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    » 11/08/2014, 00.00

    IRAQ - VATICANO

    Patriarca di Baghdad: il dramma dei cristiani “dolore” per le coscienze di uomini e istituzioni

    Louis Raphael I Sako*

    Continuano le violenze del Califfato islamico contro cristiani e Yazidi. Denunciate fosse comuni e il sequestro di centinaia di donne, decine di bambini morti disidratati. Appello di papa Francesco contro chi “porta odio in nome di Dio”. Appello di Mar Sako, che parla di situazione “allarmante” e giudica “deludente” la posizione di Washington.

    Baghdad (AsiaNews) - Le milizie dello Stato islamico hanno ucciso almeno 500 membri della minoranza Yazidi, ammassandone una parte nelle fosse comuni, alcuni dei quali sepolti vivi. La denuncia arriva dal ministro per i Diritti umani irakeno Mohammed Shia al-Sudani, secondo cui circa 300 donne sono state sequestrate dagli jihadisti e tenute in condizioni di schiavitù. Altre fonti parlano di decine di bambini (più di 50) morti disidratati. Notizie migliori arrivano invece dal monte Sinjar, dove almeno 20mila dei 40mila Yazidi circondati dai miliziani sarebbero riusciti ad aprirsi una via di salvezza, trovando prima riparo in Siria per poi tornare nel Kurdistan irakeno. Intanto centinaia di migliaia di cristiani hanno abbandonato le proprie case a Mosul e nelle altre città del nord, per sfuggire all'avanzata dei fondamentalisti islamici che impongono la conversione all'islam o la morte. 

    Per rispondere all'emergenza umanitaria, AsiaNews ha lanciato l'iniziativa "Adotta un cristiano di Mosul", un modo concreto per rispondere al dramma in corso nel Paese arabo e sostenere i fedeli nel mirino dello Stato islamico. Anche papa Francesco nell'Angelus di ieri ha condannato con forza le violenze contro i cristiani e le altre minoranze religiose in Iraq, parlando di notizie che "lasciano increduli e sgomenti". Il pontefice ha elencato i dolori a cui sono sottoposte le popolazioni fuggite da Mosul e Qaraqosh nei giorni scorsi: "migliaia di persone, tra cui tanti cristiani, cacciati dalle loro case in maniera brutale; bambini morti di sete e di fame durante la fuga; donne sequestrate; persone massacrate, violenze di ogni tipo; distruzione dappertutto, di case, di patrimoni religiosi, storici e culturali". "Tutto questo - ha proseguito - offende gravemente Dio e l'umanità. Non si porta l'odio in nome di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio!". Papa Bergoglio ha inoltre nominato suo inviato personale in Iraq il card. Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli e già in passato nunzio a Baghdad. 

    Intanto il Patriarca caldeo di Baghdad Mar Louis Raphael I Sako lancia un nuovo appello alla comunità internazionale, in cui parla di situazione sempre più "allarmante" per i profughi, costretti ad abbandonare le loro case in seguito all'avanzata delle milizie del Califfato islamico. Il Patriarca avverte che "cresce in maniera esponenziale il fabbisogno di beni di prima necessità", critica la "mancanza di coordinamento internazionale" e  definisce "deludente" la posizione assunta da Barack Obama e dal governo statunitense.
    Ecco, di seguito, la lettera-appello del Patriarca caldeo inviata ad AsiaNews
    :

    La morte e la malattia si accaniscono sui bambini e sugli anziani tra le migliaia di famiglie di rifugiati sparpagliate nella regione curda, le quali hanno perso tutto a causa dei recenti, tragici sviluppi; le milizie dell'Isis continuano la loro avanzata e gli aiuti umanitari sono insufficienti. 

    Vi sono almeno 70mila sfollati cristiani ad Ankawa, assieme a membri di altre minoranze religiose di questa città che ha una popolazione cristiana locale di oltre 25mila cristiani. Le famiglie che hanno trovato accoglienza nelle chiese o nelle scuole sono in condizioni soddisfacenti, mente quanti dormono tuttora per le strade o nei parchi pubblici sono in una situazione deplorevole...

    A Dohuk, il numero dei rifugiati cristiani ha superato i 60mila e la loro situazione è persino peggiore a quella di Erbil. Vi sono inoltre famiglie che hanno trovato riparto a Kirkuk e Sulaymaniyah, così come alcuni sono riusciti ad arrivare anche fino alla capitale, Baghdad. 

    Nel frattempo, cresce in maniera esponenziale il fabbisogno di beni di prima necessità: alloggio, cibo, acqua, medicine e fondi; la mancanza di un coordinamento internazionale sta rallentando e limitando la realizzazione di una effettiva assistenza a quelle migliaia di persone che attendono un sostegno immediato. Le chiese, per quanto è nelle loro possibilità, stanno mettendo a disposizione tutto ciò che hanno. 

    Ricapitolando la situazione dei villaggi cristiani attorno a Mosul e fino ai confini della regione curda: le chiese sono state svuotate e profanate; cinque vescovi sono al di fuori delle rispettive diocesi, i sacerdoti e le suore hanno abbandonato istituti e missioni, lasciandosi ogni cosa alle spalle, le famiglie sono fuggite con i loro bambini, e lasciandosi tutto il resto dietro di sé! Il livello del disastro è estremo. 

    La posizione del presidente statunitense Barack Obama di fornire solo assistenza militare per proteggere Erbil è deludente. E le continue voci di divisioni dell'Iraq rappresentano una ulteriore fonte di minaccia. Gli americani non sembrano voler garantire una soluzione rapida, che sia fonte di speranza, perché non intendono attaccare l'Isis a Mosul e nella piana di Ninive. La conferma che questa situazione terribile è destinata a continuare fino a che le Forze di sicurezza irakene non combatteranno a fianco dei Peshmerga (curdi) contro le milizie Isis è deprimente. Il presidente della regione autonoma del Kurdistan ha affermato che le truppe curde stanno combattendo contro uno Stato terrorista e non contro gruppi minoritari! Mentre il Paese è sotto il fuoco incrociato, i politici a Baghdad continuano a combattere per il potere. 

    Alla fine fine, pare probabile che Mosul non verrà liberata e nemmeno i villaggi della piana di Ninive. Non vi è alcuna strategia concreta per inaridire le fonti di potere le risorse di questi terroristi islamici. Essi controllano la città petrolifera di Zimar e i giacimenti petroliferi di Ain Zalah e Batma, assieme a quelli di Al-Raqqa e Deir ez-Zor in Siria. I combattenti estremisti islamici si stanno unendo a loro da tutte le parti del mondo. 

    La scelta delle famiglie di rifugiati: 

    Migrare: dove dovrebbero andare e con quali soldi e documenti?

    Restare: nelle tendopoli e nei campi di rifugiati, in attesa che finisca l'estate e arrivi l'inverno? Saranno forse riaperte le scuole e potranno i bambini frequentare le scuole elementari, e i più grandi le superiori o l'università? Saranno accolti con favore nelle scuole di Erbil, Duhok e Sulaymaniyah? Qual è il futuro delle proprietà e dei beni di appartenenza, unitamente ai lavori di un tempo, per queste migliaia di persone innocenti costrette a fuggire nella notte dai loro amati villaggi?

    Vi sono domande che dovrebbero infliggere dolori terribili alle coscienze di ciascuna persona o istituzione, perché si faccia davvero qualcosa per salvare queste persone, la cui storia è radicata in questa terra fin dalle origini. 

    * Patriarca caldeo di Baghdad e presidente della Conferenza episcopale irakena


     

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