02/06/2019, 12.22
ROMANIA – VATICANO
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Papa in Romania: lottare contro le nuove ideologie che disprezzano vita e famiglia

Francesco nell’ultima giornata del viaggio in Romania ha beatificato sette vescovi greco-cattolici, martirizzati durante il regime comunista. “Possiate essere testimoni di libertà e di misericordia, facendo prevalere la fraternità e il dialogo sulle divisioni, incrementando la fraternità del sangue, che trova la sua origine nel periodo di sofferenza nel quale i cristiani, divisi nel corso della storia, si sono scoperti più vicini e solidali”.

Bucarest (AsiaNews) – “Lottare” contro le “nuove ideologie” che “disprezzano il valore della persona, della vita, del matrimonio e della famiglia” e che “con proposte alienanti, ugualmente atee come nel passato” privano di radici culturali e religiose specialmente i giovani. E “allora tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati”. E’ stata la beatificazione di sette vescovi della Chiesa greco-cattolica romena a offrire, oggi, a papa Francesco l’occasione di tornare a denunciare la “colonizzazione” culturale in atto e a esortare  combatterla.

L’ultimo giorno della visita in Romania ha visto Francesco a Blaj, in Transilvania. E’ il cuore della Chiesa greco-cattolica, ossia di quella comunità ortodossa romena che nel 1700 decise di divenire cattolica, conservando i suoi riti. E anche oggi la messa segue tale tradizione. E’ un rito solenne, davanti a oltre 60mila persone che colmano ogni spazio del “Campo della Libertà”, come significativamente si chiama la grande piazza, insufficiente a contenere tutti i fedeli. E ci sono anche centinaia di sacerdoti.

Il Papa ha dunque proclamato beati sette vescovi, vittime della persecuzione del regime comunista: sono mons. Iuliu Hossu, mons. Vasile Aftenie, mons. Ioan Bălan, mons. Valeriu Traian Frenţiu, mons. Ioan Suciu, mons. Tit Liviu Chinezu e mons. Alexandru Rusu.

La loro vicenda inizia nel 1948. In Romania, come in tutti gli altri Paesi controllati dall’Urss, il regime comunista mirava a cancellare la Chiesa cattolica, forte per il suo legame con Roma, non controllabile. Ovunque furono chiuse le nunziature, ma anche seminari, case religiose, parrocchie, scuole. Vennero create associazioni per raccogliere laici e sacerdoti cattolici omogenei alle indicazioni del regime. E dove esistevano Chiese cattoliche di rito orientale – Ucraina e Romania – se ne tentò l’assimilazione alle locali Chiese ortodosse, più controllabili in quanto strutture solo nazionali.

La Chiesa greco-cattolica di Romania aveva un milione e mezzo di fedeli, ne sono rimasti poco più della metà. Privata di ogni bene, fu sciolta per legge e i suoi fedeli “passati” agli ortodossi. Ma l’ostacolo maggiore all’assimilazione erano i vescovi. Fu chiesto loro di rompere con Roma. Ci furono blandizie e minacce. Al fermo rifiuto il regime rispose con carcere, privazioni e torture che li condussero alla morte. Di mons. Aftenie fu trovato il corpo senza braccia.

“Di fronte alla feroce oppressione del regime – ha detto oggi il Papa - essi dimostrarono una fede e un amore esemplari per il loro popolo. Con grande coraggio e fortezza interiore, accettarono di essere sottoposti alla dura carcerazione e ad ogni genere di maltrattamenti, pur di non rinnegare l’appartenenza alla loro amata Chiesa. Questi Pastori, martiri della fede, hanno recuperato e lasciato al popolo rumeno una preziosa eredità che possiamo sintetizzare in due parole: libertà e misericordia”.

“Pensando alla libertà, non posso non osservare che stiamo celebrando questa Divina Liturgia nel ‘Campo della libertà’. Questo luogo significativo richiama l’unità del vostro Popolo che si è realizzata nella diversità delle espressioni religiose: ciò costituisce un patrimonio spirituale che arricchisce e caratterizza la cultura e l’identità nazionale rumena. I nuovi beati hanno sofferto e sacrificato la loro vita, opponendosi a un sistema ideologico illiberale e coercitivo dei diritti fondamentali della persona umana. In quel triste periodo, la vita della comunità cattolica era messa a dura prova dal regime dittatoriale e ateo: tutti i vescovi, e molti fedeli, della Chiesa greco-cattolica e della Chiesa cattolica di rito latino furono perseguitati e incarcerati”.

“L’altro aspetto dell’eredità spirituale dei nuovi beati è la misericordia. Alla tenacia nel professare la fedeltà a Cristo, si accompagnava in essi una disposizione al martirio senza parole di odio verso i persecutori, nei confronti dei quali hanno dimostrato una sostanziale mitezza. È eloquente quanto ha dichiarato durante la prigionia il vescovo Iuliu Hossu: «Dio ci ha mandato in queste tenebre della sofferenza per donare il perdono e pregare per la conversione di tutti». Queste parole sono il simbolo e la sintesi dell’atteggiamento con il quale questi beati nel periodo della prova hanno sostenuto il loro popolo nel continuare a confessare la fede senza cedimenti e senza ritorsioni. Questo atteggiamento di misericordia nei confronti degli aguzzini è un messaggio profetico, perché si presenta oggi come un invito a tutti a vincere il rancore con la carità e il perdono, vivendo con coerenza e coraggio la fede cristiana”.

“Cari fratelli e sorelle – ha detto ancora - anche oggi riappaiono nuove ideologie che, in maniera sottile, cercano di imporsi e di sradicare la nostra gente dalle sue più ricche tradizioni culturali e religiose. Colonizzazioni ideologiche che disprezzano il valore della persona, della vita, del matrimonio e della famiglia (cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 40) e nuocciono, con proposte alienanti, ugualmente atee come nel passato, in modo particolare ai nostri giovani e bambini lasciandoli privi di radici da cui crescere (cfr Esort. ap. Christus vivit, 78); e allora tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati, e induce le persone ad approfittare delle altre e a trattarle come meri oggetti (cfr Enc. Laudato si’, 123-124). Sono voci che, seminando paura e divisione, cercano di cancellare e seppellire la più preziosa eredità che queste terre hanno visto nascere. Penso per esempio all’Editto di Torda del 1568, che sanzionava ogni sorta di radicalismo promovendo – uno dei primi casi in Europa – un atto di tolleranza religiosa”.

“Vorrei incoraggiarvi a portare la luce del Vangelo ai nostri contemporanei e a continuare a lottare, come questi beati, contro queste nuove ideologie che sorgono. Possiate essere testimoni di libertà e di misericordia, facendo prevalere la fraternità e il dialogo sulle divisioni, incrementando la fraternità del sangue, che trova la sua origine nel periodo di sofferenza nel quale i cristiani, divisi nel corso della storia, si sono scoperti più vicini e solidali”.

La visita del Papa in Romania ha in programma, nel pomeriggio, un incontro con la comunità Rom, prima della partenza per Roma, dove dovrebbe arrivare intorno alle 19, ora locale. (FP)

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