01/11/2010, 00.00
VATICANO
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Papa: ancora sangue di cristiani nel Medio Oriente che ha bisogno di pace

All’Angelus Benedetto XVI parla della strage avvenuta ieri sera a Baghdad. Affettuosa vicinanza alla comunità ancora colpita, invito a essere forti e saldi nella speranza, appello alla comunità internazioale per la pace, dono di Dio, ma anche frutto dell’azione degli uomini.
Città del Vaticano (AsiaNews) - La nuova violenza subito dalla comunità cristiana del Medio Oriente, con l’attacco perpetrato da terroristi di al Qaeda contro la cattedrale siro-cattolica di Baghdad ha spinto oggi il Papa a esprimere vicinanza con quanti sono stati colpiti e a lanciare un nuovo appello alla comunità internazionale perché lavori davvero per la pace in quellla tormentata regione.
 
“Ieri sera - ha detto Benedetto XVI dopo la recita dell'Angelus - in un gravissimo attentato nella cattedrale siro-cattolica di Baghdad ci sono state decine di morti e feriti tra i quali due sacerdoti e un gruppo di fedeli riuniti per la santa messa domenicale. Prego – ha proseguito - per le vittime di questa assurda violenza, tanto più feroce in quanto ha colpito pesone inermi, raccolte nella casa di Dio, che è casa di amore e riconciliazione".
 
Il Papa ha poi espresso "affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, nuovamente colpita, e incoraggio i pastori e i fedeli tutti a essere forti e saldi nella speranza. Davanti a questi efferati epsiodi di violenza che continuano a colpire la popolazione del Medio Oriente - ha detto ancora -vorrei rinnovare il mio accorato appello alla pace. Essa - ha concluso - è dono di Dio, ma anche il risultato degli sforzi degli uomini buona volontà, delle istituzioni nazionali e internazionali. Tutti uniscano le loro forze affinché termini ogni violenza”.
 
Prima della recita della preghiera mariana, Benedetto XVI aveva detto che l’odierna festa di Tutti i santi “ci invita a innalzare lo sguardo al Cielo e a meditare sulla vita divina che ci attende. Siamo figli di Dio ma ciò che ci attende non è stato rivelato”.
 
“Il Signore - ha aggiunto - ci dona però la grazia per sopportare le prove di questa vita terrena, le ingiustizie, le incomprensioni, le persecuzioni". "Domani - ha continuato - commemoreremo tutti i fedeli defunti: la liturgia e il pio esercizio di visditare i comiteri ci ricordano che morte cristiana fa parte del cammino di assimilazione a Dio". "La separazioen dai nostri cari - ha concluso - è dolorosa, ma non dobbiamo temerla, non può spezzare il legame profondo che ci unisce in Cristo".
 
 
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