02/02/2018, 10.07
EGITTO
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Per le elezioni, al-Sisi punta su economia e lotta al jihad. L'opposizione boicotta

A fine marzo il Paese è chiamato alle urne per eleggere il prossimo capo di Stato. Grande favorito il presidente uscente. Dalle opposizioni l’appello a disertare le urne; manca una personalità in grado di contrastare l’attuale leadership. Al-Sisi rilancia i mega-progetti infrastrutturali e gli investimenti nel settore energetico. Il ruolo dell’islam e la guerra al fondamentalismo. 

 

Il Cairo (AsiaNews) - Lotta alla corruzione, crisi economica, guerra al fondamentalismo e rilancio del turismo, settore chiave da tempo in difficoltà per l’ondata di violenze che ha investito il Paese. Sono alcuni dei temi al centro della campagna elettorale che porterà, a fine marzo, gli egiziani a scegliere il prossimo capo di Stato nel contesto delle elezioni presidenziali. Il grande favorito resta il leader uscente, l’ex generale Abdel Fattah al-Sisi, pronto ad assicurarsi un secondo mandato, anche perché sinora non è emerso alcun candidato in grado di contrastarlo.

Il primo turno delle elezioni presidenziali è in programma dal 26 al 28 marzo 2018. In caso di ballottaggio, il voto si svolgerà dal 19 al 21 aprile per l’estero e dal 24 al 26 aprile in patria. Il vincitore verrà annunciato il 2 aprile in caso di elezione al primo turno, mentre la nomina slitterà al primo maggio in caso di ballottaggio. 

In queste ore il presidente uscente al-Sisi ha lanciato un avvertimento ai suoi oppositori politici, che hanno minacciato il boicottaggio delle urne a marzo. Ad oggi vi sono solo due candidati ufficiali: a sfidare l’ex generale vi è un suo ex sostenitore e fedelissimo, Mousa Mustafa Mousa, il quale non appare però in grado di impensierirne la rielezione. Gli altri possibili sfidanti si sono ritirati dopo aver ricevuto intimidazioni o essere stati arrestati. 

In risposta alla campagna di repressione governativa, alcuni partiti di opposizione e almeno 150 personalità di primo piano del Paese hanno invocato il boicottaggio delle urne, all’insegna dello slogan “Restate a casa”. Fra i principali sostenitori vi è l’ex sfidante di al-Sisi alle elezioni del 2014 Hamdeen Sabahi, il quale ha parlato di “brutale tirannia al potere”. 

Fra quanti, nei giorni scorsi, hanno ritirato la loro candidatura vi sono l’ex Primo Ministro Ahmed Shafiq e Mohamed Anwar al Sadat, nipote del presidente Sadat ucciso nel 1981. Anch’egli ha rinunciato all’ultimo, parlando di un clima “ostile” nel Paese. A questi si aggiunge l’arresto, il 23 gennaio scorso, del generale ed ex capo di Stato maggiore dell’esercito Sami Hafez Annan per violazione dei termini sulla candidatura. Da segnalare, infine, anche la rinuncia dell’avvocato e attivista per i diritti umani Khaled Ali, critico nei confronti della leadership al potere. 

Secondo alcune fonti, al-Sisi vorrebbe ottenere la rielezione con ampio margine per mettere mano alla Costituzione ed eliminare il vincolo dei due mandati quadriennali. Altri denunciano un clima crescente di repressione e intolleranza verso gli oppositori. In realtà una larga maggioranza del Paese, non solo fra i media e i principali commentatori, ritiene il presidente uscente l’unica figura in grado di risolvere i problemi dell’Egitto, a livello economico e in tema di democrazia e diritti. 

Fra le principali sfide che dovrà affrontare il prossimo presidente vi sono l’economia e la lotta al terrorismo di matrice islamica. Da tempo il Paese è teatro di attentati e violenze, che hanno finito per coinvolgere anche la minoranza cristiana copta. Lo scorso marzo, le violenze hanno costretto centinaia di famiglie ad abbandonare le loro case e le loro terre ad al-Arish. L’ultimo attentato si è consumato lo scorso 29 dicembre, quando otto fedeli sono stati uccisi in una sparatoria all'ingresso della chiesa di Mar Mina, nell’omonimo sobborgo, circa 30 km a sud dalla capitale egiziana. 

In un recente intervento pubblico al-Sisi - che difende in linea di principio la libertà religiosa - ha assicurato il massimo impegno per dare vita a una nazione civile e moderna, anche se non mancano le critiche sulla democraticità delle sue politiche. A suo favore l’aver fatto crescere il Paese sul piano internazionale, in particolare nella regione mediorientale, consolidando i rapporti con gli Stati Uniti a fronte di un aumento della tensione con Turchia, Qatar e Sudan (vicini alla Fratellanza musulmana). 

In tema di economia, nonostante l’aumento dei prezzi e l’esplosione demografica, al-Sisi ha rilanciato i “mega progetti” infrastrutturali e le grandi opere nel comparto energetico. Fra questi l’apertura della zona economica del canale di Suez e lo sfruttamento di giacimenti al largo della costa. La scoperta più significativa nel settore è del 2015 e riguarda il giacimento di Zohr, la cui produzione è stata avviata di recente grazie alla partnership con l’italiana Eni. La collaborazione fra Roma e il Cairo è cresciuta negli ultimi due anni a dispetto delle tensioni per l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso nel gennaio 2016 in circostanze misteriose e con la sospetta complicità delle autorità egiziane. Lo stesso al-Sisi è tornato sulla vicenda durante l’inaugurazione del giacimento a Zhor, assicurando che “non smetteremo di cercare i criminali” autori dell’omicidio per “consegnarli all’autorità giudiziaria”.(DS)

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