa qualità dell’amore; la nostra meta e aspirazione è cercare nella pianura della vita, insieme al Popolo di Dio, di trasformarci in persone capaci di perdono e di riconciliazione.

Caro fratello, oggi ti si chiede di custodire nel tuo cuore e in quello della Chiesa questo invito ad essere misericordioso come il Padre, sapendo che «se c’è qualcosa che deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 49).

A conclusione del Concistoro il pontefice e i nuovi cardinali si sono recati al Monastero Mater Ecclesiae per incontrare il papa emerito Benedetto XVI.

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