12/10/2011, 00.00
CINA
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Pechino compra azioni delle “sue” banche, per sostenerle

Un fondo statale di investimenti acquista 200 milioni di yuan di azioni delle maggiori banche cinesi. Pechino cerca di sostenere il mondo bancario in crisi finanziaria e di fiducia. Ma i problemi sono strutturali. La bolla speculativa immobiliare. Centinaia di ditte cinesi chiudono senza pagare i salari.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Pechino investe 200 milioni di yuan nelle maggiori banche cinesi, ritenute piene di “cattivi-crediti” e in crisi d’immagine e strutturale. Positiva risposta delle borse, ma esperti ritengono che il beneficio sia di corto respiro e che necessitano invece cambiamenti strutturali, soprattutto debellando la bolla speculativa immobiliare ed eliminando i prestiti troppo facili a imprese.

Il governo tramite il Central Huijin Investment, fondo di diretto controllo statale, ha acquistato circa 197 milioni di yuan (31 milioni di dollari) di azioni delle 4 maggiori banche finanziatrici, la Banca industriale e commerciale di Cina (Bicc), la Banca di Cina (Boc), la China Construction Bank (Ccb) e la Banca agricola di Cina (Bac). Nella generale crisi delle borse (Shanghai ha perso il 16,4% nel 2011, dopo il -14,3% del 2010) i titoli bancari sono stati tra i più penalizzati. Opinione pubblica ed esperti osservano che questi istituti, soprattutto chi eroga finanziamenti, sono pieni di crediti di difficile recupero, prestati senza adeguate garanzie o per attività che non garantiscono al cliente guadagni sufficienti per restituire il denaro.

L’immediata reazione dei mercati è stata positiva: ieri a Shanghai le azioni della Ccb sono cresciute del 3,9%, quelle della Bicc dell’1,5%, la Boc +2,4% e la Bac +2%. Maggiori le crescite alla borsa di Hong Kong, guidate dal +14,7% della Bac e dal +8,9% della Boc.

Ma esperti lo ritengono un effetto soprattutto emotivo e di breve termine, dato che sarebbero necessarie immissioni di capitale ben maggiori e “Huijin – dice l’analista She Minhua – non si prevede spenda grandi somme per le azioni bancarie nel prossimo futuro, perché i loro valori rimarranno immutati, o peggioreranno”.

Nel 2008 Huijin ha investito 2,1 miliardi di yuan in azioni bancarie, per sostenere il mercato. Ma ora si osserva che queste banche sono già controllate dallo Stato e che, in caso di crisi, è probabile che il governo privileggerebbe le esigenze dei molti investitoti in difficoltà, sacrificando quelle delle banche. Consapevolezza che ne deprime il valore, anche considerata la crisi globale del settore creditizio, con i governi occidentali a loro volta costretti a intervenire per difendere le rispettive banche.

La Cina, per favorire la crescita economica, ha praticato una politica di finanziamenti a basso costo, realizzando sempre nuove infrastrutture che non hanno prodotto la prevista ricchezza. Negli ultimi anni, poi, molti prestiti sono stati erogati a ditte finanziatrici, che hanno a loro volta erogato prestiti per lucrare un maggior tasso di interesse: così che le difficoltà dei debitori finali potrebbero venire a ricadere sulle banche, specie in un periodo di crescente crisi.

Molti prestiti sono stati utilizzati per acquisti immobiliari, dietro il miraggio di rapidi guadagni per la forte crescita dei prezzi degli immobili. Ma nel settore si è formata una vera bolla speculativa, con prezzi eccessivi e fuori delle possibilità dei cittadini. Una forte discesa dei prezzi causerebbe gravi perdite per gli investitori e per le banche che li hanno finanziati.

Per questo, tutti ritengono necessari cambiamenti strutturali, con riduzione dei prestiti e canalizzando i finanziamenti con maggiore attenzione alle esigenze effettive della popolazione, piuttosto che una continua ricerca della crescita economica che favorisca bolle speculative.

Nel 2011 nel solo Zhejiang 228 ditte piccole e medie hanno chiuso e gli imprenditori sono scomparsi lasciando paghe arretrate per circa 76 milioni di yuan dovuti a circa 15mila dipendenti. Molte imprese sono andate avanti per anni grazie ai finanziamenti bancari o di soggetti privati e hanno chiuso non appena i finanziamenti sono venuti meno. Esperti commentano che è un effetto perverso dell’erogazione di eccessivi prestiti, che creano solo un’illusione di ricchezza. Nella sola Wenzhou ci sono 84 di queste imprese e pare che il governo municipale abbia chiesto finanziamenti per 60 miliardi di yuan dalla banca centrale, per fronteggiare la crisi e non ridurre migliaia di famiglie alla fame.
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