29/01/2016, 13.00
MEDIO ORIENTE - CINA
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Per rilanciare il turismo le nazioni arabe puntano su Pechino

Previsto il raddoppio di visitatori dalla Cina diretti a Dubai; entro il 2023 si arriverà a quota 543mila. Abu Dhabi registra un picco di visite del 300%. La crescita dei musulmani cinesi dovrebbe favorire i viaggi alla Mecca e a Medina. Anche l’Egitto guarda al mercato cinese. Fra i Paesi del Nord Africa l’obiettivo è rafforzare i viaggi interni al Paese. 

Dubai (AsiaNews) - Le nazioni arabe guardano sempre più al mercato dei turisti cinesi, per accrescere il numero dei visitatori e rilanciare il settore del turismo, segnato in questi anni dal timori per la sicurezza e violenze fondamentaliste di matrice islamica. Insieme al mercato estero, i governi della regione puntano anche sul mercato interno da potenziare in quanto rappresenta “un’arteria vitale” per la crescita nazionale.

Uno studio congiunto di Oxford Economics e InterContinental Hotels Group prevede un “raddoppio” dei turisti cinesi a Dubai nel prossimo decennio, favorito dalla crescita degli stipendi in Cina e dall’aumento di voli con gli Emirati. Entro il 2023 il numero dovrebbe toccare quota 543mila, con una crescita del 98%. Resterà sempre basso però il periodo di permanenza, che in media non supera le 3 notti. Per quanto concerne Abu Dhabi, il numero di turisti cinesi per il 2023 sarà di circa 177mila, con un picco del 300% rispetto a due anni fa. Per ora la media di permanenza è di 1,67 notti. 

Secondo gli esperti, Dubai e (a seguire) Abu Dhabi sono le due località che registreranno la crescita maggiore per quanto riguarda i turisti dalla Cina. I numeri sono postivi anche per quanto concerne la Mecca e Medina (+50% entro il 2023), in considerazione del fatto che la popolazione musulmana cinese aumenterà del 2,1% entro il 2030. Nel 2014 quasi 350mila turisti cinesi hanno effettuato il check-in presso strutture alberghiere e appartamenti di Dubai, con una crescita del 25% rispetto all’anno precedente; resta però il fatto che, almeno per ora, le località turistiche di Asia e Nord America restino le mete privilegiate fra i cittadini del Dragone. 

Il potenziale è confermato dalla stessa Organizzazione per il turismo mondiale Onu, secondo cui il numero dei visitatori internazionali in Medio oriente e Nord Africa triplicherà entro il 2030, toccando quota 195 milioni. Tuttavia, a dispetto delle previsioni ottimistiche per il futuro, la situazione ad oggi resta delicata; nel 2015 le prenotazioni nella regione - che a cinque anni di distanza vive ancora i riflessi della Primavera araba e la minaccia del terrorismo è presente - sono precipitate in seguito agli attacchi sanguinosi in Tunisia ed Egitto. 

Ciononostante, vi sono nell’ultimo periodo alcuni dati che vanno in controtendenza. Uno di questi è l’impennata registrata nel 2015 di turisti cinesi in Egitto, grazie anche alla decisione del Cairo di dare il via libera a voli charter in partenza dal gigante asiatico. E anche i numero confermano le previsioni: dai 60mila visitatori cinesi del 2014, si è passati agli oltre 135mila del 2015 “in un anno in cui abbiamo sofferto molto”, commenta il ministro egiziano del Turismo Hisham Zaazou. 

L’uccisione di otto turisti messicani nel settembre scorso da parte delle forze di sicurezza egiziane nel deserto Occidentale e l’aereo russo schiantatosi sul Sinai, con a bordo 224 persone di rientro da Sharm El-Sheik (rivendicato dallo Stato islamico), sono solo due fra gli eventi più importanti. L’attentato - sebbene non vi siano prove certe sulla matrice jihadisti - ha costretto a terra nei giorni successivi centinaia di migliaia di turisti russi e britannici, con notevoli ripercussioni al settore. 

L’Egitto è uno dei Paesi della regione che proprio attraverso il turismo sta cercando di rilanciare un’economia in fase critica, cercando visitatori non solo sulla piazza cinese ma anche in Arabia Saudita e fra le altre nazioni del Golfo. Di contro il Marocco guarda al mercato interno per compensare la fluttuazione nelle visite fra gli stranieri. I turisti locali oggi valgono il 33% del totale, con una crescita decisa rispetto al 25% del 2012. 

Sul tema del turismo interno è intervenuto in questi giorni anche il ministro giordano Nayef Al-Fayez, secondo cui esso è “ciò che ti permette di andare avanti nei momenti difficili” e “lo abbiamo trascurato sin troppo a lungo nella nostra regione”. Quello che è successo, aggiunge, “potrebbe rappresentare una sveglia per tutti noi”. 

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