11/12/2013, 00.00
VATICANO
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Papa: non bisogna avere paura del giudizio finale, perché l'abbraccio di Gesù non ci mancherà mai

Dio "non ha mandato il Figlio per condannare, ma per salvare" e "chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato" e in questo senso "il giudizio è già cominciato". Nuovo appello contro la fame nel mondo. America, terra di accoglienza, "terra in grado di rispettare la vita umana in tutte le sue fasi".

Città del Vaticano (AsiaNews) - Non bisogna avere paura del giudizio finale di Dio, quando saranno separati  i buoni dai cattivi, perché l'abbraccio di Gesù non ci mancherà mai, perché potremo contare sull'intercessione e la benevolenza dei santi e perché Dio "non ha mandato il Figlio per condannare, ma per salvare" e "chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato" e in questo senso "il giudizio è già cominciato".

Papa Francesco ha parlato del "Giudizio finale", ultima catechesi, ha detto,  sul Credo alle 40mila persone presenti in piazza san Pietro, dove già è stato innalzato l'albero di Natale, tra le quali, come di consueto, è passato per più di 40 minuti con l'auto scoperta, benedicendo, abbracciando e baciando decine di bambini e accettando il "cambio" dello zucchetto proposto da alcuni fedeli.

L'udienza generale è stata anche occasione per il Papa di rinnovare il suo appello a favore della campagna della Caritas internationalis "una sola famiglia, cibo per tutti" alla quale ha già dedicato un suo videomessaggio. Francesco è tornato a evocare "lo scandalo per i milioni di persone che soffrono la fame", invitando "tutti, singoli, comunità, famiglie e istituzioni" ad agire, unendosi "a questa onda di solidarietà".

 "Credo la vita eterna" è stata dunque la frase del Credo della quale ha parlato il Papa, centrando l'attenzione sul giudizio finale. "Ma - ha subito detto - non avere paura!". "Quando pensiamo al ritorno di Cristo e al suo giudizio finale, che manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena, percepiamo di trovarci di fronte a un mistero che ci sovrasta, che non riusciamo nemmeno a immaginare. Un mistero che quasi istintivamente suscita in noi un senso di timore, e magari anche di trepidazione. Se però riflettiamo bene su questa realtà, essa non può che allargare il cuore di un cristiano e costituire un grande motivo di consolazione e di fiducia".

In primo luogo perché la rivelazione cristiana termina, nell'Apocalisse, con "l'abbraccio di Gesù, che è pienezza di vita, è pienezza di amore. Così ci abbraccia Gesù! Se pensiamo al giudizio in questa prospettiva, ogni paura e titubanza viene meno e lascia spazio all'attesa e a una profonda gioia: sarà proprio il momento in cui verremo giudicati finalmente pronti per essere rivestiti della gloria di Cristo, come di una veste nuziale, ed essere condotti al banchetto, immagine della piena e definitiva comunione con Dio".

"Un secondo motivo di fiducia viene offerto dalla constatazione che, nel momento del giudizio, non saremo lasciati soli. È Gesù stesso, nel Vangelo di Matteo, a preannunciare come, alla fine dei tempi, coloro che lo avranno seguito prenderanno posto nella sua gloria, per giudicare insieme a lui, tutti".  "Che bello sapere che in quel frangente, oltre che su Cristo, nostro Paràclito, nostro Avvocato presso il Padre, potremo contare sull'intercessione e sulla benevolenza di tanti nostri fratelli e sorelle più grandi che ci hanno preceduto nel cammino della fede, che hanno offerto la loro vita per noi e che continuano ad amarci in modo indicibile! I santi già vivono al cospetto di Dio, nello splendore della sua gloria pregando per noi che ancora viviamo sulla terra. Quanta consolazione suscita nel nostro cuore questa certezza! La Chiesa è davvero una madre e, come una mamma, cerca il bene dei suoi figli, soprattutto quelli più lontani e afflitti, finché troverà la sua pienezza nel corpo glorioso di Cristo con tutte le sue membra".

"Un'ulteriore suggestione ci viene offerta dal Vangelo di Giovanni, dove si afferma esplicitamente che «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nell'unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,17-18). Questo significa che il giudizio 'finale' è già in atto, incomincia adesso, nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi".

"Ma se noi ci chiudiamo - noi stessi - all'amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo! Siamo condannati da noi stessi! La salvezza è aprirsi a Gesù e Lui ci salva. Se siamo peccatori - tutti, tutti lo siamo, tutti! - chiediamo perdono e andiamo con la voglia di essere buoni, il Signore ci perdona. Ma per questo dobbiamo aprirci, aprirci all'amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose. L'amore di Gesù grande! L'amore di Gesù è misericordioso! L'amore di Gesù perdona! Ma tu devi aprirti e aprirsi significa pentirsi, lamentarsi delle cose che non sono buone che abbiamo fatto".

"Il Signore Gesù si è donato e continua a donarsi a noi, per ricolmarci di tutta la misericordia. Siamo noi quindi che possiamo diventare in un certo senso giudici di noi stessi, autocondannandoci all'esclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli. Non stanchiamoci, pertanto, di vigilare sui nostri pensieri e sui nostri atteggiamenti, per pregustare fin da ora il calore e lo splendore del volto di Dio. E quello sarà bellissimo! Di quel Dio che nella vita eterna contempleremo in tutta la sua pienezza". "Avanti! Avanti, pensando in questo giudizio che comincia adesso. E' incominciato... Avanti, facendo che il nostro cuore sia aperto a Gesù, alla sua salvezza. Avanti, senza paura perché l'amore di Gesù è più grande e se noi chiediamo perdono dei nostri peccati, Lui ci perdona! E' così Gesù! Avanti con questa certezza, che ci porterà alla gloria del cielo".

Papa Francesco, infine, ha ricordato che domani si celebra la festa della Madonna di Guadalupe, patrona di tutta l'America. "Per questa occasione - ha detto - voglio salutare tutti i fratelli e sorelle del continente".

"L'apparizione dell'immagine della Vergine nella tilma (mantello) di Juan Diego era un segno profetico di un abbraccio, l'abbraccio di Maria a tutti gli abitanti delle vaste terre americane, quelli che già vi erano e quelli che verranno. Quest'abbraccio di Maria ha indicato il cammino che sempre ha caratterizzato tutta l'America: una terra dove popoli diversi possono convivere, una terra in grado di rispettare la vita umana in tutte le sue fasi, dalla nascita fino alla vecchiaia, in grado di accogliere i migranti così come i poveri e gli emarginati di tutti i tempi. Una terra generosa".

 

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