26/09/2019, 10.46
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Pechino rimbrotta gli Usa per la legge sui diritti umani di Hong Kong

di Paul Wang

La Hong Kong Human Rights and Democracy Act of 2019 dovrebbe essere votata dal Congresso verso il 14 ottobre. Essa permetterebbe sanzioni contro il governo di Hong Kong e personalità cinesi che minano i diritti umani nel territorio. La Cina bolla come “traditori” coloro che in Hong Kong che ha sostenuto il varo di quella legge.

Hong Kong (AsiaNews) – La Cina ha dichiarato che sarà costretta a “colpire” gli Stati Uniti dopo che le commissioni Usa del Senato e della Camera dei rappresentanti hanno approvato una bozza di legge a favore dei diritti umani e della democrazia a Hong Kong.

Ieri le due Commissioni hanno approvato il testo della Hong Kong Human Rights and Democracy Act of 2019, che dovrebbe passare al voto del Congresso verso il 14 ottobre.

Se passa, la legge potrebbe dare il via a sanzioni economiche contro il governo di Hong Kong e personalità cinesi che minano i diritti umani della popolazione del territorio. Inoltre, esigerebbe una revisione annuale dello status di Hong Kong che, nella misura in cui esso è diverso da quello della Cina, avrebbe trattamenti privilegiati e non sarebbe sottoposta a dazi e sanzioni.

Stamane, il portavoce del ministero cinese degli Esteri, Geng Shuang, ha dichiarato che la legge è un “evidente tentativo di interferire negli affari interni della Cina” e mostra l’intenzione di alcuni nel Congresso di voler “frenare lo sviluppo cinese”.

Anche l’Ufficio cinese per i rapporti con Hong Kong e Macao ha dichiarato che la legge intende sostenere forze anti-Cina e “rivoltosi” di Hong Kong. Per quell’Ufficio, coloro che ad Hong Kong hanno sostenuto il varo di quella legge sono dei “traditori”.

Da oltre tre mesi il territorio è scosso da manifestazioni gigantesche. Iniziate per esigere la cancellazione di una legge sull’estradizione in Cina, il movimento chiede piena democrazia per la popolazione, insieme ad altre tre richieste: un’inchiesta indipendente sulle violenze della polizia; il non definire “rivolte” gli scontri con le forze dell’ordine; un’amnistia totale per gli arrestati. A margine delle manifestazioni pacifiche vi sono state violenze e vandalismi a cui la polizia ha risposto  con uso eccessivo della forza e con arresti di massa.

Per cercare di ricucire la situazione, il capo dell’esecutivo, Carrie Lam, questa sera si incontra con un centinaio di persone per una sessione di “dialogo” in cui la comunità è invitata a esprimere i propri bisogni. Ma proprio ieri, un rappresentante del ministero degli esteri di Pechino, Song Ru’an, ha escluso che il governo di Hong Kong risponda alle “cinque domande” del movimento. “Rispondere – ha detto – non significa concedere”.

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