22 Giugno 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 18/04/2017, 11.18

    ISRAELE - PALESTINA

    Più di mille detenuti palestinesi iniziano lo sciopero della fame



    Chiedono condizioni migliori nelle prigioni e la fine delle detenzioni amministrative. Alla loro guida Marwan Barghouti, condannato a vita per omicidi attribuitigli durante la seconda Intifada. Per Bernard Sabella “è il segno di una mancanza di prospettiva politica” e di stallo della politica internazionale. Migliaia di manifestanti in Cisgiordania sostengono i prigionieri.

    Gerusalemme (AsiaNews) – Sono più di 1000 i palestinesi ad aver cominciato lo sciopero della fame in opposizione alle condizioni di vita nelle carceri israeliani. La dimostrazione è guidata dal leader palestinese Marwan Barghouti, 57 anni, condannato a cinque ergastoli per gli omicidi attribuitigli durante la seconda intifada. La data d’inizio ufficiale dello sciopero non è causale: il 17 aprile è il “Giorno del prigioniero palestinese”, in cui essi ricordano i loro amici e parenti detenuti. Gli scioperi della fame non sono una novità, ma è la prima volta che a prenderne parte è un numero così significativo.

    L’azione dimostrativa era stata annunciata l’altro ieri, dopo settimane di preparazione, da 700 prigionieri.

    Barghouti ieri è stato portato in isolamento. Visto dagli israeliani come sanguinario per il suo ruolo nell’intifada al-Aqsa, Barghouti è considerato dai palestinesi come un eroe e più volte indicato come potenziale successore di Mohammad Abbas, attuale presidente dell’Autorità nazionale palestinese. 

    Barghouti ha scritto una lettera aperta al New York Times, motivando lo sciopero come la “più pacifica forma di resistenza disponibile” contro “gli arresti arbitrari di massa e il maltrattamento dei prigionieri palestinesi”.

    Secondo le autorità israeliane, il numero dei partecipanti è intorno 1187, mentre per Issa Qaraqe, alla guida dell’Autorità palestinese degli affari per i prigionieri, sono 1300. La Ong Palestinian Prisoner Club ne conta 1500.

    I prigionieri palestinesi – intorno ai 6500 (secondo fonti palestinesi 7mila) – sono un importante motivo di tensione con Israele. Fra di loro, 62 donne e 300 minorenni. I palestinesi li considerano prigionieri politici. Alcuni stanno scontando una condanna per un diverso genere di crimini, mentre circa 500 sono trattenuti in “detenzione amministrativa”, strumento che permette di trattenere i sospetti senza accusa per un periodo di sei mesi.

    Lo scopo della protesta è chiedere miglioramenti nelle condizioni detentive dei reclusi, fra cui: più visite familiari; l’istallazione di telefoni pubblici nei blocchi detentivi; la chiusura delle cliniche di servizio nelle prigioni a favore di cure mediche negli ospedali; la fine delle detenzioni senza processo e dell’isolamento. Per quanto riguarda le condizioni mediche, gli scioperanti chiedono anche il rilascio dei detenuti con disabilità o con malattie croniche. Inoltre, il ramo palestinese dell’Ong Defence for Children International ieri ha denunciato che sempre più minori vengono sottoposti all’isolamento per periodi di tempo più lunghi: nel 2016, 25 minorenni sono stati confinati per una media di 16 giorni.

    Intervistato da AsiaNews, il prof. Bernard Sabella, cattolico, rappresentante di Fatah per Gerusalemme e segretario esecutivo del servizio ai rifugiati palestinesi del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, afferma che lo sciopero della fame è una delle conseguenze della situazione politica: “Senza una soluzione politica, senza pace fra palestinesi e israeliani, quale può essere la condizione di vita di un prigioniero palestinese? È una situazione triste e dolorosa”.

    “I prigionieri palestinesi chiedono migliori condizioni di vita, di poter vedere le loro famiglie, avere cure mediche, una migliore igiene, tutte quelle necessità basilari che mancano,” spiega il prof. Sabella. “È anche il messaggio politico che non abbiamo alcuna prospettiva per il futuro. Si è a un punto di stallo. Anche la comunità internazionale, e vari gruppi in Israele hanno la loro parte da giocare. C’è il ‘disimpegno’, l’assenza, della comunità internazionale, quando è necessario che intervengano a favore del dialogo”.

    Oggi il ministro israeliano per la sicurezza interna Gilad Erdan ha annunciato alla radio militare che Israele non negozierà con i dimostranti: “Si tratta di terroristi e assassini che stanno scontando quello che meritano e non abbiamo alcuna ragione di negoziare con loro”.

    Nel regolamento penitenziario, il rifiuto dei pasti è una violazione disciplinare che può avere come conseguenza il ritiro di privilegi o misure disciplinari.

    Abbas ha rilasciato una dichiarazione a sostegno dello sciopero, chiedendo l’intervento della comunità internazionale.

    Lo sciopero è stato anche appoggiato da manifestazioni in diverse città della Cisgiordania, in particolare a Ramallah, dove più di 2mila persone hanno marciato nelle vie principali, e si sono riunite in piazza Yasser Arafat. I manifestanti mostravano foto di Barghouti e altri loro parenti imprigionati, e diversi dimostranti hanno annunciato di volersi unire allo sciopero.

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    01/05/2017 09:33:00 ISRAELE-PALESTINA
    Continua lo sciopero della fame di più di 1500 detenuti palestinesi. Proteste in Cisgiordania

    Israele sequestra ai detenuti il sale, fino a quel momento unico sostentamento. In Cisgiordania scoppiano manifestazioni e scioperi a sostegno, mentre sul web il figlio di Barghouti lancia la “Salt water challenge”. Cresce la tensione e il timore di una “nuova intifada”.



    25/08/2008 ISRAELE-PALESTINA
    Israele libera 199 prigionieri palestinesi
    Il loro rilascio cominciato questa mattina, contemporaneamente all’arrivo a Gerusalemme del segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice. Per la prima volta tra coloro che hanno lasciato la prigione ci sono due uomini condannati per l’uccisione di israeliani. Una scelta che ha provocato contrasti nel governo.

    07/08/2008 ISRAELE-PALESTINA
    Olmert promette di liberare 150 palestinesi, tra loro potrebbe essere Barghouti
    Il rilascio del più famoso esponente di Fatah è stata richiesta da Abbas e da parte araba si sottolinea che, diversamente dal passato, questa volta gli israeliani non hanno immediatamente risposto di no.

    10/09/2007 ISRAELE – PALESTINA
    Olmert e Abbas: una commissione mista per indicare come arrivare a due Stati in pace tra loro
    In un vertice svoltosi a Gerusalemme i due leader hanno portato avanti la linea del dialogo. Il premier israeliano promette, ma non si impegna, di cercare di ottenere la liberazione di alcuni palestinesi e facilitazioni per la libertà di movimento in Cisgiordania.

    07/06/2006 palestina
    Palestinesi verso il sì al referendum sul "documento dei prigionieri"

    Secondo un sondaggio, il 77% approverebbe il documento che, tra l'altro, prevede la creazione di uno Stato palestinese nei confini preesistenti alla guerra del 1967, col conseguente implicito riconoscimento di Israele, e la fine degli attentati.





    In evidenza

    RUSSIA-VATICANO
    Studiosi vaticani e ortodossi russi dialogano sulla storia e sulla Ostpolitik

    Vladimir Rozanskij

    Il Convegno inizia domani e continua fino al 21 giugno. Il lavoro comune si era bloccato nel 2002 per le accuse di “proselitismo” alla Chiesa cattolica russa. Clima cambiato dopo l’incontro fra Francesco e Kirill all’Avana nel 2016. I russi preferiscono parlare di missione comune verso il mondo piuttosto che di unità della Chiesa indivisa nei primi 10 secoli.


    LAOS - VATICANO
    Il primo cardinale del Laos: ‘La forza delle piccole Chiese perseguitate’

    Weena Kowitwanij

    Il 21 maggio scorso papa Francesco aveva annunciato a sorpresa la nomina. La comunità cattolica in Laos è composta da circa 50mila fedeli. “È una Chiesa bambina, che vive il primo annuncio, rivolta soprattutto ai tribali e agli animisti”. “Alcuni dei problemi più gravi sono la carenza di sacerdoti e la qualità della formazione”. “Per molti essere cardinale è un onore, per me significa aiutare il papa a risolvere i problemi”.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®