12/09/2015, 00.00
AZERBAIJAN
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Prigionieri di coscienza in Azerbaijan: giro di vite contro Testimoni di Geova, sciiti e sunniti

Gli attivisti cristiani di Forum 18 denunciano le lungaggini giudiziarie di alcuni prigionieri arrestati per la loro fede religiosa. Due donne Testimoni di Geova pregavano e diffondevano opuscoli religiosi; un musulmano sciita traduceva testi islamici e programmi radiofonici; cinque sunniti vendevano testi non registrati e altri cinque studiavano in una casa privata. Fonte anonima: “In Azerbaijan non esistono assoluzioni”.

Baku (AsiaNews/Agenzie) - Due donne Testimoni di Geova (TdG) di 54 e 38 anni sono rinchiuse da sette mesi nella prigione investigativa della polizia segreta di Baku [la National Security Ministry (Nsm) secret police Investigation Prison] in regime di custodia cautelare e il tribunale della capitale dell’Azerbaijan ha esteso di altri tre mesi la loro carcerazione; un musulmano sciita di 43 anni è detenuto da marzo nella stessa prigione; cinque musulmani sunniti, tra cui l’imam della moschea di Lezgin, sono in attesa del terzo appello; altri cinque sunniti arrestati nell’aprile 2014 e dal settembre dello stesso anno sono ai domiciliari. Il loro processo dovrebbe concludersi a breve ma alcuni amici riportano che “non saranno mai assolti”. È quanto denuncia Forum 18, organizzazione cristiana in difesa dei diritti umani con base in Norvegia, che promuove la libertà religiosa in Asia e nei Paesi ex-Urss.

Le indagini dell’associazione riportano che tutti i prigionieri di coscienza sono incarcerati per attività religiose - dalla predicazione per le strade alla distribuzione di volantini, dai raduni religiosi in case private alla traduzione di testi sacri - considerate illegali nel Paese caucasico. Gli attivisti sostengono che la “detenzione dei prigionieri di coscienza, musulmani e Testimoni di Geova, fa parte di un giro di vite imposto dallo Stato sulle confessioni religiose. Il governo dell’Azerbaijan ha l’obbligo internazionale di proteggere tutti i cittadini e permettere che questi godano dei propri diritti umani”.

Rauf Ahmadov, giudice della corte distrettuale di Sabail (quartiere di Baku), ha deciso che la 54enne Irina Zakharchenko (vedova disabile) e la 38enne Valida Jabrayilova dovranno scontare nella prigione di Nsm altri tre mesi, dopo vari rinvii e prolungamenti del primo termine di sette mesi (periodo massimo previsto in simili casi di “crimini minori”). Le donne sono state fermate nel dicembre 2014 mentre si recavano di casa in casa parlando della loro fede e distribuendo materiale religioso non approvato dallo Stato. Ora rischiano una multa o una pena dai due ai cinque anni di carcere. Alcuni membri della comunità TdG hanno dichiarato a Forum 18 di non aver potuto incontrare le donne durante l’udienza che ha esteso la carcerazione e si dicono “molto preoccupati per le loro condizioni emotive”.

Jeyhun Jafarov invece è un musulmano sciita, arrestato per aver tradotto alcuni testi islamici e trasmissioni radiofoniche. L’uomo rimarrà in custodia cautelare fino a novembre, quando il giudice deciderà se condannarlo a una pena che va dai 12 anni all’ergastolo. Le guardie carcerarie gli hanno permesso di tenere una copia del Corano, mentre hanno negato la Bibbia a Zakharchenko e Jabrayilova.

I cinque musulmani sunniti, tra cui l’imam Mubariz Qarayev, sono stati arrestati a febbraio 2015 per aver venduto testi sacri senza la registrazione obbligatoria da parte dello Stato. A maggio sono stati sanzionati con condanne tra i sei mesi e l’anno e mezzo; tutti stanno scontando la pena nei campi di lavoro. Uno di loro ha terminato la reclusione ad agosto, altri tre hanno perso il terzo appello e nel pomeriggio di ieri (11 settembre) era previsto quello dell’imam. Secondo gli attivisti cristiani, la corte ha programmato apposta l’udienza per il giorno di venerdì, in modo da impedire all’imam di partecipare alla preghiera in carcere.

Infine dovrebbe decidersi nei prossimi giorni (14 settembre) la sorte di altri cinque musulmani sunniti. Incarcerati da aprile 2014 per aver organizzato un incontro di studio religioso in un’abitazione privata, rischiano fino a cinque anni di detenzione. Sono ai domiciliari da settembre 2014, i loro movimenti controllati dalla polizia. Alcune fonti vicine ai detenuti affermano: “Qui in Azerbaijan quasi mai avviene un’assoluzione. Se dovessero essere dichiarati colpevoli, speriamo almeno che gli venga sospesa la pena”. 

Papa Francesco all’inizio di marzo 2015 ha ricevuto il presidente Ilham Aliyev e ha affermato il valore del dialogo interreligioso e del rispetto delle diverse confessioni. L’Azerbaijan, più vasto Stato caucasico, è un Paese a maggioranza musulmana sciita, ma ci sono comunità ortodosse ed ebraiche. I cattolici sono poche centinaia e solo nel 2007 è stata inaugurata la prima chiesa cattolica, dedicata all'Immacolata Concezione, nella capitale Baku.

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