27/08/2014, 00.00
VIETNAM
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Per compiacere Pechino, Hanoi condanna tre attivisti con false accuse

La blogger Bui Thi Minh Hang, leader delle proteste contro la politica “imperialista” cinese, condannata a tre anni. La polizia arresta decine di attivisti all’esterno del tribunale, poi li malmena in caserma. Le condanne giungono in concomitanza con la visita a Pechino di un alto funzionario di Hanoi.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale vietnamita ha condannato tre attivisti con pene variabili fino a tre anni, al termine di un processo durato solo un giorno e caratterizzato da ingenti misure di sicurezza, fra cui l'arresto di numerosi sostenitori che chiedevano la liberazione degli imputati. La blogger Bui Thi Minh Hang - nella foto, celebre voce critica contro la Cina e la politica "imperialista" di Pechino nella regione Asia-Pacifico - la personalità più in vista dei tre a processo, ha subito una condanna a tre anni. Il tribunale della provincia meridionale di Dong Thap l'ha riconosciuta colpevole di "aver causato disordine pubblico". 

La donna, 50enne, è stata fermata nel febbraio scorso assieme agli altri due attivisti, mentre si stavano recando in visita ad un ex prigioniero politico della provincia di Dong Thap. Il secondo imputato, l'attivista pro diritti umani e 28enne Nguyen Thi Thuy Quynh ha subito una pena di due anni; il 34enne Nguyen Van Minh, fedele della setta buddista Hoa Hao, ha ricevuto una condanna a due anni e mezzo. 

Tutti gli imputati sono stati condannati in base alla stessa accusa, che attivisti pro diritti umani e gruppi indipendenti bollano come "di natura politica" e frutto di "finte accuse di violazioni al codice della strada", pur di reprimere il dissenso. Attivisti presenti all'esterno del tribunale parlano di "circa 60 o 70 persone", giunte ad assistere al processo per chiedere il proscioglimento degli imputati, "arrestate e malmenate alla caserma di polizia". 

Il processo contro i tre attivisti, basati su accuse finte o pretestuose, giunge in contemporanea con la visita ufficiale a Pechino di Le Hong Anh, un alto membro del Politburo di Hanoi; egli è giunto nella capitale cinese, per una visita di due giorni al centro della quale vi è il tentativo di allentare le tensioni fra i due alleati comunisti, da tempo ai ferri corti per le controversie territoriali nel mar Cinese meridionale.

Nel maggio scorso la decisione di Pechino di piazzare una piattaforma per l'esplorazione petrolifera (poi rimossa) in un'area contesa ha scatenato la reazione dei nazionalisti vietnamiti, con protese di piazza e assalti a fabbriche straniere, che hanno causato morti e feriti. La condanna di oggi potrebbe essere quindi un segnale di "distensione" che il governo di Hanoi vuole mandare a Pechino. 

Da tempo in Vietnam è in atto una campagna durissima del governo contro dissidenti, blogger, leader religiosi (fra cui buddisti), attivisti cattolici o intere comunità come successo lo scorso anno nella diocesi di Vinh, dove media e governo hanno promosso una campagna diffamatoria e attacchi mirati contro vescovo e fedeli. La repressione colpisce anche singoli individui, colpevoli di rivendicare il diritto alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti civili dei cittadini. Solo nel 2013, Hanoi ha arrestato decine di attivisti per crimini "contro lo Stato", in base a una norma che gruppi pro diritti umani bollano come "generiche" e "vaghe". 

 

 

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