31/01/2019, 10.36
IRAQ
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Patriarca caldeo: Giovani, chiese e dialogo basi per ricostruire la presenza cristiana in Iraq

Nel messaggio pubblicato in occasione del sesto anniversario dalla nomina a patriarca, il card Sako ricorda sfide e difficoltà. Al patriarcato il compito di formare un comitato per il dialogo interreligioso. Fuga dei fedeli e difesa delle proprietà i problemi più urgenti. L’impegno dei sacerdoti per gli sfollati.

Baghdad (AsiaNews) - L’attenzione rivolta ai giovani, cui il patriarcato ha dedicato “numerose attività spirituali e culturali” e la difesa e la risistemazione di molte “chiese e proprietà cristiane” a Baghdad e nel Paese, danneggiate o distrutte dalla follia jihadista. Sono queste le basi su cui costruire il futuro dei cristiani in Iraq, come sottolinea il card Louis Raphael Sako nella lettera pastorale - inviata per conoscenza ad AsiaNews - in occasione del sesto anniversario dalla elezione a Patriarca caldeo, avvenuta il 31 gennaio 2013 nel Sinodo a Roma.

A conferma del ruolo della comunità caldea nella società irakena, il compito assegnato al patriarcato di “formare un comitato” per il dialogo interreligioso formato fra gli altri “da cristiani, sunniti, sciiti, yazidi”. Fra i compiti assegnati al gruppo di lavoro interconfessionale la lotta all’ideologia radicale e la stesura di un opuscolo in cui vengono presentate tutte le religioni presenti in Iraq.

L'ex arcivescovo di Kirkuk è succeduto a Emmanuel Delly III, dimissionario per raggiunti limiti di età. Nato il 4 luglio del 1948 a Zakho, nel nord dell'Iraq, è stato ordinato sacerdote il 1 giugno del 1974. Da presule prima, quindi da primate della Chiesa irakena, egli ha più volte denunciato l’esodo dei cristiani e lanciato numerosi appelli all’esecutivo e alle autorità locali.

Nel maggio scorso Papa Francesco ha concesso la porpora al primate caldeo, elevandolo al rango cardinalizio. Commentando la scelta del pontefice, il card Sako ha parlato di gesto “di amicizia e di sostegno” verso tutto il popolo irakeno. 

Nel messaggio il porporato non dimentica le molte criticità, le sfide e le minacce che hanno fatto temere per il futuro della Chiesa e dei cristiani in Iraq. Fra gli altri l’ascesa dello Stato islamico (SI, ex Isis) che ha occupato Mosul e la piana di Ninive, che ha innescato una fuga precipitosa di centinaia di migliaia di persone. Per tre anni e mezzo il patriarcato caldeo si è preso cura dei loro bisogni e necessità, assicurando anche il diritto allo studio (a Erbil e Kirkuk) per i figli. 

Il card Sako ricorda ancora l’esodo dei cristiani, con la fuga di quasi un milione di fedeli, e la lotta serrata contro quanti fomentano odio e divisioni. Fra le priorità vi è anche la difesa delle proprietà cristiane a Baghdad e nel Paese, espropriate con la forza o l’inganno. Infine, l’opposizione netta a politici cristiani che hanno sfruttato la carica “per fini personali”. 

Nel messaggio il primate caldeo non ricorda solo i problemi e le difficoltà, ma sottolinea al contempo gli elementi di forza sui quali fondare la ricostruzione: l’istituzione dell’Associazione caldea; gli organismi che fanno riferimento al patriarcato, fra cui il Consiglio pastorale; l’impegno dei sacerdoti verso gli sfollati; il riconoscimento dei martiri caldei; l’incontro a Baghdad - prima assoluta per l’Iraq - dei patriarchi cattolici d’Oriente; la visita in occasione del Natale del segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin. 

“Amo l’Iraq” conclude il porporato, che è parte “della mia identità”, “amo la Chiesa caldea” che “mi è stata affidata” e “sono al servizio di tutte le comunità cristiane”.

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