11/03/2014, 00.00
IRAQ
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Patriarcato caldeo e Caritas irakena in aiuto alle famiglie musulmane in fuga dalle violenze

di Joseph Mahmoud
Una delegazione guidata da Mar Sako ha visitato la moschea sunnita di Umm al-Qura, a ovest della capitale, e distribuito cibo e medicine. Sua Beatitudine esprime “solidarietà” agli sfollati di Falluja e Ramadi, fuggiti dalle milizie di al Qaeda. Egli invita a pregare Dio “perché il Paese torni alla normalità”. Leader musulmano: "Fraternità, caratteristica dei cristiani irakeni".

Baghdad (AsiaNews) - "Siamo venuti per esprimere la nostra solidarietà ai nostri fratelli sfollati di Falluja e Ramadi" e per "aiutarli nella loro sofferenza". Così Sua Beatitudine Mar Louis Raphael I Sako ha spiegato il senso dell'iniziativa promossa nei giorni scorsi dal Patriarcato caldeo, in collaborazione con la Caritas irakena. Il 9 marzo scorso una delegazione cristiana ha visitato la moschea sunnita di Umm al-Qura, nella zona ovest di Baghdad. I partecipanti hanno offerto aiuti alimentari, beni di prima necessità e medicine alle oltre mille famiglie di profughi, in fuga dalle violenze confessionali che hanno insanguinato Falluja e Ramadi, città nell'ovest del Paese oggi sotto il controllo di al Qaeda. Assieme al Patriarca erano presenti il vescovo ausiliare della capitale mons. Shlemon Warduni, p. Pios Qasha, p. Albert Hisham e Nabeel Afram, direttore della sezione locale dell'ente caritativo cristiano. 

"Noi cristiani - ha sottolineato Mar Sako - non guardiamo alla persona secondo la sua identità etnica o religiosa, ma in quanto persona bisognosa a cui dobbiamo dare una mano. Siamo uomini di pace, in questo Paese dove la gente emigra in circostanze difficili". Sua Beatitudine ha inoltre chiesto di "pregare Dio perché il Paese torni alla sua normalità, sia restituito il suo prestigio di un tempo e il governo possa proteggere tutti". 

Illustrando il senso dell'iniziativa di caritativa promossa dai vertici del Patriarcato caldeo in collaborazione con la Caritas irakena, Mar Sako ha quindi aggiunto che essa "esprime la coesione nazionale, l'umanità e la cittadinanza che ci legano l'uno all'altro". "Le nostre case e le nostre chiese sono aperte a tutti - ha proseguito - siamo nel tempo quaresimale e questo atto è un gesto di aiuto gratuito ai nostri fratelli musulmani bisognosi". Il nostro Signore Gesù Cristo, ha concluso il Patriarca, "ci ha insegnato la solidarietà con gli atti concreti, non solo a parole". 

Ad accogliere la delegazione cristiana nel più importante luogo di culto musulmano sunnita della capitale, il leader islamico Mahmood Ali Ahmed Al-Falahi, esponente del Sunni Endowments a Baghdad. Ringraziando il Patriarca caldeo, la delegazione e tutti i cristiani per "questa iniziativa fraterna", egli ha aggiunto che lo spirito di aiuto reciproco "è la caratteristica dei cristiani iracheni". "È una espressione visibile della fratellanza - ha spiegato il leader musulmano - e della solidarietà", il quale si augura che gli iracheni "rimangano fratelli capaci di amarsi l'un l'altro". In questo solco si inserisce il progetto di creare una commissione per il dialogo e il confronto fra il Sunni Endowments e la leadership cattolica irakena.

In aprile vi saranno le elezioni legislative e la popolazione teme un incremento degli attentati. Dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003, il 2013 per l'Iraq è stato l'anno più violento, superando anche le violenze del biennio terribile 2006-2007. Secondo cifre del governo, nel solo mese di febbraio sono state assassinate più di mille persone in attacchi che miravano a obiettivi sciiti o governativi. A subire le conseguenze delle violenze nel Paese anche la comunità cristiana: prima dell'invasione americana e della caduta di Saddam Hussein i fedeli erano più di un milione mentre oggi, secondo stime recenti, sono circa 300mila. 

 

 

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