14/01/2013, 00.00
INDIA
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Pogrom in Orissa: cinque anni dopo, i cristiani vivono ancora in condizioni disumane

di Nirmala Carvalho
Nessuna forma di giustizia, né assistenza, alle vittime delle violenze anticristiane del 2007 e del 2008. Centinaia di persone sono ancora senza documenti d’identità e di proprietà. È ancora grave la situazione delle violenze, in particolare contro bambine e ragazze dalit cristiane.

Mumbai (AsiaNews) - Discriminazione, estrema povertà, mancanza di giustizia, violenze contro minorenni dalit non denunciate, disinteresse delle autorità: cinque anni dopo i pogrom dell'Orissa, centinaia di famiglie cristiane del distretto di Kandhamal vivono ancora in condizioni disumane, vittime di minacce, senza accesso alle risorse di base, né assistenza. È quanto emerge da una missione sul territorio guidata da p. Nithiya, cappuccino e segretario esecutivo per l'Ufficio sviluppo umano della Federation of Asian Bishop Conferences (Fabc). Formato da attivisti della National Campaign on Dalit Human Rights, della National Alliance of Women (Nawo), dell'Odisha Forum for Social Action e alcuni giovani volontari del distretto, negli ultimi mesi il gruppo ha visitato cinque villaggi - Tiangia, Simanbadi, Daringbadi, Badagaon, Sarangoda e Tikabali - e stilato un rapporto, in cui si analizza la situazione attuale e alcuni recenti episodi di violenze. Il documento è stato diffuso il 10 gennaio scorso.

Secondo dati della Chiesa, le violenze dei nazionalisti indù esplosero nel Natale del 2007, seguite poi da una serie di attacchi nell'agosto del 2008, provocando la morte di almeno 100 persone e lasciando più di 54mila cristiani senza casa. Quasi 300 chiese sono state distrutte, oltre a conventi, scuole, ostelli e istituti di assistenza. Anche se alcune abitazioni e villaggi sono stati ricostruiti - sempre grazie all'intervento della Chiesa locale -, la vita di queste comunità non è ancora tornata alla normalità.

Nei pogrom, la maggior parte dei cristiani ha perduto tutti i documenti: da quelli di identità, alla patente di guida, fino ai certificati di proprietà relativi ai terreni. Essi sono fondamentali per permettere a una persona di godere dei diritti di base previsti dalla Costituzione. A causa della corruzione dilagante negli uffici governativi, le persone più povere non sono riuscite a riottenere i propri documenti. Negli ultimi mesi, il gruppo guidato da p. Nithiya è riuscito a convincere le autorità locali ha restituire i certificati a più di 400 famiglie.

Tra le iniziative portate avanti con successo dai volontari, vi è anche un programma neuro-linguistico, che ha fornito sostegno psicologico a oltre 1000 persone. Inoltre, gli attivisti si sono preoccupati di inserire i sopravvissuti nel Right to Food Scheme (diritto al cibo per i più poveri, ndr) e in altri progetti di aiuto come le pensioni per gli anziani o i sussidi per vedove, ragazze madri e bambini. Tali piani hanno investito in egual misura le comunità cristiane e indù, portando unità e pace in diversi villaggi.

Sfruttando il Right to Information Act, nei prossimi mesi il gruppo vuole organizzare dei seminari per informare i cittadini dei loro diritti, per spezzare un sistema di minacce e vendette che cresce con l'analfabetismo diffuso in molte comunità. Ai seminari parteciperanno anche capi-villaggio e leader locali.

Resta ancora critica la situazione della giustizia, per i crimini avvenuti durante i pogrom come per quelli recenti. Secondo il rapporto, ciascuno dei cinque villaggi ha registrato episodi di violenze di vario genere. Casi esemplari e diffusi riguardano stupri e omicidi di ragazze minorenni dalit, avvenuti negli ultimi mesi. In ognuno di essi, il gruppo di volontari ha riscontrato ritardi nelle indagini, negligenze commesse dalla polizia e nessuna forma di assistenza sanitaria e psicologica alle vittime da parte di Stato o dipartimenti governativi. In molti casi, le famiglie delle ragazze aggredite sono state costrette a ritirare i propri figli dalle scuole, per timore di ulteriori violenze.

Secondo il rapporto, il governo dell'Orissa "ha fallito completamente" nel proteggere le vittime di simili violenze e garantire loro giustizia. Questo, spiegano i volontari, emerge in modo ancora più evidente dopo il caso dello stupro di gruppo di New Delhi, che ha scatenato l'indignazione e le proteste dell'opinione pubblica rispetto alle violenze contro le donne. Lo stesso chief minister dello Stato, sottolinea Namrata Daniel, un membro del gruppo, "ha evitato di partecipare alle celebrazioni per il Nuovo anno, in segno di rispetto verso la vittima. Ci chiediamo se abbia mai fatto lo stesso per le giovani aggredite nell'Orissa". Nei casi accertati di stupro che avvengono nel distretto di Kandhamal, la giovane ottiene 5mila rupie (circa 68 euro) di risarcimento; in quelli di stupro e omicidio, 10mila rupie (circa 137 euro). Alla vittima di New Delhi, il governo ha conferito una somma pari a 1,5 milioni di rupie (circa 20.600 euro). Intervistato dal gruppo di volontari, il district collector (autorità locale) si è difeso dicendo che "il distretto non ha soldi per riabilitare le vittime di stupro e le loro famiglie". 

 

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